Cronaca
"Mi stava antipatica"

Per tre anni chiama la collega di notte per farle le pernacchie: condannata a un maxi risarcimento

Le telefonate sono andate avanti dal febbraio 2006 a settembre 2009, l'imputata è stata inoltre condannata per lesioni personali dolose

Per tre anni chiama la collega di notte per farle le pernacchie: condannata a un maxi risarcimento
Cronaca 04 Gennaio 2023 ore 10:42

Tre anni di chiamate notturne anonime, nel cuore della notte. Inizialmente il telefono veniva riagganciato, successivamente la stalker ha iniziato anche a fare delle pernacchie. Il Tribunale di Milano ha condannato una donna, che si è accanita con questi metodi che possono sembrare all’apparenza infantili e ridicoli, a risarcire la vittima, una collega di lavoro, e la sua famiglia, per 41mila euro. La continuità con la quale la signora ha perseguitato il nucleo familiare ha infatti causato forte ansia e stress. La ragione di un livore così forte, coltivato con costanza per un triennio, sono da ricondurre a un’antipatia lavorativa.

Telefonate anonime e pernacchie alla collega

"Avevo un’antipatia per piccole incomprensioni lavorative. Riattaccavo dopo che alzavano la cornetta e poi ho iniziato a fare anche pernacchie”, così la donna condannata per molestie si è giustificata con il giudice.

Le telefonate sono andate avanti dal febbraio 2006 a settembre 2009, l'imputata è stata inoltre condannata per lesioni personali dolose. Quel che è parso, dai ragionamenti fatti dalla stalker, è che non si fosse resa conto della gravità di un tale comportamento, soprattutto continuativo: la famiglia avrebbe sempre potuto staccare il telefono per non essere più disturbata, secondo lei. Ovviamente il giudice non ha ritenuto che questo espediente potesse rappresentare alcuna attenuante.

A inchiodarla i tabulati telefonici, che hanno consentito facilmente agli investigatori di risalire alla sua identità.

Risarcimento da 41mila euro

Il giudice onorario Carmen Michelotti, della decima sezione civile, ha invece stabilito il risarcimento danni. 15 mila euro erano stati già quantificati nella sentenza di secondo grado penale, altri 8.610 li ha decisi Michelotti nei confronti di ciascuno dei tre componenti della famiglia. Più gli interessi. E si arriva così a 41 mila euro totali.

Quello che all'apparenza è stato "spacciato" come un dispetto triviale ha invece subito un riposizionamento: si tratta di molestie vere e proprie.

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