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Variante Omicron, cosa sappiamo (per certo): incubazione, sintomi, gravità

Potrebbero essere necessari solo 3 giorni prima che le persone mostrino i segni dell'infezione, diventino contagiose e risultino positive.

Variante Omicron, cosa sappiamo (per certo): incubazione, sintomi, gravità
Attualità 30 Dicembre 2021 ore 16:59

Sebbene gli esperti ci vadano con i piedi di piombo e ribadiscano che mancano ancora diversi dati per potersi sbilanciare in termini definitivi su un identikit esaustivo relativo alla variante Omicron, è altresì vero che gli studi su questa mutazione sono numerosi e, quando i dati vengono analizzati, il quadro si delinea.

Facciamo dunque il punto su cosa sappiamo.

Variante Omicron: contagiosità e incubazione

La caratteristica, che fin da subito ha trovato conferma, è l'estrema contagiosità di questa variante. Secondo alcuni studi, addirittura, avrebbe una contagiosità di 5 volte superiore rispetto alla Delta.

Gli elementi più recenti sono legati alla durata dell'incubazione e sono contenuti in uno studio pubblicato negli Stati Uniti dai Cdc (Centers for Disease Control and Prevention). Potrebbero essere necessari solo 3 giorni prima che le persone mostrino i segni dell'infezione, diventino contagiose e risultino positive, secondo quanto emerge dal periodo di incubazione mediano osservato in un cluster formato da una famiglia di 6 persone.
Considerando che il periodo di incubazione mediano del coronavirus originario è stato descritto come uguale o superiore a 5 giorni e risulta più vicino a 4 giorni per la variante Delta, i tempi di Omicron appaiono quindi accelerati rispetto alle altre mutazioni.

Sintomi

Se Omicron provochi, o meno, una forma meno severa di malattia è ancora un nodo discusso dagli esperti. Diverse indagini andrebbero a confermare che, a differenza del covid tradizionale, i sintomi risultano più lievi: dal raffreddore che ricorda i malanni stagionali, soprattutto dei bambini, alla diarrea.

Le prime indicazioni sono arrivate dal Sudafrica e in maniera più massiccia dalla Gran Bretagna. I sintomi più comuni riportati e archiviati dall'app ZOE COVID, che si è trasformata in un prezioso archivio Oltremanica, sono stati naso che cola, mal di testa, stanchezza con dolori muscolari, starnuti e mal di gola. Vengono segnalati casi di nausea e diarrea. Meno frequenti le segnalazioni alla perdita di olfatto e gusto, sintomi 'spia' della malattia nelle precedenti ondate.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, al momento non ci sono evidenze né per confermare che Omicron causi una malattia più grave rispetto alle altre, né informazioni che suggeriscano che i sintomi associati a questa variante siano diversi da quelli dovute alle altre:

“I casi iniziali di infezione riguardano studenti universitari, persone giovani che tendono ad avere una malattia più lieve, ma per capire il livello di gravità dell’infezione causata da Omicron servirà più tempo”.

Vaccino

Altro grande tema riguarda la copertura del vaccino: Pfizer, nelle scorse ore, ha annunciato l’arrivo in primavera di un siero adattato a questa specifica mutazione del Covid. Secondo uno studio pubblicato su Nature e firmato da Henning Gruell, Kanika Vanshylla, Florian Kurth, Leif E. Sander e Florian Klein due dosi di vaccino non bastano per neutralizzare Omicron. Ma il booster a mRna è molto più efficace nel contrasto al virus.