Niscemi continua a franare. E non è “solo” una frana, ma un intero versante collinare che sta scivolando verso la piana di Gela, trascinando con sé quartieri interi e lasciando dietro case inaccessibili, strade spezzate e una comunità costretta a lasciare tutto. La situazione nel comune in provincia di Caltanissetta (Sicilia), come ribadito più volte dal capo della Protezione civile Fabio Ciciliano, resta estremamente critica e in continuo peggioramento.
Il fronte del movimento franoso ha ormai raggiunto i 4 chilometri di estensione, con una zona rossa larga 150 metri dal margine del cedimento. La frana è ancora attiva e finché non si arresterà sarà impossibile fare una stima definitiva dei danni e del numero complessivo di persone coinvolte. Al momento, gli sfollati sono almeno 1.500, ma il dato potrebbe crescere ulteriormente.
Le case sul ciglio saranno demolite
Molte abitazioni, anche quelle che appaiono strutturalmente integre, non potranno più essere utilizzate.
I M P R E S S I O N A N T E!
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“Anche se alcune case sembrano perfettamente integre, sono talmente pericolose che nemmeno i vigili del fuoco potranno entrarvi per recuperare i beni delle famiglie”, ha spiegato Ciciliano, chiarendo che non verranno date false speranze a chi ha perso la propria casa.
Secondo la Protezione civile, le abitazioni che si trovano sul ciglio della frana dovranno essere demolite se non sarà la frana stessa a distruggerle. È per questo che si sta già ragionando su una delocalizzazione definitiva di parte della popolazione, con un censimento delle persone che necessitano di sostegno e di una nuova sistemazione.
La frana ha colpito duramente anche la viabilità. Il sindaco ha disposto la chiusura della strada provinciale 10, che collega la zona di Ponte Olivo a Niscemi, dopo che la provinciale 12 era già stata resa impraticabile da un precedente evento franoso. Rimane aperta solo la provinciale 11 Niscemi–Vittoria, unico collegamento verso Gela, mentre cresce il timore che il comune possa rimanere isolato.

Le scuole sono rimaste chiuse e durante la notte l’area è stata presidiata da protezione civile, vigili del fuoco e forze dell’ordine. Molti evacuati hanno trovato ospitalità da parenti e amici, altri hanno dormito al palazzetto dello sport “Pio La Torre”, dove sono state allestite brandine inviate da Palermo.
Fondi, polemiche e tensione sociale
All’emergenza materiale si aggiunge una forte tensione sociale. Nella zona rossa non ci sono solo abitazioni, ma anche attività commerciali, con il rischio di una vera e propria “bomba sociale”. Alcuni sfollati hanno protestato davanti al municipio gridando “Vergogna”, mentre cresce la rabbia per una tragedia che molti definiscono annunciata.

Il governatore della Sicilia, Renato Schifani, ha assicurato che la Regione si farà carico di un piano per ricollocare le famiglie che non potranno rientrare nelle loro case, sia in alloggi già esistenti sia in nuove costruzioni. Una volta perfezionata l’ordinanza di sgombero, sarà possibile attivare il contributo di autonoma sistemazione (Cas): 400 euro a nucleo familiare, più 100 euro per ogni componente fino a un massimo di 900 euro al mese, anche se sui tempi non ci sono ancora certezze.

Intanto è esplosa la polemica sui fondi. La segretaria del Pd Elly Schlein, in visita a Niscemi, ha chiesto di destinare risorse già previste per il Ponte sullo Stretto agli interventi per le aree colpite dal maltempo e dal dissesto idrogeologico. Una proposta che ha trovato spazio anche all’Assemblea regionale siciliana, dove è stato approvato un ordine del giorno per chiedere l’utilizzo dei fondi del Ponte, nonostante il parere contrario del governo regionale.
Un’emergenza che si ripete
Niscemi conosce bene la parola “frana”. Nel 1997 la cittadina aveva vissuto un incubo simile negli stessi quartieri, con uno stato di emergenza prorogato fino al 2007. Le mappe della Protezione civile regionale classificano l’area come a rischio “molto elevato” di dissesto geomorfologico e già negli ultimi anni erano stati segnalati crolli e smottamenti.

Oggi, però, l’emergenza è più vasta. Il terreno, composto da argille, continua a cedere: in alcuni punti si è registrato un taglio verticale di 25 metri. La frana resta attiva e, come sottolineato dalla Protezione civile, non tutto il paese è a rischio, ma alcune zone sono ormai considerate irrecuperabili.
La spiegazione geologica della frana di Niscemi in Sicilia pic.twitter.com/gPAGw8bTl5
— Geopop (@Geopopit) January 26, 2026
Sul posto è arrivato anche il procuratore di Gela, Salvatore Vella, che ha segnalato il rischio di problemi di ordine pubblico e la necessità di rafforzare la vigilanza per evitare episodi di sciacallaggio. Al momento non ci sono procedimenti penali aperti.
Tra i cittadini prevalgono paura e incertezza. A Niscemi, mentre la collina continua a muoversi, resta una domanda senza risposta: quanto altro potrà ancora crollare prima che l’emergenza trovi una soluzione definitiva.