Cronaca
Non fu suicidio

Martina Rossi morì per sfuggire allo stupro, condanne a 3 anni confermate

Dichiarati inammissibili dalla Cassazione i ricorsi della difesa: condannati Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi.

Martina Rossi morì  per sfuggire allo stupro, condanne a 3 anni confermate
Cronaca 08 Ottobre 2021 ore 11:11

Martina Rossi non si è suicidata, ha perso la vita cadendo nel vuoto nel tentativo di sfuggire a uno stupro. A stabilirlo giovedì 7 ottobre 2021, la quarta sezione penale della Cassazione, che ha confermato la sentenza della corte d’Appello di Firenze del 28 aprile scorso. Due imputati dovranno scontare 3 anni per tentata violenza sessuale.

Martina Rossi morta per sfuggire a uno stupro

Era il 3 agosto 2011 quando la 23enne studentessa genovese è morta precipitando dal sesto piano di un albergo a Palma di Maiorca, dove era in vacanza con le amiche. Inizialmente si ipotizzò un suicidio, al punto che - come ha spiegato Luca Fanfani, uno dei due difensori della famiglia Rossi, dopo l’udienza - la Spagna archiviò il tutto velocemente e, dopo sole tre ore dalla tragedia, la stanza venne riaffittata.

Come sottolineato dalla Pg Elisabetta Ceniccola Martina non indossava i pantaloni, l'autopsia rilevò lesioni non compatibili con la caduta. Inoltre, sul corpo di uno dei due imputati, vennero trovati dei graffi.

Due condanne a tre anni

Gli imputati Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi dovranno scontare tre anni di carcere per tentata violenza sessuale: i ricorsi della difesa sono stati dichiarati inammissibili dalla Cassazione.

Stefano Buricchi, difensore di Luca Vanneschi, esprime "grande amarezza" per la conferma della condanna.

"Abbiamo creduto fino all'ultimo al riconoscimento dell'innocenza di Luca. Ma non è finita qui. Ricorreremo alla Corte Europea e chiederemo la revisione del processo".

I due giovani della provincia di Arezzo erano stati prima condannati a 6 anni, poi assolti il 9 giugno del 2020 "perché il fatto non sussiste" dalla Corte d'appello di Firenze che aveva accolto l'ipotesi del suicidio. Era stata la stessa Cassazione a riaprire il caso, rilevando errori e sottovalutazioni in quella decisione, e disponendo un processo bis, nel quale poi erano stati condannati ad aprile.

Il calvario della famiglia Rossi

Per i familiari di Martina sono stati dieci anni difficili: alla soddisfazione dopo la sentenza di ieri si mischia l'amarezza della consapevolezza del dramma vissuto dalla giovane, nei suoi ultimi istanti di vita. Il papà della ragazza, Bruno Rossi, ha commentato:

"Mai impunità per chi fa male a una donna. Non ci deve essere più nessuno che si possa permettere di far del male a una donna e passarla liscia. Ora posso dire a Martina che il suo papà è triste perché lei non c'è più, ma anche soddisfatto perché il nostro Paese è riuscito a fare giustizia".

Nella dichiarazione della madre Franca, si ravvisa tutta la disperazione legata a questa pagina di cronaca:

"Finalmente la verità, anche se quello che ha sofferto Martina non lo cancella nessuno. Non hanno avuto neanche pietà di lei. Quando ho letto la sentenza d'appello bis ho pensato che faceva onore alla verità: ecco, è vero, lo conferma la Cassazione".