Una scossa di magnitudo 3.9 è stata registrata sabato 15 agosto 2026, alle 12:24, in provincia di Catania, nell’area dell’Etna. L’epicentro è stato localizzato nei pressi di Linguaglossa, secondo i dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Il terremoto, caratterizzato da un ipocentro molto superficiale, è stato percepito dalla popolazione dei territori vicini.
Terremoto sull’Etna, ipocentro a un chilometro
Il sisma ha avuto un ipocentro a circa un chilometro di profondità, una caratteristica che può rendere più percepibile il movimento tellurico anche in presenza di una magnitudo contenuta.
La scossa è avvenuta nel giorno di Ferragosto ed è stata avvertita nell’area attorno al vulcano. Il resoconto riferisce inoltre della possibile riattivazione della faglia della Pernicana, struttura geologica situata sul versante nord-orientale dell’Etna.
Fessure osservate sul terreno a Linguaglossa
Video e testimonianze raccolte sul posto mostrano spaccature lineari nel suolo, indicate come segni visibili associati all’evento sismico.
Il materiale disponibile non fornisce invece elementi sufficienti per attribuire alle fessure eventuali danni a edifici o per riferire di persone coinvolte e interventi di emergenza. I principali parametri registrati dall’Ingv sono l’orario della scossa, la magnitudo, la posizione dell’epicentro e la profondità dell’ipocentro.
Indonesia, 47 morti dopo il terremoto di magnitudo 7.7
Dall’altra parte del mondo, continua invece l’emergenza a Flores, isola dell’Indonesia orientale colpita da una serie di terremoti, il più forte dei quali ha raggiunto magnitudo 7.7. Il bilancio diffuso dall’agenzia nazionale per la gestione dei disastri è di 47 morti e 50 feriti.
Le squadre di soccorso stanno continuando a scavare tra le macerie alla ricerca delle persone disperse e di eventuali sopravvissuti negli edifici crollati o danneggiati. Le operazioni sono rese più difficili dalle frane, che hanno interrotto alcune strade e complicato l’accesso alle aree colpite.
Secondo i dati delle autorità, quasi 160 abitazioni sono state danneggiate, insieme a decine di scuole, strutture sanitarie e altri edifici pubblici.
Sfollati nei rifugi e aiuti dall’estero
La Croce Rossa internazionale e la Mezzaluna Rossa stanno preparando assistenza per circa 2mila persone sfollate, ospitate in strutture temporanee. Il governo di Giacarta ha destinato alla zona 50mila pacchi di aiuti, per un peso complessivo di 275 tonnellate.
Anche l’Unione europea ha offerto il proprio supporto. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha comunicato la disponibilità dei satelliti Copernicus per contribuire all’osservazione del territorio e alle attività di ricerca e soccorso.
In diverse aree di Flores mancano ancora elettricità e collegamenti telefonici. L’allerta tsunami è stata revocata, ma le autorità hanno invitato la popolazione a non rientrare negli edifici danneggiati per il rischio di nuovi crolli legati alle scosse di assestamento.
Le scosse di assestamento e l’allerta tsunami
Centinaia di abitanti sono rimasti all’aperto per ore mentre continuavano le repliche del terremoto. La più forte ha raggiunto magnitudo 6.1.
L’agenzia geologica indonesiana ha inoltre segnalato, in alcune zone costiere di Flores, onde alte fino a 1,6 metri. L’epicentro della scossa principale, a bassa profondità, era al largo della costa settentrionale dell’isola, secondo le autorità indonesiane e statunitensi.
Paura tra i residenti di Flores
I giornalisti dell’Afp hanno osservato gli abitanti allontanarsi rapidamente dal litorale, temendo l’arrivo di uno tsunami. Alcune abitazioni hanno riportato danni evidenti: in diversi edifici sono crollate parti delle facciate, mentre all’interno oggetti e suppellettili sono caduti dagli scaffali e dagli armadi.
Lukas Lotar, responsabile di un ospedale, ha raccontato di essere stato preso dal panico quando il terreno ha iniziato a tremare. Anche i pazienti hanno lasciato la struttura, mentre nel complesso sanitario sono comparsi muri crepati.
La testimonianza da Ruteng
Da Ruteng, città situata a circa 158 chilometri a ovest dell’epicentro, è arrivata la testimonianza di Yulian Juita Ekalia, 37 anni.
La residente ha descritto un movimento così forte da farle percepire la casa come un trampolino e ha spiegato di non avere mai vissuto un terremoto di quella magnitudo. Mentre usciva dall’abitazione, ha visto cadere la televisione, i trofei del figlio, gli scolapiatti e le valigie sistemate sopra gli armadi.
All’esterno ha trovato già riuniti il figlio e i vicini, che stavano urlando per la paura. Le testimonianze raccolte restituiscono così la dimensione del panico vissuto dalla popolazione e i primi effetti del sisma sugli edifici.
L’Indonesia nella Cintura di fuoco del Pacifico
Circa 12 ore dopo il terremoto di Flores, un’altra scossa di magnitudo 6.9 è stata registrata vicino a Pematangsiantar, sull’isola di Sumatra, a migliaia di chilometri di distanza. In questo caso il terremoto era profondo e localizzato sulla terraferma.
L’Indonesia è frequentemente interessata da terremoti perché si trova nella cosiddetta Cintura di fuoco del Pacifico, fascia caratterizzata da intensa attività sismica che attraversa il Giappone, il Sud-est asiatico e il bacino del Pacifico.
Flores aveva già subito nel 1992 un terremoto di magnitudo 7.7 seguito da uno tsunami, con circa 2.500 vittime. Nel 2004 una scossa di magnitudo 9.1 al largo di Sumatra provocò un devastante tsunami e circa 220mila morti nell’intera regione, tra cui circa 170mila in Indonesia.