VICENDA DELICATA

Occhio anche a raccontare la storia delle api, del polline e dei fiori... una maestra è stata licenziata

Braccio di ferro con il Ministero, la lezione fuori programma è costata il posto alla docente. I giudici: "Troppa improvvisazione"

Occhio anche a raccontare la storia delle api, del polline e dei fiori... una maestra è stata licenziata
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C'era una volta la cicogna. Oppure per spiegare ai bambini come nascono i bambini si usava la metafora delle api, del polline e dei fiori... Ma una maestra romagnola è andata un po' oltre coi suoi alunni e alla fine s'è ritrovata in mezzo a una strada.

Già, perché è stata licenziata per aver improvvisato una lezione di educazione sessuale alle elementari.

E la Cassazione ha confermato le precedenti sentenze rigettando il ricorso dell'insegnante.

Educazione sessuale a scuola, troppa improvvisazione

La vicenda arriva da una scuola elementare di Cesena, in Emilia Romagna.

Nella fattispecie, l'istituto Dante Alighieri. Protagonista più o meno involontaria una docente supplente.

I fatti risalgono allo scorso anno e hanno avuto ora il definitivo epilogo giudiziario.

La maestra era stata era stata assunta con il ruolo di supplente, ma qualche tempo dopo il suo arrivo a scuola, in classe si era "avventurata" in una lezione destinata a scatenare le polemiche e a costarle il posto.

Lezione "incriminata", le proteste dei genitori

Un giorno infatti sul tavolo della preside della scuola sono arrivate le vibranti proteste da parte di un gruppo di genitori.

Al responsabile dell'Istituto il racconto di quanto era avvenuto qualche giorno prima in classe. 

Ovvero i disegni della maestra alla lavagna di un ovulo e di uno spermatozoo.

"Ma senza alcun disegno o raffigurazione degli organi genitali maschili o femminili", aveva giurato e spergiurato la maestra davanti ai giudici sia in primo grado che in appello.

Il braccio di ferro fino al licenziamento

Ecco allora che la vicenda ha poi assunto le vesti di un vero e proprio braccio di ferro tra la docente e le Istituzioni.

E la mano del Ministero dell’Istruzione era stata pesante: licenziamento per giusta causa e cancellazione dalle graduatorie.  

La maestra però non ne aveva voluto sapere convinta della sua buona fede e della "bontà" dei suoi insegnamenti.

Aveva così  presentato ricorso respinto prima dal Tribunale di Forlì e poi dalla Corte d’Appello di Bologna, fino ai giorni scorsi dalla Corte di Cassazione.

Vicenda delicata, la parola fine

Proprio dalla Cassazione è dunque arrivata la parola fine a una vicenda delicata come altre volte è accaduto nelle nostre scuole su questi temi. 

Il pronunciamento dei giudici è stato eloquente:

"La docente si è addentrata in una tematica delicata senza pianificazione o coordinamento con le altre maestre provocando grave turbamento negli alunni in una classe in cui aveva iniziato ad insegnare da poco".

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