Dramma migranti

Naufragio al largo della Libia, decine i dispersi, due corpi recuperati, 32 superstiti portati a Lampedusa

Superstiti giunti a Lampedusa raccontano il ribaltamento del barcone nel Canale di Sicilia

Naufragio al largo della Libia, decine i dispersi, due corpi recuperati, 32 superstiti portati a Lampedusa

Il Mediterraneo torna a essere teatro di una tragedia con un bilancio ancora incerto ma drammatico. Nella giornata di venerdì 4 aprile 2026, un barcone in legno di circa 15 metri si è ribaltato in zona Sar libica, a circa 85 miglia a nord di Tripoli. Le operazioni di soccorso, coordinate in mare da unità mercantili e dalla Guardia Costiera italiana, hanno permesso di trarre in salvo 32 superstiti, mentre risultano disperse oltre 70 persone. Al momento, le autorità hanno confermato il recupero di due salme.

La dinamica del ribaltamento in zona Sar libica

Secondo le testimonianze raccolte dai soccorritori, l’imbarcazione era partita nella notte tra venerdì e sabato dalla località di Tagiura, nei pressi della capitale libica. A bordo si trovavano circa 110 passeggeri, tra cui un minorenne non accompagnato. Dopo circa 15 ore di navigazione, le condizioni meteomarine avverse hanno provocato pesanti infiltrazioni d’acqua, causando il repentino capovolgimento del mezzo. I sopravvissuti sono rimasti in balia delle onde per diverse ore, aggrappati ai resti del natante o a zattere di fortuna, prima dell’arrivo dei primi aiuti.

L’intervento dei soccorsi e le denunce delle ONG

Le operazioni di salvataggio sono state avviate da due navi mercantili, una battente bandiera italiana e una statunitense, che hanno individuato i naufraghi. Successivamente, le motovedette italiane hanno preso in carico i superstiti per il trasferimento verso il molo Favaloro. L’organizzazione Sea-Watch ha documentato le fasi critiche tramite l’aereo civile Sea-Bird, sollevando polemiche sui tempi di intervento: “L’aereo di Frontex Eagle 3 sta monitorando la situazione proprio in questo momento. Eppure non si interviene!”. Anche l’ong Mediterranea ha diffuso dettagli sulla gravità dell’incidente, sottolineando il ritardo tra l’avvistamento e il recupero effettivo.

Condizioni dei superstiti e accoglienza a Lampedusa

I 32 cittadini tratti in salvo, originari prevalentemente di Pakistan, Bangladesh ed Egitto, sono stati trasferiti presso l’hotspot di Contrada Imbriacola. Molti presentano segni di forte shock ipotermico e psicologico. I medici presenti nella struttura hanno effettuato i primi controlli sanitari necessari. In una nota ufficiale, Save the Children ha espresso profondo cordoglio per quella che ha definito “una pasqua di dolore”, ricordando che dall’inizio dell’anno i decessi nel tratto migratorio centrale superano quota 800. Gli inquirenti attendono che le condizioni dei giovani permettano lo svolgimento degli interrogatori per ricostruire l’esatta filiera del viaggio.

La pressione migratoria sulla maggiore delle Pelagie

L’arrivo di questi sopravvissuti si inserisce in un contesto di continui approdi sulla costa siciliana. Nella stessa giornata, la nave Aurora aveva già sbarcato 44 passeggeri recuperati presso la piattaforma Didon. Nonostante l’assegnazione iniziale di Porto Empedocle come scalo sicuro, la distanza eccessiva ha reso necessario il trasferimento verso Lampedusa. I testimoni della strage di Tagiura hanno riferito agli operatori: “Siamo partiti in 110”. Se tale numero fosse confermato, il conteggio finale delle vittime aggraverebbe ulteriormente il bilancio di una delle peggiori catastrofi marittime della stagione.