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Come mettersi in salvo

Strage di Seul: la spiegazione da modelli matematici e psicologia delle folle

Le ricerche di matematici, neuroscienziati e fisici sul comportamento delle folle. Poche regole da tenere a mente per provare a mettersi in salvo.

Strage di Seul: la spiegazione da modelli matematici e psicologia delle folle
Attualità 31 Ottobre 2022 ore 14:49

Gli inglesi hanno un nome per i tragici fenomeni come quello accaduto a Seul nelle scorse ore che, durante i festeggiamenti in strada per Halloween, ha portato alla morte di 154 ragazzi. Schiacciati dalla folla, prigionieri uno dell'altro, finiti calpestati o stritolati, con i polmoni che non riuscivano più a immettere aria. Il termine è “stampede”: si applica sia alle mandrie di animali che alle folle di uomini. In italiano si traduce con espressioni come “fuggi fuggi” o “fuga precipitosa”.

Panico e nessuna via d'uscita: quei giovani sono andati incontro a una morte orrenda, una strage che non è certo la prima, nel mondo, a causa della calca impazzita. Alla Loveparade, festival di musica dance, di Duisburg (Germania) nel 2010 vi furono 21 morti e oltre 500 feriti nel tunnel di accesso.

Strage alla Love Parade

In Italia, nel 2017, durante la proiezione della finale di Champions in piazza San Carlo a Torino, a causa del panico derivato dallo spruzzo di spray urticanti, la situazione è andata fuori controllo: la calca ha provocato più di 1.500 feriti e la morte di due donne e un uomo. Ma la lista delle ecatombe per fenomeni di questa natura, anche pacifici, è lunghissima.

Piazza san Carlo a Torino

La scienza studia su come possiamo difenderci.

Psicologia e fisica delle folle: cosa può fare la scienza

Come si può mettere a punto un modello di azione che limiti i danni causati dalla folla nel panico?

Si studiano i video delle stragi, applicando modelli matematici, ma anche il comportamento degli animali gregari, cioè quelli che si muovono in grandi gruppi, in terra e in cielo. Esistono modelli al computer, che consentono di studiare i flussi delle folle assimilando le persone a biglie, granelli di sabbia, fluidi.

Uno dei principali limiti di queste indagini risiede nella difficoltà di simulare i movimenti collettivi delle persone in contesti di calca e panico: non è eticamente accettabile esporli a tali rischi.

Capitale può essere quindi il focalizzarsi su cosa accade nel cervello di persone che si trovano all’interno di un gruppo. Una ricerca condotta dalle Università di Tilburg e di Maastricht, nei Paesi Bassi, ha usato la risonanza magnetica funzionale su gruppi di studio in cui, anche se in laboratorio e non in una situazione reale, sono state indotte sensazioni di felicità e paura: fra le persone impaurite si crea una sorta di meccanismo di gruppo con reazioni molto più rapide rispetto a una situazione di tranquillità.

Se prima infatti i matematici ipotizzavano, nelle simulazioni, che le persone si comportassero un po’ come gli elettroni di un atomo, che tendono a respingersi gli uni con gli altri sempre più, a mano a mano che si avvicinano tra loro, gli studiosi si sono invece accorti che è il tempo, non la distanza, a regolare il modo con cui le persone tendono a evitarsi. Più lo spostamento è lento più tendono a stare vicine, più è veloce più puntano ad allontanarsi.

Si è inoltre scoperto che, in questi casi, bastano anche una piccola spinta o un minimo movimento in un punto qualsiasi della folla, per trasferire una grande pressione in un altro punto distante, tanto da impedire alle persone di respirare. E senza che chi si trovi anche solo a pochi metri si accorga di nulla.

Quando invece la folla si muove velocemente, per esempio in una maratona, il movimento è molto più simile a quello di un fluido, come ha dimostrato un recente studio dell’Ens, la Scuola Normale Superiore di Lione, in Francia.

Gli animali sono più smart

È emerso che nei gruppi di animali gregari ogni individuo si muove autonomamente ma anche in coordinamento perfetto con tutti gli altri, rispondendo a una sorta di intelligenza distribuita. Gli umani in gruppo si muovono in modo molto meno efficiente. Probabilmente perché gli animali gregari sono stati plasmati dall’evoluzione a coordinarsi così. L’uomo ha invece sviluppato solo di recente, e per motivi legati a espressioni culturali l’abitudine a riunirsi in grandi folle.

