Nella tarda serata di lunedì 29 giugno 2026, a Reggio Emilia (Emilia Romagna), il pizzaiolo Raffaele Stipa, 67 anni, è stato accoltellato a morte da un cliente, considerato abituale e che abita vicino al locale.
Il presunto killer, come ricostruito dagli inquirenti, una volta entrato nella pizzeria Yoghi di via Gran Sasso d’Italia, avrebbe chiesto una pizza gratis. Il 67enne gli avrebbe però risposto di no, aggiungendo di avergliene già offerte tre.
A quel punto sarebbe scattata l’aggressione, che ha coinvolto anche la sorella di Raffaele, rimasta ferita. I colpi inferti, purtroppo, sono stati fatali.
Raffaele Stipa, originario di Capo d’Orlando (Messina, Sicilia), da tempo viveva a Reggio Emilia e da vent’anni gestiva la sua pizzeria. Il suo assassino, a seguito dell’accoltellamento, è scappato, ma la polizia, giunta sul posto quanto prima, è riuscita a identificarlo e a fermarlo nella notte. Gli inquirenti hanno fermato il 43enne Andrea Pellati, che ha precedenti per droga.
Fin dal mattino di martedì 30 giugno 2026, una processione di persone del quartiere si è presentata davanti alla pizzeria per rendere omaggio alla vittima. Tanti suoi concittadini hanno voluto ricordare la grande gentilezza che ha sempre contraddistinto Raffaele Stipa.
I post della Lega sulla “remigrazione” poi cancellati
Grandissimo ovviamente è stato lo choc della gente una volta appresa la notizia: a destare scalpore soprattutto la dinamica dell’accaduto (anche se ancora deve essere confermata dalle indagini), cioè un’aggressione avvenuta davvero all’improvviso e per futili motivi.
L’omicidio di Reggio Emilia è spopolato rapidamente anche sulla Rete e sui social, provocando da un lato solidarietà per i familiari della vittima, ma anche un’ondata di indignazione.
Come raccontato dal Corriere di Bologna, tra i contenuti postati online ci sono stati anche quelli di alcuni esponenti della Lega, che a caldo avevano commentato la tragedia.
Quando ancora non era stata confermata l’identità del presunto killer, si erano però diffuse informazioni circa l’origine straniera dell’autore del delitto. Un capogruppo leghista dell’Emilia Romagna, riferendosi allo “straniero” aveva quindi parlato di “remigrazione” come “strumento concreto di tutela della sicurezza“. Un’altra deputata leghista eletta nel collegio emiliano-romagnolo aveva detto “basta a persone che portano violenza nel nostro Paese“, senza citare direttamente la remigrazione.
Ma una volta scoperto che il soggetto fermato come possibile assassino è di origini italiane, i due rappresentanti del Carroccio hanno fatto retromarcia, mandando una rettifica e annullando i rispettivi comunicati “alla luce delle nuove informazioni diffuse dagli inquirenti“.
La faccenda, tuttavia, non è passata inosservata dallo schieramento politico opposto. Ad esempio, l’avvocata e attivista Cathy La Torre, che ha posizioni di sinistra, ha pubblicato un post sul suo profilo Facebook ufficiale parlando di “sciacallaggio in tempo reale“.
“Ecco come si specula su una terribile vicenda di cronaca. Mentre la famiglia piange e i cittadini si stringono in una camminata silenziosa, qualcuno ha già trasformato il sangue di un uomo in propaganda. La Lega, con consueta dignità istituzionale, chiede ‘la remigrazione’ per l’assassino, salvo poi cancellare tutto in tutta fretta, perché nel frattempo la polizia ha identificato il responsabile: si chiama Andrea Pellati, ha 43 anni, ed è italiano. Di Reggio Emilia.
Non un dettaglio da poco. È la prova plastica di come funziona certa propaganda: prima si costruisce il nemico – ‘lo straniero’, ‘il migrante assassino’ – e solo dopo, semmai, si va a controllare se i fatti corrispondono. Quando non corrispondono, si fa sparire il post, sperando che nessuno se ne accorga, e si passa al prossimo titolo urlato.
Il dolore di una famiglia, il lutto di una città, sono diventati nel giro di poche ore materiale per alimentare un narrativa razzista costruita sul nulla. Non è informazione, è sciacallaggio bello e buono: usare un cadavere ancora caldo per fare propaganda politica, contro i fatti, contro la verità, contro il rispetto dovuto a chi sta soffrendo davvero.
La marcia indietro non cancella nulla. Resta la fretta di puntare il dito contro ‘lo straniero’ prima ancora di sapere chi fosse l’assassino. Resta il metodo. E il metodo, quello, non viene mai cancellato con un tweet eliminato. E resta una vita spezzata e una famiglia che non cancellerà mai questo dolore. A loro il mio pensiero e il mio abbraccio”.