Proseguono le indagini sulla strage di Amendolara, dove quattro braccianti stranieri sono morti bruciati vivi in Calabria in un episodio definito dagli inquirenti di una crudeltà senza precedenti. Tra le piste al vaglio della Procura di Castrovillari, come riferito dall’Ansa, ci sono il caporalato e un possibile scontro tra gruppi di diverse nazionalità per il controllo della manodopera nei campi della Piana di Sibari e del Metapontino.
Il procuratore della Repubblica Alessandro D’Alessio ha confermato che l’ipotesi del caporalato rappresenta una delle direttrici investigative, precisando però che non è l’unica. Gli approfondimenti sono affidati alla Squadra Mobile di Cosenza, che continua a lavorare dopo il fermo dei due presunti autori materiali dell’omicidio.
Chi sono le vittime
Le vittime sono il cittadino pakistano Waseem Khan, 29 anni, e gli afghani Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, e Safi Iayjad, 27 anni.
Secondo quanto emerso dalle indagini, tutti erano regolarmente presenti in Italia e in possesso di un permesso di soggiorno. Anche i due indagati vivevano nel Paese da tempo. Un elemento che smentisce qualsiasi collegamento con l’immigrazione irregolare.
Il racconto del sopravvissuto
Fondamentale per ricostruire la dinamica dei fatti sarà la testimonianza di Mohammad Taj Alamyar, 35enne afghano e unico sopravvissuto alla strage.
E’ riuscito a salvarsi forzando il portellone posteriore del veicolo sul quale si trovava insieme alle vittime, mentre uno dei fermati tentava di impedirgli la fuga.
Per motivi di sicurezza, sia Alamyar sia un altro migrante afghano, Azrat Helal Armani, 27 anni, sono stati posti sotto protezione dalla Polizia e trasferiti da Villapiana, dove vivevano.
Meloni chiede chiarezza
Il caso ha suscitato una forte reazione a livello nazionale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso il proprio sgomento per quanto accaduto, chiedendo che vengano accertate tutte le responsabilità.
“È necessario fare piena luce su questo terribile crimine e assicurare tutti i responsabili alla giustizia”, ha scritto sui social. “L’Italia non arretra davanti alla violenza e alla barbarie”.
L’orribile omicidio dei quattro braccianti in Calabria ha sconvolto tutti noi. La notizia dei primi fermi, resi possibili anche grazie agli elementi prontamente raccolti dagli investigatori attraverso il sistema di videosorveglianza dell’area in cui si sono svolti i fatti,…
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) June 3, 2026
Sindacati contro il sistema
La tragedia ha riacceso il dibattito sul caporalato e sullo sfruttamento dei lavoratori agricoli.
La Flai Cgil ha annunciato per sabato una manifestazione ad Amendolara alla presenza del segretario generale Maurizio Landini. Secondo il sindacato, dietro il sistema dello sfruttamento agricolo potrebbero esserci interessi più ampi rispetto a quelli riconducibili ai singoli caporali.
Sulla stessa linea il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, che ha sollevato interrogativi sul possibile ruolo della criminalità organizzata nel controllo del lavoro nei campi.
La segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, ha invece sottolineato la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e contrasto al fenomeno.
Le richieste della politica
Dalle opposizioni arrivano richieste di un confronto urgente in Parlamento.
La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha invocato un maggiore impegno contro lo sfruttamento dei lavoratori agricoli, mentre il deputato del Movimento 5 Stelle Riccardo Tucci ha chiesto un’informativa urgente ai ministri dell’Interno, dell’Agricoltura e del Lavoro.
Tucci ha inoltre richiamato l’attenzione sui numeri del fenomeno, sostenendo la necessità di affrontare una questione che coinvolgerebbe circa 230mila persone in Italia.
Anche il leader di Alleanza Verdi e Sinistra Nicola Fratoianni ha sollecitato un intervento del governo e del Ministero del Lavoro.
Calabria parte civile
Sul fronte istituzionale, la Regione Calabria ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile nel procedimento.
L’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo ha confermato la decisione dell’ente, mentre il presidente della Regione Roberto Occhiuto ha ottenuto l’inserimento del tema all’ordine del giorno del prossimo Consiglio regionale.
L’assemblea discuterà di caporalato, sfruttamento del lavoro e condizioni dei migranti, in quella che la Regione definisce una riflessione necessaria dopo un episodio che ha profondamente colpito l’intera comunità calabrese.
Giovanni Ferrarese e Donato Di Sanzo dell’Istituto di Studi sul Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche, riportano alcuni dati in merito al fenomeno del caporalato e dello sfruttamento in agricoltura in Calabria:
“Secondo i dati elaborati, nel settore agricolo calabrese si stima la presenza di un contingente compreso tra 11.000 e 12.000 lavoratori impiegati in condizioni di irregolarità. Un fenomeno particolarmente rilevante nelle raccolte stagionali, differenziato a seconda dei territori, che in provincia di Cosenza interessa soprattutto i territori di Corigliano, Rossano Calabro, Sibari, Cassano Jonico, Tarsia, Trebisacce, e strettamente connesso alla presenza e alle forme di mobilità della manodopera straniera, proveniente soprattutto da India, Marocco e Mali”.