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Furto opere di Antonello da Messina, sfuma la pista del furgone: caccia alla banda e al possibile basista

Il mezzo individuato in una zona isolata aveva fatto pensare a una prima svolta nelle indagini, ma gli accertamenti lo hanno escluso

Furto opere di Antonello da Messina, sfuma la pista del furgone: caccia alla banda e al possibile basista

Sembrava il primo elemento concreto lasciato dietro di sé dalla banda. Un furgone individuato in una zona isolata di Messina, fuori dalla copertura delle telecamere, aveva fatto ipotizzare agli investigatori che i ladri lo avessero utilizzato per allontanarsi dal museo e successivamente abbandonato per trasferire le opere su un secondo veicolo.

La pista, emersa lunedì 17 agosto 2026, è però durata poche ore. Gli accertamenti effettuati sul mezzo hanno dato esito negativo: secondo quanto riferito il 18 agosto da fonti investigative, il furgone non sarebbe quello utilizzato dagli autori del furto.

Le indagini ripartono quindi dalle immagini delle telecamere, dalle celle telefoniche e soprattutto dalla ricerca di un possibile basista che potrebbe avere fornito alla banda informazioni sulla struttura e sui sistemi di sicurezza.

Il colpo di Ferragosto in appena due minuti

Il furto è avvenuto la sera del 15 agosto 2026 al Museo Regionale Interdisciplinare di Messina, il MuMe, mentre gran parte della città era concentrata sulla tradizionale processione della Vara, uno degli eventi religiosi più partecipati dell’anno.

Mume
MuMe, Messina

Secondo la ricostruzione investigativa, la banda sarebbe stata composta da almeno quattro persone: due sono entrate nel museo mentre altre due avrebbero atteso all’esterno. I malviventi, vestiti di scuro e con caschi integrali da motociclista, hanno impiegato appena un paio di minuti per raggiungere le opere e portarle via.

Nel mirino sono finite tutte le cinque tavole superstiti del celebre Polittico di San Gregorio, realizzato da Antonello nel 1473, e una preziosa tavoletta bifronte raffigurante da un lato la Madonna col Bambino e dall’altro Cristo in Pietà.

Durante la fuga due tavole del Polittico sono state però abbandonate su un muretto vicino al museo e ritrovate da una famiglia, che intorno alle 21 ha chiamato il 112. Restano scomparse tre tavole del Polittico e la tavoletta bifronte, per un totale di quattro opere.

Il mistero dell’allarme e l’ipotesi di un basista

Uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta riguarda proprio la sicurezza del museo. La direzione ha riferito che i sistemi di allarme e videosorveglianza erano funzionanti. Gli investigatori stanno quindi cercando di capire perché il furto non sia stato individuato immediatamente nonostante nel museo fossero presenti i custodi del turno notturno.

Gli inquirenti stanno inoltre analizzando non soltanto le immagini registrate la sera del colpo, ma anche quelle dei giorni precedenti, alla ricerca di eventuali sopralluoghi effettuati dalla banda. Sotto esame anche i dati delle celle telefoniche, per individuare dispositivi comparsi nella zona soltanto nelle ore immediatamente precedenti al furto.

La precisione dell’azione e la rapidità con cui i ladri hanno raggiunto opere specifiche alimentano l’ipotesi che qualcuno potesse conoscere molto bene spazi, tempi e modalità di sorveglianza del museo. Non viene esclusa neppure la presenza di una banda specializzata proveniente da fuori Sicilia o dall’estero.

Capolavori praticamente impossibili da vendere

C’è poi un altro elemento che rende il furto particolarmente enigmatico: le opere di Antonello da Messina sono talmente rare e riconoscibili da risultare estremamente difficili da collocare sul mercato legale.

Il Polittico di San Gregorio ha inoltre un legame unico con la città. Commissionato dalla badessa Fabria Cirino per il monastero di Santa Maria extra moenia, è una delle testimonianze più importanti lasciate a Messina dal grande maestro del Rinascimento.

Proprio l’impossibilità di una normale vendita alimenta tra gli investigatori due scenari: un furto su commissione, destinato a un collezionista clandestino, oppure un’operazione criminale costruita attorno a un piano ancora da comprendere.

“Il gravissimo furto rappresenta una ferita non soltanto per la Sicilia, ma per l’intero patrimonio culturale della Nazione”, ha dichiarato il sottosegretario alla Cultura Pietro Cannella, auspicando “nel più breve tempo possibile” il recupero delle opere e l’individuazione dei responsabili.

Il museo riapre, ma al posto delle opere restano teli neri

Martedì 18 agosto il museo ha intanto riaperto al pubblico. Nelle sale, però, il vuoto lasciato dal furto è diventato immediatamente visibile: teli neri coprono le basi sulle quali erano collocate le tavole del Polittico e la colonna che ospitava la tavoletta bifronte.