A MILANO

Legittima difesa: ancora polemiche dopo il poliziotto che ha ucciso un sospetto con pistola a salve

Le differenze con Minneapolis e la discussione politica anche dopo i faccia a faccia di privati cittadini coi ladri a Lonate Pozzolo e Genova

Legittima difesa: ancora polemiche dopo il poliziotto che ha ucciso un sospetto con pistola a salve

Da Minneapolis a Rogoredo. L’Italia s’interroga dopo quanto avvenuto ieri sera, lunedì 26 gennaio 2026, quando un poliziotto ha ucciso durante un blitz antidroga un 28enne di origine marocchina che nonostante l’alt e l’intimazione a identificarsi, avanzava verso gli agenti impugnando un’arma, poi rivelatasi una pistola a salve.

Un episodio eclatante a poche ore di distanza dall’uccisione a Minneapolis negli Usa, sempre da parte della Polizia un infermiere che partecipava a manifestazioni di protesta.

Per il dipartimento della Sicurezza interna degli Stati Uniti era armato e stava per colpire, secondo testimoni era disarmato. In realtà pare avesse in mano un cellulare scambiato appunto per una pistola, un caso ben diverso da quello verificatosi nell’hinterland milanese.

Sicurezza e (legittima) difesa tra dibattito e polemiche

Certo è che il dibattito e le conseguenti inevitabili polemiche tra sicurezza e (legittima) difesa è tornato prepotentemente attuale nel nostro Paese nelle ultime settimane.

Prima la vicenda del ladro rom ucciso dal padrone di casa a Lonate Pozzolo in provincia di Varese dopo un’incursione per un colpo furtivo, poi la ribollente situazione negli Stati Uniti a Minneapolis con la bufera sugli agenti dell’Ice , gli agenti federali dell’immigrazione (che saranno in Italia per i Giochi olimpici), infine l’episodio di ieri sera a Rogoredo, quartiere alla periferia di Milano, a due passi dalla nuova Arena realizzata per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina.

In mezzo, un caso quasi giurisprudenziale, tipico tra quelli raccontati come esempio nei libri di procedura penale con un episodio diventato virale in questi giorni attraverso Giuseppe Cruciani e La Zanzara dove sempre un padrone di casa, a Genova, ha legato un ladro dopo averlo sorpreso tra le mura domestiche, lo ha consegnato ai carabinieri, ma poi è stato denunciato dallo stesso malvivente per lesioni.

Poliziotto spara a un giovane durante un blitz antidroga, cosa è accaduto

Un uomo di 28 anni, di origine marocchina, è stato ucciso a Milano da un colpo di pistola esploso da un agente della Polizia di Stato in borghese.

L’arma impugnata dalla vittima si è poi rivelata una pistola a salve, priva del tappo rosso (quindi a tutti gli effetti un’arma).

Come ormai di pubblico dominio, è finito tragicamente un controllo antidroga nel tardo pomeriggio di ieri in via Impastato, nel quartiere Rogoredo, storica area di spaccio alla periferia sud della città.

I fatti sono avvenuti poco prima delle 18. Alcuni agenti del commissariato Mecenate erano impegnati in un’operazione di contrasto allo spaccio, con personale sia in divisa sia in abiti civili.

Quattro poliziotti stavano procedendo al controllo di un uomo, ritenuto uno dei tanti pusher attivi nella zona, quando un’altra figura è comparsa improvvisamente, dirigendosi con passo deciso verso gli agenti.

L’alt dell’agente e il tragico epilogo

Ad accorgersene è stato un agente in borghese della squadra investigativa che ha intimato l’alt: “Fermo, polizia”.

L’uomo, però, non si è fermato. Nella penombra, a una distanza stimata tra i 15 e i 20 metri, stringeva in mano quella che appariva a tutti gli effetti come una pistola.

Pochi istanti dopo, un lampo e un colpo secco hanno squarciato il silenzio.

È stato l’agente a fare fuoco, colpendo il 28enne alla testa. I soccorsi sono stati immediati, ma inutili: l’uomo è morto poco dopo.

La testimonianza del poliziotto davanti al pm

Davanti al pm Giovanni Tarzia, il poliziotto – ora indagato per omicidio volontario, atto dovuto per consentire gli accertamenti – ha spiegato di aver agito per paura:

“Sono ancora sotto choc. Non pensavo di uccidere. Quando ho visto la pistola ho avuto paura e ho sparato”.

Ha inoltre riferito di non essersi reso conto che l’arma fosse finta, a causa del buio e della distanza forse era impossibile.

La Procura dovrà ora ricostruire nel dettaglio la dinamica e valutare se ricorrano o meno i presupposti della legittima difesa.

