Cronaca
Nessun controllo prima del crollo

La perizia: "Gran parte della fune del Mottarone già corrosa prima della tragedia"

La caduta della cabina sarebbe stata causata sia dall'erosione della fune, sia dalla presenza di forchettoni che hanno bloccato i freni d'emergenza.

La perizia: "Gran parte della fune del Mottarone già corrosa prima della tragedia"
Cronaca 19 Settembre 2022 ore 13:28

A un anno e quattro mesi dalla tragedia, sono stati depositati in Tribunale a Verbania i primi esiti della perizia che ha indagato sulla strage del Mottarone.

"Gran parte della fune era già corrosa prima della tragedia".

Una ricostruzione che rappresenterebbe una vera svolta nel dramma che, lo scorso 23 maggio 2021, ha portato alla morte di quattordici persone presenti sulla funivia, dal cui crollo si è salvato il piccolo Eitan di 6 anni.

Prima perizia sul Mottarone: "Fune già corrosa prima della tragedia"

Una base da cui partire per risalire alle responsabilità finali della tragedia. Come raccontato da Prima Novara, è stata depositata in Tribunale a Verbania la prima perizia riguardo la strage del Mottarone. L'esito dei periti tecnici rappresenterebbe una svolta importante nella vicenda che ha portato alla morte di quattordici persone:

"In corrispondenza del punto di rottura - si legge nel documento riportato da ANSA - il 68% circa dei fili presenta superfici di frattura che testimoniano una rottura (...) a fatica/corrosione dei fili ragionevolmente antecedente la precipitazione del 23 maggio 2021".

Il documento consegnato al gip di Verbania, quindi, ha sottolineato che la fune traente della funivia si sarebbe spezzata "a causa del degrado della fune stessa verificatosi in corrispondenza dell'innesto della fune nella testa fusa, punto più delicato della fune".

"La presenza di forchettoni ha bloccato i freni di emergenza"

Insieme allo stato di erosione della fune, i periti tecnici hanno aggiunto che, a causare la caduta, sarebbe stata la presenza di forchettoni che hanno escluso il funzionamento dei freni d'emergenza:

"La causa della precipitazione della cabina n. 3 della funivia - viene aggiunto nella perizia - è stata l'inserimento di esclusori di funzionamento al sistema frenante di emergenza previsto da norma e presente nella cabina n. 3. Tali esclusori hanno impedito, in occasione della rottura della fune traente, che il sistema frenante di emergenza si attivasse andando bloccare in sicurezza la cabina sulla fune portante".

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Nessun controllo della fune nei mesi precedenti alla tragedia

In ultima istanza, dalla perizia è emerso un altro dato sconcertante, quest'ultimo forse veramente decisivo e che con molta probabilità avrebbe potuto evitare la tragedia:

"Al fine di ridurre al minimo i rischi di precipitazione della cabina - scrive il collegio presieduto dal professor De Luca dell'università di Napoli - la prescrizione di normativa, oltre a prevedere la già citata presenza e disponibilità del freno di emergenza agente sulla fune portante, richiede anche che vengano condotti specifici e programmati controlli alla fune traente in corrispondenza dell'attacco della medesima con la testa fusa finalizzati alla sostituzione della testa fusa all'apparire dei primi segnali di degrado. Questo proprio perché è noto (cfr Circolare 130/1987) che in corrispondenza di tale innesto con più probabilità possano avvenire rotture a fatica e fatica/corrosione di questo tipo.

Dalle analisi mostrate nella presente perizia - prosegue - con ragionevole certezza ingegneristica, si dimostra che negli ultimi mesi i controlli, peraltro non ritrovati in alcun Registro, non sono stati effettuati. Una corretta attuazione dei controlli stessi avrebbe consentito di rilevare i segnali del degrado, ovvero la presenza di anche un solo filo rotto o segni di corrosione, e quindi di sostituire la testa fusa, così come previsto dalle norme".

 

Il personale della funivia conosceva il malfunzionamento dei freni

Stando alle analisi conclusive della perizia, è infine venuto a galla che il personale della funivia era a conoscenza del malfunzionamento del sistema frenante:

"La consapevolezza di questi malfunzionamenti - sottolineano i tecnici - ha condotto, piuttosto che a sospendere immediatamente l'esercizio pubblico, addirittura alla inaccettabile idea di inserire i dispositivi di esclusione di una funzione di sicurezza estrema rappresentata proprio dal freno di emergenza agente sulla fune portante ed addirittura tale inaccettabile idea di inserimento degli esclusori dei freni (cosidetti forchettoni ndr) è stata messa in atto nell'arco di un periodo di tempo neanche limitato, almeno dall'8 maggio 2021 al 23 maggio 2021 con continuità.

I rilevati frequenti malfunzionamenti avrebbero dovuto - piuttosto che determinare l'adozione del rimedio, contrario alla normativa vigente, di inibire il sistema frenante con l'inserimento degli esclusori dei freni - imporre l'esecuzione di una ben più approfondita ricerca e di una assidua (anche giornaliera) verifica della fune traente (elemento a questo punto di assoluta importanza per la sicurezza dei passeggeri e di tutti) in corrispondenza degli attacchi alla testa fusa, così come previsto dalla normativa sulle funi e dalle raccomandazioni del produttore, e comunque in ogni caso mai derogare dalla disponibilità della entrata in funzione dei freni in ogni corsa della funivia.

In sintesi - conclude la perizia - deve ritenersi esigibile da parte dei gestori delle funivie e del personale addetto, allo scopo adeguatamente formato, la conoscenza dell'esistenza del rischio, evidenziato nella letteratura tecnica di settore e nelle prescrizioni del normatore, sia della rottura delle funi di movimento e sia della (conseguente) rilevanza della funzione del freno di emergenza agente sulla fune portante".

Cosa è successo il giorno della tragedia

Erano le 12.02 del 23 maggio 2021. Da quel momento in poi, in tutta la Penisola, siti di informazione online, social media e telegiornali avrebbero focalizzato tutta la loro attenzione sulla montagna del Mottarone, situata in Piemonte fra il Verbano-Cusio-Ossola e la provincia di Novara, dove si era appena consumata una terribile tragedia: il cavo trainante della funivia del Mottarone si era improvvisamente precipitando verso valle e cadendo all’altezza di un pilone.

IL VIDEO:

Raggiunto i cento chilometri all’ora, la cabina numero 3 aveva poi fatto un balzo violento, sganciandosi dal cavo portante, precipitando a terra e rotolando ancore decine di metri prima di schiantarsi contro un albero. A bordo si trovavano 15 persone. Tutte loro sono tragicamente decedute, tranne una: Eitan, bimbo di 6 anni che si trovava in vacanza con la famiglia, era riuscito miracolosamente a sopravvivere.

Il piccolo Eitan con i suoi genitori deceduti nella strage del Mottarone

Il piccolo, dopo la strage, era diventato protagonista di un caso giudiziario tra i parenti del padre e quelli della madre. L'11 settembre 2021, infatti, Eitan, affidato inizialmente agli zii paterni, era finito in Israele con il nonno materno Shmuel Peleg, indagato per sequestro di persona dalla Procura di Pavia e sul quale pende un mandato di arresto internazionale. A dicembre, tuttavia, il bimbo è tornato a vivere con la zia paterna Aya Biran e il marito Or Nirko, con i quali sta affrontando il suo difficile ritorno alla normalità.

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