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Ex Ilva, operai occupano l’aeroporto di Genova: “Siamo pronti a tutto per salvare il lavoro”

Domani la Cassazione si pronuncerà sul futuro degli impianti di Taranto

Ex Ilva, operai occupano l’aeroporto di Genova: “Siamo pronti a tutto per salvare il lavoro”

La vertenza ex Ilva torna a infiammarsi a Genova. Stamane, lunedì 19 ottobre 2026, i lavoratori dello stabilimento di Cornigliano hanno raggiunto in corteo l’aeroporto Cristoforo Colombo, entrando nell’area delle partenze e annunciandone l’occupazione. Una nuova mobilitazione dopo la comunicazione, arrivata venerdì 16 ottobre, della richiesta di ulteriore cassa integrazione da parte dei commissari straordinari di Acciaierie d’Italia.

A scatenare la protesta è soprattutto il timore che vengano meno gli impegni assunti appena cinque giorni fa per garantire la continuità produttiva dello stabilimento.

La protesta all’aeroporto e la rabbia dei sindacati

La giornata è cominciata con un’assemblea davanti alla fabbrica, prima della decisione di raggiungere lo scalo genovese. Armando Palombo, della Fiom Cgil, ha accusato i commissari di aver cambiato posizione a distanza di appena due giorni dall’accordo raggiunto con i rappresentanti dei lavoratori. Secondo il sindacalista, mercoledì 14 ottobre erano state fornite garanzie sulla prosecuzione dell’attività, mentre venerdì 16 è arrivata una comunicazione che rischia di compromettere proprio quelle prospettive.

“Ci mettono nelle condizioni di forzare e forzeremo”, ha dichiarato Palombo, denunciando l’impossibilità di ottenere risposte concrete senza nuove mobilitazioni.

Il nodo centrale rimane l’approvvigionamento dei coils, i rotoli di acciaio necessari ad alimentare le linee di lavorazione di Cornigliano.

L’accordo del 14 ottobre e la nuova cassa integrazione

La protesta arriva dopo una settimana particolarmente tesa. Lunedì 12 ottobre era iniziato uno sciopero nazionale negli stabilimenti dell’ex Ilva, accompagnato a Genova da cortei e presidi davanti alla Prefettura. Mercoledì 14, dopo tre giorni di mobilitazione e l’occupazione di alcuni locali della Prefettura, era stato raggiunto un accordo con i commissari straordinari.

L’intesa prevedeva il proseguimento delle lavorazioni di zincatura, decapaggio e banda stagnata fino alla fine di novembre, oltre alla ricerca di forniture alternative per garantire la continuità produttiva. In particolare, era stata prospettata la disponibilità di 35.000 tonnellate mensili di coils, di cui 25.000 per zincatura e decapaggio e 10.000 per la banda stagnata, attraverso lavorazioni per conto terzi. La successiva comunicazione sulla cassa integrazione ha però riaperto il conflitto.

Nicola Appice, della Fim Cisl, ha denunciato il rischio che lo stop coinvolga anche gli uffici e i reparti amministrativi, compromettendo ulteriormente l’attività industriale.

“Serve garantire gli approvvigionamenti subito”, ha ribadito, sottolineando che i lavoratori sono pronti a proseguire la mobilitazione per difendere l’occupazione.

La crisi dell’ex Ilva tra Genova e Taranto

La situazione di Cornigliano è strettamente collegata al futuro dell’intero gruppo siderurgico. L’incertezza sulla produzione di acciaio a Taranto ha infatti ricadute dirette anche sugli stabilimenti del Nord, che utilizzano i coils per le successive lavorazioni.

Il 13 ottobre il governo ha approvato nuove misure per sostenere la continuità industriale, prevedendo interventi sugli ammortizzatori sociali, incentivi all’occupazione e risorse per mantenere gli impianti in condizioni di possibile riavvio. I sindacati continuano tuttavia a chiedere un piano industriale credibile e forniture immediate di materia prima, giudicando insufficiente una risposta basata prevalentemente sulla cassa integrazione. Sul futuro del polo di Taranto pesa inoltre la pronuncia della Cassazione attesa per martedì 20 ottobre, relativa alla vicenda giudiziaria degli impianti dell’area a caldo. Un passaggio che aumenta ulteriormente l’incertezza per migliaia di lavoratori tra Puglia, Liguria e Piemonte.