Si svolge oggi, martedì 3 marzo 2026, al Secondo Policlinico di Napoli l’esame autoptico e l’incidente probatorio per fare luce sul decesso di Domenico Caliendo, 2 anni, morto dopo un trapianto di cuore fallito al Monaldi. Gli accertamenti tecnici dovranno stabilire se l’organo sia stato danneggiato dal ghiaccio secco e se la condotta dei medici sia stata corretta.
Bimbo morto a Napoli, oggi autopsia e incidente probatorio
L’indagine riparte oggi con una novità nel gruppo di esperti che dovrà analizzare il caso. Il giudice ha infatti sostituito uno dei periti, Mauro Rinaldi, con il professor Ugolini Livi dopo la richiesta dell’avvocato della famiglia.
Il punto centrale è capire cosa sia successo esattamente quel 23 dicembre in sala operatoria. Gli esperti devono accertare se il primario abbia rimosso il cuore malato del bambino prima ancora di essere sicuro che quello nuovo, arrivato da Bolzano, fosse integro e pronto per l’innesto.
Lo sfogo del chirurgo Guido Oppido da Giletti
Sotto accusa per omicidio colposo c’è il cardiochirurgo Guido Oppido, ora sospeso dal lavoro. In un’intervista al programma “Lo stato delle cose” di Massimo Giletti su Rai 3, il medico ha respinto ogni colpa, definendosi anche lui una vittima.
“Ho fatto tutto quello che dovevo fare e l’ho fatto bene. Non merito di essere trattato così”, ha dichiarato.
Oppido a “Lo stato delle cose”
Secondo la sua versione, la responsabilità del ghiaccio secco finito nel contenitore dell’organo riguarderebbe la collega che si è occupata del trasporto. Oppido poi ha ricordato di aver operato tremila bambini in carriera e ha attaccato la pressione dei media.
“Voi giornalisti mi state rovinando la vita. Di queste cose ne parleremo con i giudici”.
La risposta della mamma di Domenico
La replica della madre del bimbo alle parole del chirurgo è stata secca.
“Non commento, ma la vittima è solo Domenico“, ha commentato.
Il piccolo è rimasto in coma per due mesi prima di arrendersi lo scorso 21 febbraio. Ora l’autopsia dovrà dire se il bambino poteva essere salvato, magari con un secondo trapianto d’emergenza, o se il danno subito dal cuore bruciato dal freddo eccessivo avesse già segnato il suo destino subito dopo l’intervento.