Il nome del clan Senese torna al centro della cronaca nazionale a poche settimane di distanza dal caso “Bisteccheria” che ha visto coinvolto Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia, finito sotto la lente per i rapporti con l’imprenditore Mauro Caroccia, quest’ultimo sotto accusa per riciclaggio e intestazione fittizia di beni a favore appunto del gruppo mafioso tra i più potenti di Roma.
Questa volta, però, come riferito da una notizia esclusiva di Report, trasmissione di Rai 3, a essere tirata in questione è la Premier Giorgia Meloni, citata per essere comparsa in un selfie con Gioacchino Amico, nel 2019 referente del clan Senese in Lombardia, oggi collaboratore di giustizia nel processo Hydra a Milano.
L’inchiesta di Report riporta dei fatti avvenuti all’Hotel Marriott di Milano il 2 febbraio 2019, durante la prima grande iniziativa di Fratelli d’Italia nel Nord Italia in vista delle elezioni europee di quell’anno, a cui hanno partecipato figure che oggi rappresentano (o rappresentavano) importanti cariche dello Stato: Ignazio La Russa, Raffaele Fitto, Daniela Santanchè, Adolfo Urso e Guido Crosetto.
Gran finale della manifestazione è stato il comizio di Giorgia Meloni, leader del partito.
“Tra militanti e dirigenti in sala ad accogliere la futura presidente del Consiglio – scrive Report nella sua esclusiva – c’era, in prima fila, anche Gioacchino Amico, referente del clan Senese in Lombardia”.
Chi è Gioacchino Amico
Gioacchino Amico rappresenta uno dei principali imputati nel processo Hydra di Milano, con migliaia di pagine di intercettazioni che lo indicherebbero come uno degli ingranaggi cruciali del consorzio mafioso lombardo.
Nella sua figura sarebbe indicato l’elemento che ha permesso di far sedere allo stesso tavolo referenti milanesi di Matteo Messina Denaro, i capi delle locali lombarde della ‘ndrangheta e il clan Senese.
L’inchiesta di Report ripercorre l’incontro di Amico con Meloni all’hotel Marriott. Prima i saluti all’arrivo della leader di Fratelli d’Italia, poi, terminata la manifestazione, il selfie con la futura Premier.
A quel tempo, Amico non era stato ancora indagato per mafia, ma aveva già ricevuto una condanna definitiva per ricettazione ed era stato arrestato per truffa e associazione a delinquere.
“Amico inizia subito a capitalizzare la foto inviandola alla rete dei suoi contatti. Uno dei destinatari è un ex parlamentare, che spiega: ‘All’epoca Amico diceva di avere importanti entrature dentro Fratelli d’Italia. Mi ha mandato quella foto per accreditarsi, per dimostrare quanto in alto arrivava’ – riferisce la trasmissione di Rai 3 – A quella manifestazione di partito del 2019, il referente del clan Senese non era un imbucato. Alcuni dei dirigenti apicali di Fratelli d’Italia sapevano bene chi fosse”.
E ancora nell’inchiesta si fa riferimento a un rapporto con il deputato FdI Carlo Fidanza, per il quale Amico si sarebbe impegnato attivamente nella campagna elettorale per le europee.
“Con grande facilità, Amico è riuscito a varcare i confini regionali e ad allargare la rete delle sue relazioni dentro Fratelli d’Italia fino a Roma, arrivando nel cuore del Parlamento”.
La risposta della Premier
Ma mentre l’esclusiva di Report comincia a fare il giro della Penisola, è stata proprio la Presidente del Consiglio Meloni a dare una risposta diretta, affidando le sue parole a un post pubblicato sui social e citando non solo la trasmissione di Rai 3, ma anche altre testate giornalistiche nazionali:
“Oggi la ‘redazione unica’, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi.
Inoltre, questi signori fanno un pirotecnico collegamento con le vicende di mio padre, per dimostrare non so quale commistione con la criminalità organizzata. Ma questi imparziali e onesti giornalisti sanno benissimo che con mio padre ho interrotto ogni rapporto all’età di 11 anni. Così come sanno benissimo che, in decenni di impegno politico, esistono decine di migliaia di foto mie con persone che chiedono semplicemente un selfie. E ciò vale per chiunque faccia politica e stia in mezzo alla gente. E sfido chiunque a trovare mie dichiarazioni o attacchi contro altri esponenti politici colti nelle stesse circostanze”.
Dopodiché la presa di posizione nella lotta alla criminalità organizzata, l’attacco all’opposizione e alla stampa che ha diffuso questa notizia:
“Il mio impegno contro ogni mafia è cristallino, coerente, duraturo. E ciò che abbiamo fatto al governo ne è la prova. Mentre altri liberavano dalle galere i boss mafiosi con la scusa del Covid, noi li arrestiamo e li teniamo dentro con il carcere duro, istituto che abbiamo salvato dallo smantellamento. Differenze.
