Cronaca
Ginnastica ritmica

Farfalle nel fango, altre denunce: "Mi chiamavano maialina, non potevo neppure bere"

Dopo lo sfogo di due ex azzurre è stata depositata in procura a Brescia una nuova denuncia. Parla anche l'ex campionessa Galtarossa e l'ex capitana Pagnini.

Farfalle nel fango, altre denunce: "Mi chiamavano maialina, non potevo neppure bere"
Cronaca 02 Novembre 2022 ore 11:04

Si complica la situazione per il team d'eccellenza della nostra ginnastica ritmica: le Farfalle Azzurre. La madre di due ragazze minorenni, ha affidato la sua testimonianza ai pm di Brescia, confermando, di fatto, le pesanti accuse di Nina Corradini e Anna Basta, ex atlete che avevano scoperchiato il vaso di Pandora raccontando di umiliazioni costanti, pressioni, pesanti proibizioni alimentari e insulti subiti durante gli anni da azzurre all'Accademia di Desio.

E la lista non è ancora terminata: all'elenco delle "grandi" accusatrici si è aggiunto un nome importante della ritmica. Giulia Galtarossa - che con le Farfalle ha vinto due Mondiali, e oggi ha 31 anni - ha deciso di unirsi al coro di denuncia:

"L'esperienza all'Accademia di Desio mi ha rovinato la vita. Appena ho lasciato la ginnastica ho iniziato un percorso in un centro per i disturbi dell'alimentazione: mi hanno diagnosticato una sindrome da alimentazione incontrollata. Una malattia che ha condizionato la mia vita sociale, per tanto tempo non sono uscita di casa".

Farfalle: la madre di due giovani atlete denuncia a Brescia

La firma sull'esposto è quella della madre di due sorelle, giovanissime atlete di ginnastica ritmica, che negli uffici della Squadra Mobile della Questura di Brescia ha denunciato i presunti maltrattamenti psicologici subiti dalle figlie da parte degli allenatori della palestra che frequentavano le minori. Successivamente la scelta di ritirarle, per salvaguardare il loro sviluppo psico-fisico.

Come racconta Prima Brescia, la donna ha raccontato delle fissazioni per il peso che le ragazzine sarebbero state costrette a rispettare, senza contare gli insulti per gli esercizi svolti non in modo impeccabile. L'esposto è stato poi trasmesso in Procura e ora si trova sul tavolo del pubblico ministero Alessio Bernardi, del dipartimento dei soggetti deboli. Con il Procuratore, Francesco Prete, che sta seguendo gli sviluppi in attesa delle relazioni della Squadra Mobile bresciana.

Farfalle nel fango: "Mi chiamavano maialina"

A Repubblica, che ha raccolto le prime testimonianze che hanno fatto partire l'inchiesta, affida il suo sfogo anche l'ex campionessa mondiale di ritmica Giulia Galtarossa circa le presunte umiliazioni subite dallo staff della Nazionale italiana:

"Una volta le allenatrici fecero schierare tutte le compagne davanti a me, poi una di loro mi chiese di fare un passo indietro e di girarmi di spalle per far vedere quanto fosse grosso il mio sedere. Mi chiamavano maialina".

 

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Giulia Galtarossa

Stando al suo racconto, quando la ragazza, nel 2012, aveva fatto presente alle allenatrici il proprio disagio, tutte avrebbero minimizzato.

"Ho anche pregato le allenatrici di mandarmi via. Loro però hanno fatto leva sul mio senso di colpa, facendomi pesare il fatto che la Federazione avesse fatto degli investimenti su di me. In realtà avevano bisogno solo di una pedina in più. Mi hanno fatto il lavaggio del cervello, per tanto tempo ho pensato fosse colpa mia e credevo davvero di essere grassa e brutta. L'unica mia colpa invece è essere rimasta in silenzio fino a oggi."

E sul perché non abbia denunciato fino ad oggi l'ex campionessa risponde:

"Una parte di me voleva farlo, ma l'altra aveva paura. Ero indecisa fino a poco fa, poi sono venuta a sapere che le allenatrici della Nazionale ancora ieri continuavano a dire in giro che i disturbi alimentari non esistono. Sono solo scuse, dicono, perché le ginnaste si sfogano sul cibo quando non arrivano ai risultati. Penso sia troppo".

