rientro in italia

Flotilla, liberi Centrone e Alberizia dopo un mese in Libia. Gaza verso la “Rivoluzione del 26 giugno”

I due attivisti italiani erano stati fermati il 24 maggio a Sirte con altri membri del convoglio di terra diretto a Gaza. Tajani: “Grazie a un intenso lavoro diplomatico”

Flotilla, liberi Centrone e Alberizia dopo un mese in Libia. Gaza verso la “Rivoluzione del 26 giugno”

Dopo un mese di detenzione in Libia, si chiude la vicenda di Domenico Centrone e Leonarda “Dina” Alberizia, i due attivisti italiani della Global Sumud Flotilla fermati il 24 maggio 2026 nell’area di Sirte, nella Libia orientale.

Il loro rientro in Italia è previsto oggi, mercoledì 24 giugno, con arrivo a Fiumicino nella tarda mattinata. Ieri sera, 23 giugno, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha annunciato la liberazione con un messaggio sui social: “Sono felice di poter annunciare la liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia”.

Insieme a loro è stato preso in carico dal console italiano a Bengasi anche Matias Alvarez Rodriguez, cittadino uruguaiano con passaporto italiano. Tajani ha parlato di un risultato ottenuto “grazie a un intenso lavoro diplomatico”, condotto in coordinamento tra Farnesina e Palazzo Chigi, ringraziando anche il personale diplomatico e l’intelligence.

Dal convoglio del 15 maggio al fermo di Sirte

La missione era partita il 15 maggio 2026, nel giorno della Nakba, con l’obiettivo di raggiungere Gaza via terra portando aiuti umanitari. Secondo le ricostruzioni disponibili, il convoglio comprendeva ambulanze, case mobili, camion di aiuti e oltre duecento partecipanti provenienti da più di venticinque Paesi.

Il 24 maggio, una delegazione del gruppo si era spinta verso la zona di Sirte per negoziare il passaggio attraverso un’area controllata dalle autorità della Libia orientale, legate al generale Khalifa Haftar. Da quel momento, i contatti con una parte degli attivisti si erano interrotti.

Nei giorni successivi era emersa l’ipotesi di una contestazione per ingresso illegale nel territorio controllato da Bengasi. La detenzione dei dieci attivisti, tra cui i due italiani, è stata poi prorogata più volte.

“Da 30 giorni aspettavamo questo momento”

La notizia della liberazione è stata accolta con sollievo dai familiari e dalla rete italiana della Flotilla. Maria Elena Delia, portavoce italiana del movimento, ha commentato:

“Da 30 giorni aspettavamo questo momento”. Poi ha aggiunto: “Siamo felicissimi” e ha sottolineato che ci sarà tempo per analizzare quanto accaduto durante la detenzione.

Anche i familiari hanno espresso emozione. Giuseppe Alberizia, fratello di Dina, ha parlato di “tantissima gioia” dopo la telefonata ricevuta sulla liberazione. Per Domenico Centrone, originario di Molfetta e docente universitario, il rientro coincide con una data simbolica: il 24 giugno, giorno del suo compleanno.

Il caso aveva mobilitato università, associazioni e forze politiche. Il 1 giugno, Marco Grimaldi di Alleanza Verdi e Sinistra aveva chiesto al governo un “intervento immediato” per ottenere la liberazione degli attivisti, definiti persone impegnate in una missione umanitaria diretta a Gaza.

Gaza e l’appello del 26 giugno

Mentre in Italia si chiude la vicenda libica, l’attenzione resta puntata su Gaza. Per il 26 giugno è stata lanciata sui social una mobilitazione chiamata “Rivoluzione del 26 giugno”. Secondo le fonti internazionali, non si tratta di un’iniziativa organizzata da partiti italiani, ma di un appello promosso da attivisti palestinesi, giornalisti e figure della società civile, in parte residenti fuori dalla Striscia.

La campagna invita a manifestare contro il governo di Hamas e contro le condizioni politiche, sociali e umanitarie in cui vive la popolazione di Gaza. Lo slogan rilanciato dagli attivisti parla di “una vita migliore” e del “diritto del popolo a decidere il proprio destino”.

Il giornalista e attivista palestinese Abdul Hamid Abdul Ati, indicato fra i promotori, ha descritto l’iniziativa come un tentativo di portare all’esterno la sofferenza reale della popolazione.

Al Jerusalem Post ha detto: “Vogliamo solo vivere come qualsiasi altro essere umano”.