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sentenza della cassazione

Ti fai male durante la pausa caffè? Affari tuoi, non è infortunio

Un'impiegata della Procura di Firenze dovrà pagare anche le spese legali all'Inail.

Ti fai male durante la pausa caffè? Affari tuoi, non è infortunio
Attualità 09 Novembre 2021 ore 14:51

Ammesso che sia possibile farsi male durante la pausa caffè, nel caso in cui questo accada non può essere considerato infortunio, anche se avviene in orario di lavoro e con il benestare del capo. Lo ha deciso la Corte di Cassazione.

Pausa caffè? Se ti fai male sono affari tuoi

Il pronunciamento della Suprema Corte nasce dal ricorso presentato dall'Inail nei confronti di un'impiegata della Procura di Firenze e del suo indennizzo a seguito di un incidente "sul lavoro". Era il luglio 2010 e la donna, con il permesso del suo superiore, era uscita dall'ufficio per andare a bere un caffè al bar poiché sul suo posto di lavoro non c'era una macchinetta. Ma durante il tragitto era caduta e si era rotta un polso.

Una scelta dettata da impulsi personali

Per gli ermellini il dipendente che va al bar si espone volontariamente - e scientemente - a dei rischi, e dunque non ha diritto alla tutela dell'Inail. La pausa caffè, dunque, è "una scelta arbitraria mossa da impulsi per soddisfare esigenze personali procrastinabili e non impellenti" e chi va a farla al bar "affronta  una situazione diversa da quella inerente l'attività lavorativa, ponendo in essere una causa interruttiva di ogni nesso fra lavoro, rischio ed evento di infortunio". E dunque, secondo la Cassazione, è da escludere ogni possibilità di indennizzo se la pausa è avvenuta fuori dall'ufficio.

Dunque, sempre secondo i giudici, è stata la stessa impiegata a mettere a rischio la propria incolumità, e anche il permesso del datore di lavoro è del tutto irrilevante.

 Pure le spese legali

L'impiegata fiorentina aveva vinto in primo e secondo grado e ottenuto dall'Inail l'indennità di malattia temporanea e l'indennizzo per danno permanente del 10%. Ora, a undici anni di distanza, non solo ha perso il diritto agli indennizzi, ma è stata anche condannata a pagare 5.300 euro di spese legali.