E ancora:

"Sono arrivate a pesarmi anche 4 volte al giorno: era diventato un problema anche bere mezzo litro d'acqua dopo ore di allenamento. Una volta un'assistente dello staff mi ha urlato in un ristorante, un posto convenzionato con la federazione. Stavo sbucciando una pera. Entra e mi guarda con occhi sgranati, per poi dirmi: "Giulia, tu ti stai mangiando una pera?". Non potevo. Uno o due etti cambiavano la giornata in palestra. Una volta mi hanno dato una dieta e alla fine c'era scritto un messaggio per me: "Abbiamo un maialino in squadra".

Scatta l'indagine

Le allenatrici per ora non possono rilasciare dichiarazioni: verranno ascoltate dai procuratori federali e dai componenti del Safeguarding Officer. Così si chiama il nuovo organo entrato in vigore il 23 marzo. Indipendente da Federginnastica, ha competenze psicologiche e legali e farà una propria indagine sull'accaduto.

Il ministro dello Sport e dei Giovani, Andrea Abodi, incontrerà nella sede del ministero il presidente del Coni, Giovanni Malagò, e quello della Federginnastica, Gherardo Tecchi, per affrontare il tema delle denunce presentate nei giorni scorsi da alcune atlete della ritmica.

Le altre denunce

A far esplodere il caso, negli scorsi giorni, era stata la denuncia arrivata da Nina Corradini, ex atleta delle Farfalle Azzurre. Lei, con i suoi racconti, ha rotto per prima il muro di omertà.

 

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Quello che ha presentato l'atleta romana è stato uno spaccato letteralmente da incubo, con le accuse più gravi all'indirizzo dello staff tecnico, in particolare verso un'allenatrice che ogni mattina prendeva nota del peso e stilava una vera e propria relazione:

"Vergognati, mangia di meno, come fai a vederti allo specchio? Ma davvero riesci a guardarti?".

Nina Corradini

Quello di Cesano Maderno e Desio in Brianza coordinato dalla Federazione, stando ai racconti, era più un inferno che un collegiale: allenamenti di otto ore al giorno, rigide diete e proibizioni alimentari, sollecitazioni psicologiche che alla lunga hanno finito per stravolgere la vita delle atlete. Con particolari rivelati dalla stessa Corradini che fanno accapponare la pelle:

"Il cibo era diventato un incubo, pensavo alle conseguenze del mangiare determinati alimenti. Avevo imparato che di notte perdevo tre etti e che un bicchiere d'acqua ne pesava 2".

Poi la decisione di fermarsi, dire stop all'esperienza con le Farfalle, intraprendere addirittura un percorso in psicoanalisi e ora l'iscrizione a Scienze della Comunicazione. A Corradini si è unita Anna Basta, bolognese, arrivata 15enne a Desio e rimasta fino al 2020. L'ex azzurra, si è sfogata sui social descrivendo, sulla falsariga dell'amica e compagna di squadra, il clima che si respirava in squadra:

"Vivevamo 11 mesi all’anno in ritiro a Desio. I genitori li vedevamo se tutto andava bene una volta al mese e avendoli così lontano ci siamo sempre sentite responsabili di non farli preoccupare, perché sapevamo che sarebbe stato troppo difficile affrontare a distanza quello che stavamo affrontando noi in quel momento".

E ancora:

"Eravamo bambine che avvertivano già a 13 anni la responsabilità e l’importanza delle proprie scelte. Sapevamo che le nostre decisioni avevano un peso anche sui nostri genitori. Questo per far capire che già da piccole avevamo chiara la nostra strada e quello che abbiamo subìto non è certo colpa di un genitore che ha deciso di rispettare le nostre scelte. Il problema è decisamente un altro e la colpa non è nostra né delle nostre famiglie. Andiamo alla base del problema".

La replica della Federazione

Su quanto "denunciato" in queste ora da Corradini e Basta è arrivata anche la replica della Federazione attraverso un comunicato stampa:

"La Federazione Ginnastica d’Italia ha preso atto della intervista rilasciata dalla ex atleta Nina Corradini pubblicata in data 30.10.2022 sul quotidiano “La Repubblica” e comunica che La FGI non tollera alcuna forma di abuso ed è sempre al fianco di tutti i propri tesserati. Lo sport, con la ginnastica in primis, è rispetto della persona, celebrazione del talento e del benessere. Sono state date disposizioni perché sia immediatamente informata la Procura".

