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Colleferro, un altro femminicidio: da Cosenza a Venezia, l’estate riapre il conto della violenza sulle donne

Il caso di Tania Terrin, uccisa dall'ex nel Veneziano dopo un precedente tentativo di strangolamento e un ammonimento del Questore, riaccende il dibattito sulla prevenzione

Colleferro, un altro femminicidio: da Cosenza a Venezia, l’estate riapre il conto della violenza sulle donne

L’ultimo caso di femminicidio arriva da Colleferro, alle porte di Roma. Martedì 18 agosto, Joanna Rouissi, 50 anni, di origine polacca, è stata colpita mortalmente con diverse coltellate alla gola nella cucina della propria abitazione.

Joanna Rouissi
Joanna Rouissi

Il marito, un uomo di 69 anni di origine tunisina, è stato fermato poco dopo. Ha subito ammesso le proprie responsabilità davanti agli inquirenti: “Sono stato io, ho ucciso Joanna”.

La Procura di Velletri procede per femminicidio. Secondo le prime ricostruzioni, all’aggressione avrebbero assistito due dei cinque figli della coppia, uno dei quali minorenne. A chiamare aiuto sarebbe stata la figlia. L’allarme è scattato nel primo pomeriggio, quando la ragazza è rientrata trovando la madre riversa in terra, nel sangue. Una scena drammatica che ha fatto scattare immediatamente i soccorsi, ormai inutili.

Un delitto maturato ancora una volta all’interno delle mura domestiche, il luogo nel quale statisticamente si concentra una parte molto rilevante delle uccisioni di donne.

I segnali

Il sindaco di Colleferro, Giulio Calamita ha dichiarato:

“Da quello che possiamo capire, la signora era abbastanza conosciuta in zona e da alcune famiglie di Colleferro. Da quanto emerge, in qualche modo c’erano segnali di questa situazione che, però, evidentemente, sono sfuggiti o non sono stati ritenuti così pericolosi”.

Pare, infatti, che la vittima avesse già segnalato i disagi causati dal marito e che lo avesse anche accompagnato da uno psichiatra, avvisando la Asl sui disturbi dell’uomo.

Cosenza, una donna trovata morta in un campo

Quasi nelle stesse ore, a Corigliano-Rossano, in provincia di Cosenza, il corpo della 72enne Carmela Bifano è stato trovato in un fondo agricolo di Villaggio Frassa.

La donna presentava gravi lesioni alla testa, compatibili secondo i primi accertamenti con ripetuti colpi inferti con una pietra. La Procura di Castrovillari indaga per omicidio e ha disposto l’autopsia. La posizione del marito, che secondo quanto emerso si trovava con la donna, è al vaglio degli investigatori.

E il Cosentino era già stato teatro di un altro delitto appena due giorni prima. Il 16 agosto, Ornella Forastefano, 46 anni, era stata trovata agonizzante davanti al Pronto soccorso dell’ospedale di Trebisacce, con gravissimi traumi provocati da un pestaggio. Il compagno 42enne è stato successivamente fermato al porto di Bari, dove secondo gli investigatori stava cercando di partire per l’Albania. La Procura di Castrovillari sta ricostruendo gli ultimi momenti di vita della donna.

Ornella Forastefano
Ornella Forastefano

Il caso Tania Terrin e quella violenza che era già stata denunciata

Ma è soprattutto quanto accaduto in provincia di Venezia a sollevare una domanda più difficile. Tania Terrin, 39 anni, è stata trovata morta nella sua abitazione di Camponogara dopo Ferragosto. Secondo la ricostruzione degli investigatori sarebbe stata strangolata dall’ex compagno Dino Keber, che successivamente si è tolto la vita.

Tania Terrin
Tania Terrin

Il problema è ciò che era accaduto prima. Il 19 aprile 2026, secondo gli atti ricostruiti dagli investigatori, Keber avrebbe già stretto le mani attorno al collo della donna fino a farle perdere conoscenza. Tania aveva poi denunciato l’episodio ai carabinieri il 22 aprile, allegando anche un precedente referto medico relativo a un’altra aggressione.

A giugno il Questore di Venezia aveva disposto nei confronti dell’uomo un ammonimento. Nel provvedimento erano stati valutati anche tre precedenti episodi denunciati da altre donne, risalenti al 2002, 2010 e 2021. Quelle querele erano state successivamente ritirate e archiviate.

