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138 morti nelle favelas di Rio de Janeiro in un’operazione contro il narcotraffico

Il governo rivendica un “colpo decisivo ai narcos”, ma le organizzazioni per i diritti umani denunciano un massacro e accusano la polizia di uso eccessivo della forza

138 morti nelle favelas di Rio de Janeiro in un’operazione contro il narcotraffico

Un’operazione di polizia di proporzioni mai viste ha sconvolto Rio de Janeiro, in Brasile. In quella che le autorità brasiliane definiscono la più vasta azione mai condotta contro il narcotraffico, 138 persone sono morte nel corso di scontri armati avvenuti in diverse favelas della città.

L’operazione, iniziata nella notte tra lunedì e martedì, ha coinvolto oltre 1.000 agenti delle forze di sicurezza, supportati da mezzi blindati ed elicotteri.

138 morti nelle favela di Rio de Janeiro in un’operazione contro il narcotraffico

Secondo quanto reso noto dal governo dello Stato di Rio, l’obiettivo era colpire le principali organizzazioni criminali che controllano il traffico di droga nelle zone di Complexo da Maré, Penha, Alemão e Vila Cruzeiro, quartieri popolari da anni teatro di violenze e scontri tra bande rivali. Le autorità sostengono che tra le vittime ci siano “numerosi membri di organizzazioni armate”, ma fonti indipendenti e gruppi per i diritti umani denunciano anche un numero imprecisato di civili coinvolti nei combattimenti.

L’operazione e le accuse di eccesso di violenza

L’intervento, coordinato dal Battaglione d’élite della Polizia Militare (BOPE) e dal Dipartimento federale per la sicurezza pubblica, sarebbe durato oltre 36 ore. Le forze dell’ordine hanno riferito di aver sequestrato armi da guerra, esplosivi e grandi quantità di stupefacenti, oltre ad aver arrestato decine di sospetti.

Secondo la polizia, l’operazione era diretta a colpire il comando della Comando Vermelho (CV), la più potente organizzazione criminale del Brasile, accusata di controllare il traffico di droga nella zona nord di Rio.

Tuttavia, le immagini diffuse dai media locali mostrano scene di panico tra i residenti, con scuole chiuse, ospedali che hanno sospeso i servizi e interi quartieri isolati dal resto della città. Le organizzazioni per i diritti umani, tra cui Amnesty International Brasile e l’Istituto Fogo Cruzado, hanno denunciato “un uso sproporzionato della forza” e “esecuzioni sommarie coperte dal pretesto della lotta al narcotraffico”.

Il governo difende l’azione: “Colpo decisivo al potere dei narcos”

Il governatore di Rio de Janeiro, Cláudio Castro, ha difeso l’operazione, definendola “un passo necessario per restituire sicurezza ai cittadini”.

“Non possiamo permettere che intere comunità siano tenute in ostaggio dal crimine organizzato. Questa azione dimostra che lo Stato è presente e deciso a riconquistare il controllo dei territori”, ha dichiarato Castro in una conferenza stampa.

Anche il ministro della Giustizia brasiliano, Ricardo Lewandowski, ha parlato di “un’azione di intelligence preparata da mesi”, sottolineando che “molti dei ricercati erano responsabili di omicidi, sequestri e traffici internazionali di droga e armi”.

Le reazioni e le proteste

La risposta della società civile, però, è stata durissima. Centinaia di persone sono scese in strada nei pressi del Complexo do Alemão, chiedendo giustizia per le vittime civili e denunciando la “militarizzazione” delle favelas.

“Non è una guerra alla droga, è una guerra ai poveri”, ha affermato una rappresentante del movimento Voz das Favelas, ricordando che fra i morti figurano anche minori e abitanti che non avevano legami con il crimine organizzato.

138 morti nelle favela di Rio de Janeiro in un'operazione contro il narcotraffico
Favelas di Rio de Janeiro

Il Ministero Pubblico Federale ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per accertare eventuali violazioni dei diritti umani e l’uso eccessivo della forza da parte della polizia.

Una città sotto assedio

Le operazioni anti-narcos non sono una novità per Rio de Janeiro, ma la portata di questa azione e il numero di vittime la rendono una delle più sanguinose nella storia recente del Brasile. Solo nel 2021, un blitz nella favela di Jacarezinho aveva causato 28 morti, suscitando proteste internazionali.

Gli esperti sottolineano come la strategia basata esclusivamente sull’uso della forza non abbia mai portato risultati duraturi.

“L’eliminazione di membri di bande non distrugge le organizzazioni criminali: vengono immediatamente sostituiti. Servono politiche sociali e presenza dello Stato nei territori”, ha dichiarato la sociologa Silvia Ramos, dell’Università Cândido Mendes.

Intanto, mentre le autorità parlano di “successo operativo”, le famiglie delle vittime cercano ancora di identificare i corpi negli obitori cittadini. Il bilancio, secondo fonti ospedaliere, potrebbe salire ulteriormente nelle prossime ore.