Salvini, basta “indagini automatiche” su agenti che si difendono

Battuta di Salvini contro il Centrosinistra: "Tu quante case hai occupato, 15? Subito capolista"
Matteo Salvini, leader della Lega

Nel frattempo, dopo aver preso immediatamente le difese del poliziotto (“Io sto con il poliziotto, senza se e senza ma”), il vicepremier, leader della Lega ed ex Ministro dell’Interno, Matteo Salvini annuncia novità del Governo nel prossimo Decreto Sicurezza:

“Durante un controllo antidroga nella periferia di Milano un nordafricano, irregolare e con vari precedenti, si avvicina puntando una pistola contro gli agenti (solo dopo si scoprirà che era a salve). Un poliziotto si difende, il balordo muore, l’agente viene indagato per omicidio volontario. Tutto sbagliato! Nel nuovo pacchetto sicurezza abbiamo previsto una norma che eviti che gli agenti vengano automaticamente indagati dopo essersi difesi”.

Anche se il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha comunque invitato alla prudenza e ha escluso immunità per gli agenti:

Piantedosi all'Anci: "Incremento fondi per la sicurezza urbana una priorità"
Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno

Le prime informazioni possono essere imprecise, toccherà alle autorità competenti  verificare se l’uso delle armi sia stato legittimo e proporzionato. Non ho motivo di presumere sulla legittimità o proporzionalità dell’intervento fatto, ma non diamo scudi immunitari a nessuno. Le autorità competenti adesso vaglieranno il caso. Chiedo solo di non fare presunzioni di colpevolezza. Da parte mia assicuro che non ci saranno scudi immunitari. Ci rimetteremo in maniera serena alla valutazione di quello che sarà stato lo svolgimento dei fatti”.

Il sindaco Sala, no allo “scudo penale” per i poliziotti

Su quanto accaduto, in mattinata in un’intervista in Radio a Rtl è arrivato anche il commento del sindaco di Milano, Beppe Sala:

Beppe Sala, sindaco di Milano al secondo mandato

“Sala, non sono favorevole allo scudo penale per i poliziotti. Bisogna spiegare quello che è successo ieri sera a Rogoredo. Le responsabilità andranno verificate. Io non sono favorevole allo scudo penale per gli agenti, ma a spiegare quello che è successo”.

E ancora:

“Credo che serva più severità, e lo dico da uomo di sinistra: la severità rispetto a chi vende morte è necessaria. Detto ciò, è chiaro che le responsabilità andranno verificate”.

Ancora da Lega e FdI

Chiara e netta anche la posizione di Fratelli d’Italia attraverso le parole di Carlo Fidanza, ex consigliere comunale a Milano e oggi europarlamentare:

Carlo Fidanza, europarlamentare di Fratelli d’Italia

“La morte è sempre una sconfitta, ma nessuno si deve permettere di puntare il dito contro chi ha agito sotto minaccia e mentre stava facendo rispettare la legge”.

Chiudiamo la carrellata di posizioni politiche con Alessandra Cappellari, consigliere regionale della Lega e membro dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Lombardia, che ha commentato la mozione presentata dalla Lega al Pirellone per superare l’iscrizione automatica degli agenti coinvolti in operazioni di servizio.

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Alessandra Cappellari

“Chi indossa una divisa e interviene per garantire la sicurezza dei cittadini non può essere automaticamente iscritto nel registro degli indagati per aver fatto il proprio dovere. È una distorsione che va corretta, perché così si indebolisce chi ogni giorno è chiamato a intervenire in situazioni di pericolo estremo”.

“Quanto accaduto ieri a Milano Rogoredo, come in molti altri casi in Italia – prosegue Cappellari – dimostra l’assurdità di un sistema che, invece di tutelare le forze dell’ordine, le espone immediatamente a indagini e gogna mediatica. In pochi secondi, in contesti ad altissimo rischio, nessun agente può distinguere con certezza tra un’arma vera e una replica. Pretendere il contrario significa non conoscere la realtà del lavoro sul campo”.

“Chi opera per garantire l’ordine pubblico – aggiunge – prende decisioni in frazioni di secondo, spesso mettendo a rischio la propria vita. Trattarli come sospetti automatici non rafforza la sicurezza: la indebolisce”.

“Questa iniziativa – conclude Cappellari – si inserisce nel solco del pacchetto sicurezza promosso dal ministro Matteo Salvini, che punta a rafforzare strumenti e tutele per le forze dell’ordine. La Lega è e resta dalla parte di chi difende i cittadini: chi indossa una divisa non deve avere paura di intervenire. Difendere le forze dell’ordine significa difendere la sicurezza di tutti”.