Non era stato invece applicato un braccialetto elettronico. Ed è qui che il caso è diventato anche politico e istituzionale.

“Quello che è accaduto a Camponogara è un fallimento”, ha dichiarato Luca Zaia, chiedendo di capire “che cosa non abbia funzionato”.

È però importante capire cosa sia realmente un ammonimento del Questore. Si tratta di uno strumento amministrativo di prevenzione previsto dalla normativa italiana in materia di stalking e violenza domestica: serve a intimare formalmente all’autore di interrompere determinati comportamenti e consente alle autorità di intervenire prima che si arrivi necessariamente a una condanna penale.

Non equivale però a un arresto, a un divieto giudiziario di avvicinamento o all’applicazione automatica di un braccialetto elettronico. Ed è proprio su questa distanza tra segnalazione del rischio e protezione effettiva della vittima che oggi si concentra il dibattito sul caso Terrin.

La procuratrice vicaria di Venezia Barbara Sargenti, responsabile dell’area che gestisce i reati da Codice Rosso, ha riconosciuto la particolare gravità del precedente episodio:

“Il tentativo di strangolamento è un fatto grave”.

La Procura veneziana arriva a gestire tra 50 e 70 denunce da Codice Rosso ogni settimana.

Qualche dato

Nella letteratura scientifica internazionale lo strangolamento non letale da parte del partner è considerato uno dei principali indicatori di possibile escalation della violenza.

Uno studio pubblicato sul Journal of Emergency Medicine ha rilevato che le donne che avevano già subito uno strangolamento non letale presentavano probabilità significativamente maggiori di essere successivamente vittime di tentato omicidio o omicidio da parte del partner. Per l’omicidio completato, l’associazione osservata era superiore a sette volte rispetto alle donne maltrattate che non avevano subito precedenti strangolamenti.

Non significa che ogni episodio di strangolamento conduca a un femminicidio. Significa però che, nella valutazione del rischio, mettere le mani al collo di una partner o ex partner non può essere considerato una violenza come le altre.

Nonostante l’escalation degli ultimi giorni, i dati ufficiali indicano anzi una riduzione delle vittime femminili nel primo semestre 2026.

Tra il 1° gennaio e il 30 giugno sono state registrate 34 donne vittime di omicidio volontario o femminicidio, contro le 54 dello stesso periodo del 2025: un calo di circa il 37%. Il rapporto del Servizio Analisi Criminale del Ministero dell’Interno distingue inoltre, dopo l’introduzione della specifica fattispecie penale, 8 vittime classificate come femminicidio ai sensi dell’articolo 577-bis.

Anche il dato annuale precedente mostrava una diminuzione. Nel 2025 sono state uccise 97 donne, contro 118 nel 2024, 120 nel 2023 e 130 nel 2022. Di quelle 97 vittime, 85 erano state uccise nell’ambito familiare o affettivo.

I numeri quindi non descrivono un fenomeno quantitativamente in crescita. Ma mostrano anche quanto la violenza letale contro le donne continui ad avere una caratteristica molto specifica: frequentemente l’autore appartiene alla cerchia familiare o sentimentale della vittima.

Crescono gli ammonimenti: oltre 4.500 in sei mesi

C’è poi un altro numero forse ancora più significativo. Nel primo semestre 2026 i provvedimenti di ammonimento del Questore sono stati 4.582, contro 4.138 nello stesso periodo del 2025: +10,7%.

Significa che dietro alle poche decine di casi che arrivano all’esito più estremo esiste una realtà composta da migliaia di situazioni di stalking, maltrattamenti e violenza domestica nelle quali le istituzioni sono chiamate a valutare il livello di pericolo.

Ed è lì che si gioca la partita più difficile: capire quali casi possono degenerare. L’omicidio rappresenta infatti soltanto l’ultimo gradino.

L’ultima indagine nazionale dell’Istat, pubblicata nel 2025, stima che l’11,4% delle donne che hanno o hanno avuto una relazione abbia subito nei cinque anni precedenti almeno una forma di violenza fisica, sessuale o psicologica da parte del partner o dell’ex. Circa 1,72 milioni di donne dichiarano di avere subito violenza fisica da un ex partner nel corso della propria vita e quasi 950.000 riferiscono violenze sessuali da parte di un ex.

La sfida più difficile è riuscire a riconoscere, tra migliaia di minacce, aggressioni, persecuzioni e richieste d’aiuto, il momento in cui una violenza sta per trasformarsi nell’ultima.