Nella giornata di ieri si è celebrato l’81esimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal fascismo. Una ricorrenza che ha richiamato tantissime persone nelle piazze di tutta la Penisola, per festeggiare insieme il 25 Aprile. Per l’occasione, nel corso del suo discorso pubblico, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha parlato di “festa di tutti gli italiani amanti della libertà“.
Ma durante le celebrazioni, che hanno assunto un significato più ampio legato anche ai vari conflitti internazionali odierni, non sono mancanti momenti di tensione e scontri, in particolare a Roma, a Milano e a Bologna.
Il discorso di Mattarella per il 25 Aprile
Il Capo di Stato, nel giorno della festa della Liberazione, ha prima ha reso omaggio, deponendo una corona d’alloro all’Altare della Patria a Roma, al milite ignoto e a tutti i caduti. Insieme al Presidente della Repubblica, anche la Premier Giorgia Meloni e i Presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa.
Mattarella, poi, si è recato a San Severino Marche per le celebrazioni del 25 Aprile, dove ha presenziato anche il ministro della Difesa Guido Crosetto.
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Qui di seguito, ecco alcuni passaggi del suo discorso:
“Oggi, a San Severino Marche, facciamo memoria del 25 aprile, data della Liberazione del nostro Paese. A muoverci non è un sentimento celebrativo di maniera. Tanto meno la pretesa di una storia scritta in obbedienza ad astratte posizioni ideologiche. A muoverci è amor di Patria.
È questo che celebriamo il 25 aprile: la festa di tutti gli italiani amanti della libertà. La celebriamo da una terra allora attraversata da una linea che divideva l’Italia, dall’Adriatico al Tirreno. Che divideva gli italiani. Una terra segnata dalle distruzioni della guerra. Da San Severino, intendiamo sottolineare – insieme al carattere della nostra ferma unità – la nostra determinazione nella difesa delle nostre libertà, la nostra convinta apertura a condividere, con gli altri popoli, i valori della giustizia e della pace.
Le dittature che avevano scatenato il Secondo conflitto mondiale avevano preteso di fare della retorica della guerra un valore. Contro il loro disegno, dai morti tra la popolazione civile, dai militari caduti, dalle vittime dei campi di concentramento, si levava – e si leva – una sola invocazione: pace. La pace per ogni persona. La pace come diritto di ogni popolo. La pace per ogni Paese. Questo il senso della Resistenza. Opporsi alla violenza dell’uomo sull’uomo.
Quel che è accaduto non svanisce ma vive nelle conseguenze che ha prodotto. Il passato ha plasmato il presente. Ecco perché per la Repubblica vale l’impegno che esorta: ora e sempre Resistenza!“.
Manifestazioni segnate da tensioni
In questo clima di festa, purtroppo, durante la giornata sono stati registrati episodi che poco hanno a che vedere con le celebrazioni.
A Roma, nell’area di Parco Schuster, una coppia di coniugi, entrambi iscritti all’Anpi e riconoscibili dal fazzoletto rosso, è stata colpita da tre colpi di pistola ad aria compressa da un uomo in sella a uno scooter: ferito il marito al collo e la moglie alla spalla. Sebbene le ferite siano lievi, la portata politica del gesto è enorme.
Il sindaco Gualtieri ha parlato di un “fatto inquietante“, mentre Schlein e Fratoianni del Centrosinistra hanno riferito di un vero e proprio “atto squadrista“.
A Milano, invece, la festa del 25 Aprile è stata segnata da un caso che ha riguardato la Brigata Ebraica: scortata per evitare il contatto con i gruppi pro-Palestina, è stata di fatto “deviata” dal percorso principale.
Davide Romano, direttore del Museo della Brigata, ha denunciato l’accaduto come “una ferita istituzionale“, aggiungendo che lo Stato non ha saputo garantire il diritto di manifestare a chi rappresenta una parte fondamentale della Resistenza, cedendo alle pressioni delle frange estremiste. Walker Meghnagi, Presidente della Comunità Ebraica di Milano, ha polemizzato contro l’Anpi, accusandolo di aver “incitato all’antisemitismo” con dichiarazioni ambigue nei giorni precedenti e di non aver protetto a sufficienza la delegazione.
Si è verificato a Bologna, infine, un caso divenuto virale sui social che mostra un manifestante anziano a cui sarebbe stato impedito di avvicinarsi al corteo, presumibilmente perché aveva con sé la bandiera dell’Ucraina.
Bandiera Ucraina allontanata in malomodo dal corteo del 25 Aprile a Bologna.
Che vergogna! CHE VERGOGNA!
Tutta la mia solidarietà a Tino, un grande amico della comunità Ucraina di Bologna, una persona dolcissima che non si merita questo vergognoso trattamento. Mi viene da… pic.twitter.com/YwteMM6ZYT
— Gyruum 🇺🇦 (@Gyruum) April 25, 2026
Sempre nella Capitale, è avvenuto un episodio simile, che ha riguardato il Presidente di +Europa, Matteo Hallissey, aggredito con spray al peperoncino perché aveva provato ad avvicinarsi alla manifestazione con una bandiera ucraina.
Tutti questi casi controversi e violenti sono stati commentati sui social dalla Premier Giorgia Meloni:
“Ricapitolando. Durante alcune delle manifestazioni per il 25 aprile, cioè manifestazioni che dovrebbero celebrare la libertà contro ogni oppressione:
Aggressioni contro chi portava una bandiera ucraina (tra cui anche esponenti politici), cioè la bandiera di un popolo che combatte per la sua libertà contro un invasore. Si sono viste addirittura immagini indegne di un anziano a cui viene impedito di partecipare alla manifestazione;
Sindaci democraticamente eletti, di ogni schieramento politico, contestati e insultati;
Cartelli e targhe in ricordo delle Foibe imbrattati;
La Brigata ebraica insultata in piazza e costretta ad allontanarsi dal corteo sotto scorta delle Forze dell’ordine.
Se questi sono quelli che dicono di difendere libertà e democrazia, direi che abbiamo un problema”.