Il Quirinale chiude il caso Nicole Minetti e conferma la correttezza del percorso che ha portato alla concessione della grazia. Dopo le verifiche disposte dalla Procura generale di Milano, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha preso atto delle conclusioni degli accertamenti e, in una nota diffusa il 4 giugno 2026, ha fatto sapere che “non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato”.
Il Colle ha anche ribadito la propria “fiducia nella Magistratura”.
Dalla condanna alla grazia
Nicole Minetti, ex consigliera regionale lombarda ed ex igienista dentale, era stata coinvolta nelle vicende giudiziarie legate al caso Ruby. La pena complessiva da scontare era di 3 anni e 11 mesi, derivante dalle condanne per il processo Ruby bis e per peculato. La grazia era stata concessa dal presidente Mattarella il 18 febbraio 2026, su proposta favorevole del ministro della Giustizia Carlo Nordio e dopo il parere positivo degli organi giudiziari competenti.
Il motivo principale indicato a sostegno dell’atto di clemenza era di natura umanitaria: le gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minorenne di Minetti, bisognoso di cure e assistenza presso strutture specializzate. Il Quirinale lo aveva precisato già l’11 aprile 2026, spiegando però di non poter rendere pubblici altri dettagli per la tutela dei dati sensibili del minore.
Le inchieste giornalistiche e i dubbi
La vicenda si è riaperta dopo alcune inchieste giornalistiche che avevano messo in discussione la fondatezza degli elementi alla base della richiesta di grazia. I dubbi riguardavano, tra l’altro, la procedura di adozione del minore, il suo quadro sanitario, i rapporti familiari e alcune circostanze emerse dall’estero.
Di fronte a queste notizie, il Quirinale non ha lasciato cadere la questione. Il 27 aprile 2026 la Presidenza della Repubblica ha scritto formalmente al Ministero della Giustizia chiedendo di acquisire “con cortese urgenza” le informazioni necessarie a verificare la fondatezza di quanto pubblicato dalla stampa. Nella stessa lettera veniva ricordato che il decreto di grazia era stato adottato il 18 febbraio 2026 su proposta favorevole del ministro della Giustizia.

Le verifiche della Procura generale
A quel punto sono partiti nuovi accertamenti. La Procura generale presso la Corte d’appello di Milano ha svolto verifiche definite dal Quirinale “accurate”, anche attraverso organismi di polizia italiani e Interpol.
Secondo quanto comunicato dal Ministero della Giustizia il 3 giugno 2026, la Procura generale ha confermato i presupposti della grazia. In particolare, non sarebbero emerse irregolarità nel procedimento di adozione riconosciuto in Italia dal Tribunale per i minorenni di Venezia; non risulterebbero segnalazioni di reato o pendenze giudiziarie in Uruguay e Spagna a carico di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani; ed è stato confermato il grave quadro sanitario del minore, che richiede la presenza della madre in occasione di controlli e terapie.
La nota del Colle
La nota del Quirinale arriva quindi dopo questo supplemento istruttorio. Il Colle sottolinea che la Procura generale ha verificato le notizie di stampa “in ogni direzione necessaria” e ha concluso che i presunti fatti rappresentati non corrispondono al vero. Da qui la decisione di non riaprire il provvedimento di clemenza.
La Presidenza della Repubblica ha anche respinto l’idea che vi sia stata una gestione anomala o opaca del caso. Nella nota viene chiarito che non c’è stata alcuna “inconsueta segretezza”: nella maggior parte dei casi di grazia, infatti, il Quirinale non diffonde comunicati pubblici, soprattutto quando sono coinvolti dati sensibili, malattie, vicende familiari o minori.
Il Quirinale ricorda che, da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il presidente della Repubblica concede abitualmente l’atto di clemenza, senza farsi guidare da valutazioni estranee alla finalità umanitaria dell’istituto.
La replica del Fatto
La ricostruzione del Quirinale non ha però chiuso del tutto la polemica giornalistica. Il Fatto Quotidiano, che aveva sollevato il caso con i suoi articoli, ha sottolineato che i nuovi accertamenti sono stati disposti proprio dopo quelle inchieste. Il giornale ha però contestato il modo in cui sarebbe stata condotta la verifica.
Secondo il quotidiano, nelle verifiche ci si sarebbe affidati in larga parte alla documentazione e alle ricostruzioni provenienti dalla stessa Minetti e dal suo entourage, senza approfondire pienamente tutte le testimonianze e gli elementi controversi emersi dopo la grazia.