Una speranza che nasce dentro una tragedia e che, senza attenuarne l’orrore, restituisce almeno una traccia di senso. Alessandra Bruno, 49 anni, madre di quattro figli, è morta il 1 giugno 2026 all’ospedale Garibaldi di Catania, dopo essere stata aggredita nella sua abitazione a Belsito, frazione di Misterbianco, nel Catanese.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la donna sarebbe stata colpita violentemente dal marito nella notte tra venerdì 29 e sabato 30 maggio. L’uomo era già stato arrestato con l’accusa di tentato femminicidio; dopo il decesso della donna, la sua posizione giudiziaria potrebbe aggravarsi.
Alessandra era arrivata in ospedale in condizioni disperate, con una grave ferita alla testa. È stata sottoposta a un delicato intervento di neurochirurgia e poi ricoverata in rianimazione. Nonostante gli sforzi dei medici, le sue condizioni sono progressivamente peggiorate fino al decesso. Ma una decisione presa in precedenza, in un momento ordinario della vita quotidiana, ha permesso di salvare altre vite: Alessandra aveva espresso il consenso alla donazione degli organi al momento del rinnovo della carta d’identità.
In procinto di separarsi
La vittima era madre di quattro figli, due dei quali minorenni. La sua vita familiare, secondo le prime ricostruzioni, era segnata da una crisi profonda: la coppia sarebbe stata in fase di separazione e gli inquirenti stanno cercando di capire se vi fossero state tensioni o precedenti episodi di violenza.
La notte tra il 30 e il 31 maggio, Alessandra è stata trovata a terra a casa, priva di sensi, con una grave ferita alla testa. A chiamare il 112 è stata una delle figlie, che ha visto la madre ferita e ha chiesto aiuto. Per gli investigatori, la donna sarebbe stata colpita ripetutamente con un martello dal marito, il 53enne Salvatore Mallamo, arrestato subito dopo l’intervento dei carabinieri.

Trasferita in condizioni gravissime all’ospedale Garibaldi Centro di Catania, è morta dopo due giorni di agonia. Solo dopo, con il nulla osta dell’autorità giudiziaria, è stato possibile procedere al prelievo degli organi.
Il prelievo al Garibaldi e i trapianti in più regioni
Gli organi sono stati prelevati all’ospedale Garibaldi di Catania e trapiantati su cinque pazienti, in Sicilia e in altre regioni italiane. L’intero percorso è stato coordinato dal Centro regionale trapianti, come riferito dalla Regione Siciliana il 3 giugno 2026.
L’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, ha parlato di una tragedia che richiama le istituzioni a fare di più contro i femminicidi, ma anche di un gesto capace di trasformarsi in speranza.
“Dobbiamo essere grati ad Alessandra Bruno”, ha dichiarato, sottolineando il valore della sua scelta e della cultura della donazione.
Una firma al Comune che può cambiare il destino di altri pazienti
In Italia ogni cittadino maggiorenne può dichiarare la propria volontà sulla donazione di organi e tessuti al momento del rilascio o del rinnovo della carta d’identità. È possibile esprimere consenso, opposizione oppure scegliere di non pronunciarsi. La dichiarazione viene registrata nel Sistema Informativo Trapianti ed è consultabile dai medici dopo il decesso, per verificare l’esistenza di una volontà già espressa.
Il tema si inserisce in un quadro nazionale in crescita. Secondo il Centro nazionale trapianti, il 2025 è stato il miglior anno di sempre per la rete trapiantologica italiana: sono state registrate 2.164 donazioni di organi, con un incremento del 3,2% rispetto al 2024, e sono stati realizzati 4.697 trapianti, 55 in più dell’anno precedente. Il tasso nazionale di donazione ha raggiunto quota 30,2 donatori per milione di persone, collocando l’Italia tra i Paesi europei con i risultati più solidi.
Il femminicidio dentro la violenza di coppia
La morte di Alessandra Bruno riporta al centro anche il tema della violenza contro le donne. I dati Istat più recenti sugli omicidi volontari mostrano che, nel 2024, in Italia sono stati stimati 106 femminicidi presunti su 116 omicidi con vittima donna. Di questi, 62 sono avvenuti nell’ambito della coppia, per mano del partner o dell’ex partner.
Sempre secondo Istat, la violenza nelle relazioni intime resta una delle forme più diffuse e sommerse: nel 2025 circa 6,4 milioni di donne tra i 16 e i 75 anni hanno riferito di aver subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Le denunce, tuttavia, restano ancora basse: solo il 10,5% delle vittime ha denunciato la violenza subita da partner o ex partner negli ultimi cinque anni.