A partire da oggi, lunedì 28 settembre 2026, ha inizio il mese del price cap deciso da ENI (Ente Nazionale Idrocarburi): un tetto al costo dei carburanti nelle sue stazioni che, con un taglio di circa 17 centesimi rispetto alle soglie attuali, porta la benzina a 1,99€/l e il diesel a 2,19 €/l.

Come riferito dal Corriere della Sera, questa misura costerà a ENI circa 100 milioni di euro al mese. La società partecipata dallo Stato possiede 4mila distributori in tutta Italia (75% gestito dall’azienda), alcuni dei quali convenzionati, cioè che vendono prodotti ENI o usano il loro marchio. Anche a quest’ultimi è stato riferito di limitare i prezzi dei carburanti, con la promessa ai gestori di un rimborso per compensare le perdite derivate dalla vendita a minor prezzo delle scorte acquistate a costi maggiori.
Anche IP attua prezzi calmierati
Ma ad attuare un provvedimento simile non è solo ENI.
Proprio nella giornata di ieri, domenica 27 settembre 2026, anche i distributori a marchio IP (Italiana Petroli) applicheranno prezzi calmierati.
“Il gruppo Socar, che lo scorso 8 maggio ha finalizzato l’acquisizione di Italiana Petroli da Api Holding, ha deciso di rafforzare il proprio impegno nei confronti dell’Italia, con l’obiettivo di fissare un limite ai prezzi di vendita di benzina e gasolio lungo la rete distribuzione carburanti.
Il valore del prezzi verrà stabilito in base alle diverse esigenze per garantire la sopravvivenza della filiera, costituita da migliaia di operatori. In questo modo la compagnia statale azera aderisce all’appello del Governo italiano di andare incontro alle necessità di famiglie e imprese, che ormai da oltre sei mesi si confrontano con prezzi dei carburanti straordinariamente alti a causa del contesto di forte instabilità geopolitica che impatta le catene di approvvigionamento globali.
Il limite sarà applicato progressivamente, a partire dalla rete a marchio IP, garantendo un significativo supporto ai partner e ai retisti con cui l’azienda ha costruito negli anni un rapporto di piena fiducia, trasparenza e collaborazione, che la distingue all’interno del panorama energetico nazionale. Verranno contestualmente studiate le modalità più efficaci per estendere il meccanismo alle stazioni a marchio Esso e agli altri operatori della filiera che si riforniscono da IP e distribuiscono attraverso i propri marchi in tutto il territorio nazionale”.
Meloni ringrazia
Proprio come accaduto a seguito della misura di ENI (comunicata venerdì 25 settembre 2026), anche dopo l’annuncio di IP è arrivato a stretto giro il ringraziamento da parte della nostra Premier Giorgia Meloni.
“Dopo Eni, anche IP ha scelto di limitare il prezzo dei carburanti su tutto il territorio nazionale. È un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti. Desidero ringraziare per questo il Presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, per il segnale di attenzione che rafforza la nostra cooperazione, e il presidente di Socar, Rovshan Najaf. Il Governo continuerà a lavorare per sostenere le famiglie e proteggere il loro potere d’acquisto, soprattutto in questa fase internazionale così complessa”.
La Presidente del Consiglio, invece, sul price cap di ENI aveva affermato:
“Il Governo ringrazia ENI per l’importante iniziativa di porre un tetto massimo al prezzo di benzina e gasolio. Un lodevole atto di attenzione all’Italia, che va nella auspicata direzione di calmierare il caro carburante che, a causa del difficile contesto internazionale, sta colpendo le famiglie italiane”.
Polemica delle associazioni
Ma mentre il Governo ringrazia per il supporto ricevuto sul fronte caro carburanti (per diverse settimane l’Esecutivo aveva applicato un taglio delle accise, provvedimento che col tempo è andato riducendosi a causa degli elevati costi per garantirlo: da sabato 26 settembre 2026, lo sconto per il diesel è sceso a 6 centesimi al litro), ci sono altre realtà che hanno accolto il price cap di ENI e IP in maniera differente.
Figisc-Confcommercio, ad esempio, denuncia un rischio di concorrenza sleale da parte di ENI, azienda a controllo pubblico, guardando al precedente francese, dove una mossa simile di TotalEnergies ha fatto infuriare i gestori indipendenti (detti anche “pompe bianche”).
Un minor costo dei carburanti in determinati distributori induce la clientela a scegliere quelle pompe rispetto ad altre dove il prezzo di benzina e diesel è maggiore. Il rischio opposto, tuttavia, è che in quei distributori si creino lunghe code o che i carburanti finiscano.
La Federazione dei gestori degli impianti di carburanti cita anche il tema della “tassa sugli extraprofitti” delle imprese, da cui lo Stato potrebbe ricavare risorse per garantire uno sconto più ampio e duraturo sulle accise. Argomento che però, come riferito dalla Figisc, potrebbe essere accantonato alla luce del price cap:
“Ora – e il riferimento ‘correlato all’agevolazione fiscale sulle accise’ nel comunicato ENI è elegante, ma inequivocabile – è l’Azienda pubblica a togliere le castagne dal fuoco al posto dello Stato, sulla scia di quanto TotalEnergies ha fatto in Francia (Stato che, per inciso, non ha ridotto le accise – 0,690 €/lt per la benzina e 0,607 per il gasolio, non proprio modeste – in questa crisi), acquisendo così volumi di vendite (tornano alla mente gli ‘scontoni’ dei week end estivi del 2012), gratitudine e meriti e, come sottoprodotto dell’operazione, mettendo all’angolo la discussione, peraltro spesso di facile presa demagogica, sulla tassazione dei sovraprofitti“.
A riguardo, critica è anche la posizione di Federico Valacchi, presidente regionale di Faib Confesercenti che accusa il Governo di essersi “levato le castagne dal fuoco” scaricando su ENI il compito di calmierare i prezzi, invece di tassare gli extraprofitti, penalizzando così i gestori delle altre compagnie che non possono decidere autonomamente i propri listini.
Assopetroli-Assoenergia (rappresenta piccole-medie imprese del settore), invece, ha convocato un Comitato di presidenza d’urgenza per valutare l’impatto della misura sulla concorrenza. Il presidente Andrea Rossetti, infatti, ha affermato che, allo stato attuale del costo dei carburanti, i distributori indipendenti non potranno mai scendere ai prezzi stabiliti da ENI e che considerano la misura “distorsiva del mercato”.