Lo studio del Cnr

Uno studio italo-tedesco a cui ha partecipato l’Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio nazionale delle ricerche (Iac-Cnr) di Roma, può essere sfruttato per ‘orientare’ i movimenti di una folla in situazioni di emergenza, magari mescolando ad essa soggetti che sappiano precisamente come comportarsi.

“Abbiamo voluto testare sul campo la correttezza delle previsioni dei modelli matematici per il controllo delle folle che sfruttano il cosiddetto ‘effetto gregge’ – spiega Emiliano Cristiani dell’Iac-Cnr – Si tratta di un comportamento che si manifesta in animali sociali, come oche, scarafaggi e, naturalmente, pecore, che porta a muoversi seguendo i compagni vicini, indipendentemente dalla loro destinazione. In matematica, un gregge è un esempio di sistema auto-organizzante, un gruppo composto da un numero elevato di ‘agenti’ che seguono regole semplici e in cui le dinamiche individuali sono influenzate da quelle degli agenti più prossimi. Nonostante si tratti di atteggiamenti solitamente associati ad animali, studi del genere sono utili per indirizzare al meglio anche grandi folle di esseri umani in situazioni delicate come nei piani strategici di evacuazione”.

L’esperimento si è svolto nel Dipartimento di matematica della Sapienza Università di Roma. A due gruppi di circa 40 persone ognuno è stato chiesto di raggiungere, a partire da un’aula, un determinato luogo, sconosciuto a tutti tranne che a una persona nel primo gruppo e a cinque nel secondo (che non si sono svelate fino alla fine dell’esperimento).

“Uscendo dalla classe – prosegue il ricercatore Iac-Cnr – i soggetti hanno mostrato una lieve tendenza ad andare a destra, verso la parte del Dipartimento a loro più familiare, presto superata dal desiderio di raggiungere e seguire i compagni che si trovavano di fronte a loro. Questo comportamento ha permesso alle persone informate di ‘trascinare’ gli altri, portandoli a destinazione lungo il percorso più veloce”.

Si tratta del primo esperimento di questo genere effettuato con pedoni in un ambito di ricerca. Gli studiosi hanno verificato che le persone non sembrano a loro agio con istruzioni calate ‘dall’alto’, ma diventano docili quando viene fatto loro credere di scegliere autonomamente.

“Nuovi modelli matematici e metodi di ottimizzazione sono stati usati in combinazione per trovare la strategia dei ‘leader nascosti’ e portare tutti a destinazione evitando attese e congestioni. La migliore consiste nello spezzare la folla per indirizzarla verso tutte le uscite disponibili, anche le più lontane e meno conosciute. Nel caso di una sola uscita, invece per garantire un deflusso ottimale è paradossalmente preferibile ingannare alcune persone conducendole lontano da essa, per poi riportarle successivamente nella giusta direzione”.

Come rimanere vivi?

Veniamo al punto dolente: c’è qualche modo per chi si trova coinvolto in una situazione del genere per rendersi conto in anticipo del pericolo e di mettersi in sicurezza? L’unico modo per stare al sicuro è valutare il luogo e la situazione in anticipo ed essere molto prudenti. Ma, nel caso gli eventi precipitassero, ecco dei comportamenti che potrebbero aiutare.

  • Non sarà facile, ovvio. Ma cerca di rimanere in piedi. Qualunque cosa ti cada lasciala a terra, tu resta in piedi finché riesci. Se sciaguratamente cadi e non riesci a rialzarti girati sul fianco, proteggiti la testa e raccogli le gambe.
  • Proteggiti il petto con le mani in posizione da pugile: creerai una tasca d’aria che protegge il torace e i polmoni.
  • Stai concentrato su ciò che succede intorno. Non gridare, non sfiancarti.
  • Non spingere le persone e non andare nella direzione opposta al flusso. Molto meglio tentare una sortita in direzione laterale.
  • Cerca di trovare un'uscita meno dispendiosa in termini di energie, non necessariamente quella principale.
  • Evita gli ostacoli come muri e parapetti: potresti essere schiacciato.
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