Se, con il passare dei giorni, dovessero arrivare ulteriori denunce la situazione - già complicata - per lo staff tecnico, potrebbe ulteriormente aggravarsi.

Le parole dell'ex capitana

Nelle scorse ore si è inserita nella discussione anche Marta Pagnini, ex capitana delle Farfalle azzurre della ritmica. Con una lettera aperta all'Ansa, la sportiva ha chiarito:

"Il nostro sport é ricco di sfaccettature, é affascinante tanto quanto complesso, gli allenamenti sono fatti di infinite ripetizioni alla ricerca del gesto perfetto e, allo stesso tempo, si lavora sulle emozioni sviluppando la componente espressiva e quella artistica. Uno degli aspetti fondamentali della ritmica - spiega - é la grande disciplina che viene presto appresa dalle atlete, fin dai primi giorni in palestra e senza distinzione di livello: dalla pettinatura alla postura, dalla cura del proprio corpo al rispetto per le compagne e per gli insegnanti. Nel mio percorso ho dovuto far fronte a tanti ostacoli, alcuni "fisiologici", classici del percorso di una ginnasta, altri assolutamente evitabili e che hanno lasciato piccole o grandi ferite nel mio cuore di bambina, adolescente e poi donna".

Marta Pagnini

E sulle allenatrici:

"Ho incontrato allenatrici che mi hanno dato tantissimo, che mi hanno cresciuta e supportata con ogni mezzo, che hanno creduto in me e mi hanno motivata. Allo stesso modo ho incontrato persone negative, che mi hanno resa insicura e fragile, che hanno usato parole pesanti e offensive nei miei confronti, portandomi a passare momenti di grande tristezza e difficoltà, anch'essi formativi a loro modo. Questo é avvenuto quando ero molto piccola e poi anche nei primi anni in squadra nazionale e l'ho raccontato più volte parlando della mia storia". "La ginnastica - aggiunge l'ex Farfalla - si evolve continuamente, io in qualità di giudice internazionale devo imparare regole e norme sempre nuove, che si adattano ai tempi moderni di anno in anno...Questa crescita avviene parallelamente anche in altri settori, non solo in quello tecnico. Ricordo che ai miei tempi mi rivolsi privatamente, con il supporto della mia famiglia, a figure come una psicoterapeuta e una nutrizionista, dalle quali mi sono fatta seguire nei miei ultimi anni. Un'esigenza che sentivo forte e che sono felice di aver soddisfatto. Ho appreso con piacere la notizia dell'inserimento di queste figure nello staff della nazionale italiana subito dopo il mio ritiro, lo trovo un progresso importante, segno che stiamo andando nella giusta direzione e che anche i grandi risultati stanno contribuendo senz'altro alla possibilità di inserimento di importanti risorse a tutela delle atlete e non solo. Non ho mai sofferto personalmente di disturbi alimentari ma so che sono un fenomeno diffuso tra le giovani e non solo, e non riguardano soltanto il mondo della ginnastica. Ho avuto modo di leggere le dichiarazioni di altre ex ginnaste che ne hanno sofferto ed esprimo loro la mia solidarietà. É una realtà triste ma non è la sola, il nostro sport ha anche tanti aspetti meravigliosi, allenatori seri e capaci e tantissime storie a lieto fine!".

Circa le denunce delle ginnaste:

"Ciò che è avvenuto in questi giorni ha portato una grande attenzione su questi temi e la Federazione ginnastica sta indagando seriamente sull'accaduto, affinché vengano messi in atto i giusti provvedimenti. Colgo l'occasione per invitare tutte e tutti coloro che abbiano necessità di aiuto ad utilizzare un importantissimo strumento messo a disposizione proprio negli ultimi mesi dalla Federazione, che si era mossa in via preventiva su questi temi, ovvero il "safeguarding officer". Trovo questo strumento il motore di una doverosa trasformazione all'interno del nostro mondo, sulla scia di paesi che ad oggi sono leader in questo campo e che hanno fatto da apripista già da tempo. Chiedere aiuto o effettuare segnalazioni é un diritto ed un dovere di ciascun atleta poiché è interesse di tutti vivere lo sport come un luogo di confronto, crescita e apprendimento".

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