Ancora femminicidi, ancora violenza contro le donne. Non si è ancora spenta la ferale eco della morte di Federica Torzullo, uccisa dal marito ad Anguillara, nel Lazio, che una nuova tragedia si è verificata in Calabria, mentre un’altra è stata evitata in Veneto.
Femminicidio-suicidio in Calabria
Venerdì 23 gennaio 2026, la comunità di Mileto, in provincia di Vibo Valentia, Calabria, è stata scossa da un tragico episodio di violenza domestica. Un commercialista di 63 anni, Pasquale Calzone (in copertina), ha ucciso la consorte 55enne, Assunta Currà, da cui si stava separando, utilizzando una pistola legalmente detenuta. Dopo aver esploso i colpi mortali contro la vittima, il sessantatreenne ha rivolto l’arma verso di sé togliendosi la vita.
I corpi sono stati rinvenuti dal fratello del responsabile, recatosi presso l’abitazione di famiglia. Secondo le ricostruzioni dei carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia, i due erano separati da circa un anno. La cinquantacinquenne, che si era trasferita temporaneamente in Toscana prima di rientrare in Calabria, si trovava nell’appartamento per recuperare i propri effetti personali e completare il trasloco in una nuova casa. L’incontro è sfociato in un alterco fatale. Il magistrato Alessandra Trabucco ha disposto l’autopsia per chiarire la dinamica esatta del delitto.
Arresto nel Rodigino
Sempre nelle scorse ore, i militari dell’Arma di Castelmassa hanno tratto in arresto un quarantacinquenne residente a Castelnovo Bariano, in provincia di Rovigo, Veneto. L’indagato è accusato di aver violato il divieto di avvicinamento all’ex compagna di 43 anni.
Nonostante fosse stata la quarantatreenne a presentarsi presso l’abitazione (non è chiaro per quale motivo), l’autorità giudiziaria ha confermato la responsabilità del soggetto: la giurisprudenza della Cassazione stabilisce infatti che accettare l’incontro costituisce una violazione del provvedimento.
All’interno delle mura domestiche si è consumata una nuova aggressione fisica ai danni della visitatrice, già colpita nel novembre 2025 da lesioni guaribili in 90 giorni. L’intervento della Radiomobile ha portato al fermo del quarantacinquenne, successivamente condannato a otto mesi di reclusione con rito direttissimo. Il Gip del Tribunale di Rovigo, ravvisando il pericolo di reiterazione del reato, ha disposto la custodia cautelare in carcere.
L’entrata in vigore della legge 181 e il caso Torzullo
Questi recenti fatti di cronaca si inseriscono in un contesto normativo profondamente mutato dopo l’introduzione della legge 2 dicembre 2025, n. 181. Il provvedimento ha istituito l’articolo 577-bis del codice penale, definendo il femminicidio come reato autonomo quando il delitto è espressione di odio, discriminazione o volontà di controllo possessivo sulla vittima.

La prima applicazione di questa norma riguarda l’omicidio di Federica Torzullo, la quarantunenne uccisa ad Anguillara (Roma) lo scorso 8 gennaio. Per il delitto è accusato il marito Claudio Carlomagno, che avrebbe colpito la consorte con 23 coltellate prima di tentare l’occultamento del cadavere. Il caso rappresenta il simbolo di questo primo mese del 2026, evidenziando come la nuova legislazione miri a colpire non solo l’atto violento, ma la radice della sopraffazione esercitata per negare l’autonomia e i diritti fondamentali della persona offesa.