Una raffica di allarmi bomba, aerei dirottati, caccia militari in volo e passeggeri evacuati. È caos nei cieli europei, dove da diversi giorni si susseguono minacce contro voli commerciali in partenza o diretti verso numerosi aeroporti. Una nuova ondata di segnalazioni ha colpito il traffico aereo oggi, giovedì 5 novembre 2026, coinvolgendo anche collegamenti con Roma Fiumicino e Milano Malpensa.
Il bilancio provvisorio riportato dalle ricostruzioni giornalistiche parla di almeno 18 allarmi in Europa nell’arco di più giornate, con diverse segnalazioni riguardanti gli aeroporti italiani. Il numero è ancora in evoluzione e dipende dai casi inclusi nel conteggio. Reuters e Associated Press confermano comunque una serie di episodi distribuiti tra il 3 e il 5 novembre, con oltre una dozzina di voli coinvolti nella sola giornata di giovedì.
Finora, nei casi per i quali sono stati comunicati gli esiti dei controlli, non sono stati trovati ordigni esplosivi. Ma ogni segnalazione ha comunque imposto l’attivazione di procedure di sicurezza, con conseguenze per passeggeri, compagnie e aeroporti.
Da Dublino a Roma, il volo finisce in una base militare francese
Fra gli episodi più gravi c’è quello del volo Aer Lingus EI402, partito da Dublino e diretto a Roma Fiumicino. Durante il viaggio è arrivata una segnalazione sulla possibile presenza di una bomba a bordo. Il comandante ha modificato la rotta, dirigendosi verso la base aerea militare di Évreux, in Normandia, a ovest di Parigi. L’Airbus A320 è stato accompagnato da un velivolo militare francese fino all’atterraggio. A bordo si trovavano 151 passeggeri e sei membri dell’equipaggio, tutti messi in sicurezza mentre gli artificieri effettuavano le verifiche.
Il governo francese ha confermato di aver seguito l’emergenza in tempo reale. Un passeggero italiano, Nicola Timpone, ha raccontato all’ANSA che inizialmente ai viaggiatori era stato comunicato un problema tecnico. Soltanto vedendo i caccia militari affiancare l’aereo avevano iniziato a sospettare un allarme bomba.
Malpensa-Varsavia dirottato a Vienna, caccia anche a Fiumicino
Un secondo episodio ha coinvolto un Airbus A321 di Wizz Air, decollato da Milano Malpensa e diretto a Varsavia. Anche in questo caso la compagnia ha ricevuto una minaccia durante il volo e l’aereo è stato fatto atterrare precauzionalmente a Vienna, dove sono state attivate le procedure di sicurezza. Nelle stesse ore è scattata l’allerta sul volo Finnair AY1761, proveniente da Helsinki e diretto a Roma. L’aereo è stato accompagnato verso Fiumicino da caccia dell’Aeronautica Militare italiana ed è atterrato regolarmente intorno alle 9.30. Dopo l’arrivo, gli artificieri della Polizia hanno eseguito i controlli previsti, senza che emergessero elementi tali da confermare la minaccia.
Non si tratta dei primi episodi nella Capitale. Già martedì 3 novembre due voli Ryanair provenienti da Lisbona e Dublino erano stati oggetto di minacce analoghe. Anche allora erano scattate le procedure di sicurezza e i controlli su velivoli, bagagli e passeggeri, conclusi senza il ritrovamento di esplosivi.
La mail in italiano: “L’esplosione avverrà tra 60 minuti”
A collegare almeno due degli allarmi di giovedì è un messaggio di posta elettronica anonimo, scritto in italiano e inviato ad Aeroporti di Roma e ad altre società collegate allo scalo. Nella mail vengono indicati espressamente i voli da Helsinki e Dublino e annunciata la presenza di ordigni esplosivi a bordo. Il messaggio è firmato dai sedicenti “Combattenti dello Stato Maschile” e contiene riferimenti a un presunto complotto e a un “regime femminista”. Fra le frasi riportate dalle fonti investigative compare una minaccia particolarmente esplicita: “L’esplosione avverrà tra 60 minuti. Oggi il vostro cielo sarà rosso”.
La Polizia postale e la Polizia di frontiera aerea stanno cercando di ricostruire l’origine della comunicazione.
Allarmi anche in Bulgaria, Polonia e Repubblica Ceca
L’emergenza non riguarda soltanto l’Italia. In Bulgaria, tre voli diretti verso il Paese hanno richiesto procedure di atterraggio straordinarie dopo aver ricevuto segnalazioni di possibili esplosivi. Due collegamenti provenienti da Copenaghen e Madrid sono arrivati a Sofia, mentre un aereo partito da Londra è stato dirottato su Plovdiv.
Altre minacce hanno interessato voli in Polonia, Belgio, Finlandia e Repubblica Ceca. A Praga le autorità hanno predisposto controlli su diversi velivoli in arrivo. La successione ravvicinata degli episodi ha spinto gli investigatori a valutare possibili collegamenti tra le segnalazioni, pur in assenza di elementi pubblici sufficienti per attribuirle a un’unica regia.
Che cos’è lo scramble e perché intervengono i caccia militari
Quando un aereo civile riceve una minaccia giudicata potenzialmente grave, le autorità possono disporre il decollo immediato di velivoli militari pronti all’intervento. Questa procedura è chiamata scramble. I caccia raggiungono l’aereo interessato, ne verificano la situazione dall’esterno e possono accompagnarlo fino all’atterraggio, mantenendo un collegamento con i centri di controllo.
La presenza di aerei militari non significa necessariamente che sia stata accertata una bomba. È una misura precauzionale che permette alle autorità di intervenire rapidamente in presenza di un rischio potenziale. Una volta a terra, il velivolo può essere trasferito in una zona isolata dell’aeroporto. I passeggeri vengono fatti scendere in sicurezza e iniziano le ispezioni degli artificieri, che possono interessare cabina, stiva, bagagli e altri compartimenti.
L’ipotesi dello swatting: falsi allarmi per provocare il caos
È soprattutto il numero delle segnalazioni, concentrate in poche ore e su voli di compagnie differenti, ad alimentare il sospetto di un’azione organizzata. Fra le ipotesi considerate figura lo swatting, termine che indica l’invio deliberato di false segnalazioni di emergenza per provocare interventi delle forze dell’ordine. Applicato al trasporto aereo, un meccanismo simile può obbligare le autorità ad attivare costose procedure di sicurezza, deviare gli aerei e impegnare personale specializzato anche quando la minaccia non è reale.
Gli esperti di sicurezza aeronautica non escludono che si tratti di una campagna coordinata, ma considerano possibili anche altre spiegazioni, come un effetto imitazione o l’azione di singoli soggetti. Nell’attuale contesto internazionale viene valutata anche l’eventualità di operazioni di destabilizzazione riconducibili alla cosiddetta guerra ibrida. Al momento, tuttavia, non ci sono prove pubbliche che permettano di attribuire gli episodi a uno Stato o a un’organizzazione specifica. L’obiettivo delle indagini è proprio stabilire se dietro le numerose minacce ci sia un’unica origine.
Anche quando una segnalazione si rivela falsa, le conseguenze sono concrete: voli deviati, passeggeri costretti ad attendere, aeroporti impegnati nei controlli e risorse sottratte alle normali attività.