Nuovo sviluppo nell’inchiesta legata al femminicidio di Pamela Genini e alla successiva profanazione della sua tomba. La Procura di Bergamo ha iscritto nel registro degli indagati Francesco Dolci, 41 anni, ex sedicente (secondo la famiglia non lo era) fidanzato della 29enne uccisa a Milano nell’ottobre 2025 dal compagno Gianluca Soncin. L’ipotesi di reato è pesantissima: vilipendio di cadavere e furto aggravato nell’ambito delle indagini sul trafugamento della testa della giovane dal cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo.

L’indagine rappresenta uno dei capitoli più inquietanti emersi dopo l’omicidio della giovane. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire chi abbia aperto il feretro della ragazza e decapitato il corpo dopo la sepoltura, un episodio scoperto lo scorso 23 marzo 2026 durante le operazioni di trasferimento della bara nella cappella di famiglia.
L’interrogatorio durato oltre cinque ore
Francesco Dolci è stato interrogato ieri, 6 maggio 2026, per oltre cinque ore al comando provinciale dei carabinieri di Bergamo dal pubblico ministero Giancarlo Mancusi e dai militari del Reparto investigativo.
L’ex presunto compagno di Pamela ha lasciato la caserma intorno alle 18, dopo un lungo confronto con gli inquirenti. Le domande si sarebbero concentrate sui riscontri raccolti nelle ultime settimane attraverso testimonianze, verifiche investigative e soprattutto l’analisi delle immagini delle telecamere di sorveglianza installate nell’area del cimitero di Strozza.
Secondo quanto trapelato, per gli investigatori la sagoma ripresa dai sistemi di videosorveglianza sarebbe compatibile “all’80-90%” con quella di Dolci. Un elemento che avrebbe contribuito all’iscrizione nel registro degli indagati.
Insomma gli inquirenti verificheranno se sia stato lui ad aprire la bara nel cimitero di Strozza, decapitare il cadavere e trafugare la testa.
Perquisita l’abitazione in Valle Imagna
Subito dopo l’interrogatorio, i carabinieri si sono recati nell’abitazione del 41enne a Sant’Omobono Terme, in Valle Imagna, per effettuare una perquisizione.
Gli investigatori starebbero cercando ulteriori riscontri investigativi e, verosimilmente, anche la testa della giovane, mai ritrovata dopo la profanazione del feretro. La perquisizione sarebbe collegata anche alle dichiarazioni rese dall’indagato durante le ore trascorse in caserma.
Dolci era già stato ascoltato dai carabinieri nelle settimane precedenti come persona informata sui fatti. In più occasioni si era presentato spontaneamente agli investigatori parlando di presunti giri di denaro attorno all’omicidio di Pamela Genini, negando però sempre qualsiasi coinvolgimento nella profanazione della tomba.
La scoperta della tomba profanata
La profanazione era stata scoperta il 23 marzo 2026 nel cimitero di Strozza, piccolo comune della provincia bergamasca dove la giovane era stata sepolta. Ad accorgersi di quanto accaduto erano stati alcuni operai incaricati di trasferire il feretro dal loculo alla cappella di famiglia. Durante le operazioni avevano notato viti allentate e segni evidenti di manomissione, compreso il silicone rimosso dai bordi della bara.
Una volta aperto il feretro, la scoperta: il corpo della 29enne era stato decapitato.
Uccisa con 76 coltellate dal compagno
Pamela Genini era stata uccisa la sera del 14 ottobre 2025 a Milano. Secondo la ricostruzione della Procura, il compagno Gianluca Soncin, 53 anni, l’avrebbe colpita con 76 coltellate al culmine di un’aggressione estremamente violenta. L’uomo è detenuto con l’accusa di omicidio pluriaggravato e la Procura di Milano ha già chiesto il processo immediato.
Gli atti dell’inchiesta avevano ricostruito anche gli ultimi minuti di vita della giovane. Proprio Francesco Dolci sarebbe stato al telefono con Pamela quando Soncin fece irruzione nell’abitazione.
I messaggi inviati dalla 29enne poco prima di morire sono diventati uno degli elementi più drammatici dell’intera vicenda.
Alle 21.45 Pamela scriveva: “Ho paura – ti rendi conto cosa ha fatto”. Un minuto dopo: “Questo è matto completamente non so che fare”. Sei minuti più tardi l’ultimo messaggio: “Teso che faccio?”.
Dolci le aveva risposto dicendo di aver chiamato la polizia e di essere diretto sotto casa insieme agli agenti. Poi più nulla.
Il rapporto tra Pamela e Francesco Dolci
Dolci aveva conosciuto Pamela Genini nel 2019. Secondo quanto riferito dallo stesso 41enne, i rapporti sarebbero rimasti buoni anche dopo la fine della relazione sentimentale.
Nelle scorse settimane il suo avvocato aveva dichiarato che l’uomo, “dal giorno del femminicidio ha subito innumerevoli reati di natura diversa”, parlando di minacce, aggressioni, lesioni personali, violazioni di domicilio, diffamazioni e calunnie.
Sul suo nome era già emersa anche una querela presentata nell’ottobre 2025 dalla madre della giovane, relativa alla cagnolina di Pamela, Bianca. Secondo la denuncia, Dolci si sarebbe inizialmente rifiutato di restituire l’animale alla famiglia della vittima. La vicenda si era poi conclusa con la restituzione del cane ai parenti.

Le accuse e le pene previste
La Procura di Bergamo ha aperto un fascicolo per vilipendio di cadavere e furto aggravato. L’articolo 411 del codice penale punisce chi distrugge, sopprime, sottrae o compie atti di vilipendio su un cadavere. La pena può arrivare fino a sette anni di carcere e viene aggravata quando il fatto avviene all’interno di un cimitero.
Gli investigatori stanno cercando di chiarire soprattutto il movente della profanazione. Una delle piste seguite riguarda possibili dinamiche personali ed emotive legate alla vittima, ma al momento gli inquirenti mantengono il massimo riserbo.