Apripista

Fine vita: morta “Libera”, primo caso in Italia di suicidio assistito con comando oculare

“Spero, con tutta me stessa, che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto che gli appartiene già"

Fine vita: morta “Libera”, primo caso in Italia di suicidio assistito con comando oculare

È morta Libera, nome di fantasia di una donna toscana di 55 anni affetta da sclerosi multipla e paralizzata dal collo in giù. La sua storia rappresenta un passaggio storico per il suicidio assistito in Italia: per la prima volta una persona ha potuto ricorrere alla somministrazione autonoma del farmaco letale tramite un dispositivo a comando oculare, realizzato appositamente dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

La vicenda di Libera si è sviluppata lungo un percorso di circa due anni, segnato da battaglie legali, rinvii e verifiche tecniche. Nonostante avesse ottenuto l’idoneità al suicidio assistito già nel 2024, la sua completa immobilità rendeva impossibile procedere autonomamente. Solo grazie a un dispositivo innovativo, testato nei giorni scorsi, è stato possibile compiere l’atto finale nella sua abitazione, consentendole di attivare l’infusione del farmaco letale con il solo movimento degli occhi.

La donna ha così esercitato il proprio diritto di accedere al fine vita in totale autonomia.

Il percorso legale e tecnico

A luglio 2024, Libera ottenne dalla USL Toscana Nord Ovest il via libera per l’accesso alla procedura di aiuto medico alla morte volontaria. Tuttavia, la paralisi totale impediva l’autosomministrazione del farmaco. Per questo, il suo collegio legale, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, presentò a marzo 2025 un ricorso urgente al tribunale di Firenze per autorizzare il medico a somministrare il farmaco.

Il giudice sollevò la questione di legittimità costituzionale sull’articolo 579 del codice penale, che punisce l’omicidio del consenziente, poiché la somministrazione da parte del medico avrebbe rientrato in questa fattispecie. A luglio 2025, la Corte Costituzionale ordinò la verifica, a livello nazionale e internazionale, dell’esistenza di dispositivi idonei all’autosomministrazione del farmaco per il suicidio assistito.

Successivamente, il CNR ricevette dal tribunale di Firenze l’incarico di realizzare il macchinario. Dopo mesi di progettazione e collaudi, il 20 novembre 2025 il dispositivo venne completato e, a marzo 2026, consegnato a Libera, con una prova preliminare con soluzione fisiologica per garantirne la sicurezza.

La morte di Libera

Nella giornata di ieri, mercoledì 25 marzo 2026, a casa sua, Libera ha potuto attivare autonomamente l’infusione del farmaco letale tramite il sistema di puntamento oculare interfacciato con la pompa infusionale, superando così l’ostacolo della tetraparesi spastica che le impediva qualsiasi movimento fisico.

Con questo gesto, Libera è diventata la 14ª persona in Italia a ricorrere al suicidio medicalmente assistito e la seconda in Toscana, seguita dall’Associazione Luca Coscioni.

Il caso ha messo in luce le lacune normative e operative per l’accesso al suicidio assistito, in particolare per le persone con disabilità gravissime che non possono muovere le mani o gli arti.

Il messaggio di Libera

Alla vigilia della sua morte, Libera aveva affidato all’associazione un messaggio potente:

“Spero, con tutta me stessa, che nessuno debba più aspettare due anni per poter esercitare un diritto che gli appartiene già. Nessuno dovrebbe essere costretto a lottare così a lungo per ciò che dovrebbe essere garantito. La mia battaglia è stata dura, ma desidero credere che non sia stata vana. Se servirà ad aprire anche solo una strada, ad accorciare anche solo un’attesa, allora avrà avuto senso. Ringrazio profondamente l’Associazione Luca Coscioni, che mi ha dato voce e strumenti per vedere riconosciuto questo diritto. E ringrazio, con sincera gratitudine, il mio medico, Paolo Malacarne. Questa non è solo la mia storia. È una richiesta di dignità, che spero un giorno non debba più essere conquistata, ma semplicemente rispettata”.

Il commento di Filomena Gallo e Marco Cappato

Filomena Gallo, Segretaria nazionale, e Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, hanno dichiarato:

“A ‘Libera’ va il nostro grazie per aver lottato non solo per sé, ma per tutte le persone nelle sue condizioni, contribuendo ad aprire una strada che potrà essere percorsa anche da altri. In questo momento il nostro pensiero e la nostra vicinanza vanno alla sua famiglia e a tutte le persone che le sono state accanto”.

Gli esponenti dell’associazione sottolineano come la vicenda di Libera rappresenti un apripista per altri pazienti con condizioni analoghe, per i quali l’autonomia nell’atto finale è una questione cruciale.

Possibile apripista

La morte di Libera segna un momento storico: per la prima volta in Italia una persona ha potuto esercitare il diritto al suicidio assistito in completa autonomia, grazie a un dispositivo tecnologico che apre la strada a soluzioni analoghe per altri pazienti paralizzati.