Davanti a Montecitorio

Nessy Guerra condannata in Egitto per presunto adulterio. Sit-in di Azione: “Il governo agisca per riportarla a casa”

Calenda: "Una vicenda medievale che colpisce una connazionale, anche per l'assurdità di un reato che in Italia non c'è da decenni"

Nessy Guerra condannata in Egitto per presunto adulterio. Sit-in di Azione: “Il governo agisca per riportarla a casa”

Mercoledì 6 aprile 2026, alcuni deputati ed esponenti politici di Azione, partito di Carlo Calenda, si sono resi protagonisti di un sit-in davanti a Montecitorio per portare attenzione sul caso di Nessy Guerra, cittadina italiana condannata in Egitto per presunto adulterio.

Il caso di Nessy Guerra

Come si legge sul sito della Farnesina, Nessy Guerra, 26enne originaria di Sanremo e madre di una bambina italo-egiziana di tre anni, è stata condannata in appello in Egitto, nell’ambito di un procedimento per presunto “adulterio”, previsto come reato penale nell’ordinamento egiziano.

La sentenza, a sei mesi di carcere, conferma la decisione di primo grado pronunciata il 19 febbraio scorso, a seguito della denuncia presentata nel 2021 dall’ex marito italo-egiziano, il quale però in Italia è stato condannato per violenza sessuale, stalking e lesioni.

“La Farnesina, attraverso l’Ambasciata d’Italia al Cairo e la rete consolare al Cairo e Hurghada, segue il caso con la massima attenzione da diversi mesi, assicurando assistenza legale e protezione alla connazionale e alla figlia, oltre a varie forme di sostegno anche economico, amministrativo e personale, alla luce delle ripetute minacce denunciate dalla signora Guerra come provenienti dall’ex coniuge. Nel corso della vicenda, le autorità egiziane non hanno autorizzato la partenza dal Paese della bambina, oggetto di una contesa legale per l’affidamento; sulla minore il padre ha fatto imporre dai giudici un divieto di espatrio.

Il caso viene ripetutamente posto all’attenzione delle autorità egiziane dall’Ambasciatore d’Italia al Cairo e dallo stesso Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ne ha discusso direttamente con il Ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty, ribadendo la necessità di garantire pieno rispetto dei diritti della cittadina italiana e della minore”.

Il racconto di Nessy sui social

La stessa Nessy, tramite i suoi canali social, sta raccontando gli sviluppi del suo caso giudiziario, raccogliendo da più fronti attestati di solidarietà. In un video pubblicato il 28 aprile, giorno della condanna in appello, lancia il suo appello:

“La notizia della condanna non ce l’aspettavamo. Sono sconvolta e ho paura di perdere la mia bambina. Ho paura di finire in prigione in Egitto. Non so più come fare a chiedere aiuto. Ho fatto centinaia di appelli, ma nessuno ci ascolta. A distanza di tre anni ci troviamo sempre peggio e l’unica cosa che io ho cercato di fare è scappare da quell’uomo con la mia bambina e proteggerla“.

Calenda: “Vicenda medievale, il Governo agisca”

Tra le ultime manifestazioni di vicinanza a Nessy Guerra, come anticipato, c’è stata quella di Azione, che ha messo in atto un sit-in davanti a Montecitorio.

“Il nostro è un modo per mostrare la presenza delle istituzioni alla nostra connazionale – ha dichiarato la deputata Federica Onofri – Da anni è in trappola in Egitto, a causa di un ex marito che in Italia è condannato per violenza sessuale, per lesioni e stalking e che però in Egitto ha denunciato Nessy per adulterio”.

 

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“In base al sistema normativo egiziano, lei, la sua famiglia e la sua bambina sono ostaggio dell’Egitto e non possono tornare a casa. Siamo qui per chiedere al Governo di fare pressione e avviare un dialogo diplomatico con l’Esecutivo egiziano per risolvere questa questione”.

Alla manifestazione ha partecipato anche il leader di Azione, Carlo Calenda, il quale, intervistato dai giornalisti, ha dichiarato:

“Ho organizzato questa iniziativa anche per rompere un silenzio che non deve cadere su una vicenda medievale, che colpisce una donna italiana, che non può essere accettata, anche per l’assurdità di un reato che in Italia non c’è da decenni. Io credo che su questo il Governo Meloni debba agire immediatamente”.