Ma a questi ‘professionisti dell’informazione’ non importa niente. Tutto serve a gettare fango nel ventilatore e a fare da grancassa mediatica agli interessi di partito. Nessun giornalismo, solo politica. Poco importa. Non sono una persona che si fa intimidire dagli squallidi attacchi di gente in malafede”.
Qui di seguito, ecco il post pubblicato dalla Premier:
‘Oggi la “redazione unica”, composta da Il Fatto Quotidiano, La Repubblica, Fanpage e Report, mostra una mia foto con un esponente della criminalità organizzata per sostenere la bizzarra tesi di una mia vicinanza ad ambienti malavitosi.
Inoltre, questi signori fanno un… pic.twitter.com/pnqO12XFQE
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) April 7, 2026
Le reazioni politiche
Sul caso non si sono fatte attendere le reazioni dei partiti di opposizione.
I parlamentari Pd Verini, Serracchiani, Rando, Provenzano, Ghio, Mirabelli, Barbagallo e Valente, membri dell’Antimafia:
“Le notizie e le conferme delle connessioni politico-istituzionali tra esponenti della criminalità organizzata legati al clan Senese – come Gioacchino Amico – e ambienti della destra ed esponenti di FdI sono ogni giorno più evidenti e ricche di particolari, grazie anche ai fari di luce accesi dal giornalismo d’inchiesta. Dopo il caso Delmastro e i suoi rapporti con il prestanome dei Senese, Caroccia, il caso Gioacchino Amico.
Questi, oggi anche collaboratore di Giustizia sull’inchiesta Hydra (l’alleanza tra ‘Ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra che ha sviluppato in Lombardia un grande sistema di criminalità, narcotraffico, usura, controllo di appalti e penetrazione nell’economia e nella politica) ha frequentato nel tempo esponenti politici della Destra, in particolare di Fratelli d’Italia – dalla sottosegretaria Frassinetti a una sua collaboratrice, alla senatrice Bucalo. Gli organi di informazione hanno perfino pubblicato un selfie di Amico con Giorgia Meloni, ‘catturato’ probabilmente durante una manifestazione politica. Ma Gioacchino Amico aveva anche libero accesso nei luoghi parlamentari, alla Camera in particolare, sempre – si legge – grazie ai rapporti con collaboratori di esponenti di FdI. Come mai? Chi lo autorizzava? Per quale motivo accedeva in Parlamento? Di quali interessi si faceva portatore? Sono domande ineludibili, come le risposte che attendiamo. Porteremo in Antimafia anche questo aspetto della vicenda Hydra e, con interrogazioni, anche nei due rami del Parlamento”.
Qui di seguito, invece, il commento dei rappresentanti del M5S nelle commissioni Antimafia e Giustizia della Camera e del Senato Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D’Orso, Carla Giuliano, Michele Gubitosa, Ada Lopreiato, Luigi Nave e Roberto Scarpinato.
“Giorgia Meloni non se la caverà con i soliti quattro slogan muscolari e commentando solo il selfie con Gioacchino Amico, dovrà per forza rendere conto di un quadro complessivo gravissimo che riguarda il suo partito. Il fango da cui è circondata è la sua classe dirigente, non il giornalismo d’inchiesta, baluardo per la nostra democrazia già ammaccata. Fdi sembra avere una classe dirigente nella migliore delle ipotesi permeabile e avvicinabile, se non addirittura inquinata da ambienti criminali. Sono ormai svariate le notizie sui possibili intrecci con esponenti di primo piano della criminalità organizzata radicata a Roma e al Nord Italia.
Giorgia Meloni deve rendere conto del fatto che in base a svariati riscontri il suo partito sembra circondato e infiltrato ai massi livelli da colletti bianchi della criminalità organizzata e del fatto che il suo governo con tante assurde nuove norme ha spianato la strada proprio a questi esponenti delle mafie che si presentano senza coppola e lupara ma con l’abito buono: innalzamento delle soglie per gli affidamenti di appalti senza gara, liberalizzazione dei subappalti a cascata, abolizione dell’abuso di ufficio e ridimensionamento del traffico di influenze, castrazione dei poteri di controllo della Corte dei Conti e svuotamento della responsabilità contabile di politici e pubblici amministratori. Per fortuna il no del referendum ha impedito il colpo grosso finale della subordinazione della magistratura a questo tipo di politica. Gli slogan muscolari di Meloni sulla mafia militare fanno sorridere e a tal proposito le ricordiamo che nell’indifferenza generale da mesi boss di primissimo piano escono dal carcere uno dopo l’altro ma dal governo non abbiamo sentito una sola parola”.