La ricerca “Gen Z Health & Wellness“, realizzata da Ipsos Doxa per Weber Shandwick Italia, Gruppo Ebano, ha analizzato il rapporto dei giovani adulti italiani tra i 22 e i 30 anni con salute, benessere, alimentazione, prevenzione e informazione (in copertina: immagine di repertorio creata con l’intelligenza artificiale).
Quasi un giovane su due, il 46%, interpreta la salute come una responsabilità verso il futuro o come un investimento su sé stesso. Cambia anche il modo di intendere il benessere, che non viene più ricondotto esclusivamente alla dimensione fisica.
Salute anche mentale
Quando pensa allo “stare bene“, il 26% della Gen Z indica infatti al primo posto il benessere mentale, mentre il 23% cita l’assenza di malattie.
Il dato restituisce un’immagine diversa da quella di una generazione concentrata esclusivamente sul presente. Dietro la ricerca di benessere emerge invece un bisogno di costruzione, controllo e orientamento rispetto al proprio futuro.
Tre profili generazionali
La ricerca individua inoltre tre differenti profili all’interno della Generazione Z, comprendendo i nati tra il 1997 e il 2012.
I “Coinvolti“, che rappresentano il 23%, hanno già trasformato il benessere in una pratica quotidiana. Gli “Aspirazionali“, il gruppo più numeroso con il 60%, mostrano un forte interesse e sono informati sui temi della salute, ma presentano ancora una distanza tra intenzioni e comportamenti. Infine ci sono i “Distaccati“, pari al 17%, più lontani da routine strutturate e maggiormente esposti a percorsi informativi meno organizzati.
Come si informa la Gen Z
Quasi sette giovani su dieci dichiarano di informarsi con continuità su salute e benessere. In questo percorso il medico rimane la fonte considerata più autorevole su salute, alimentazione e benessere, indicata dal 46% degli intervistati.
Allo stesso tempo, il processo di acquisizione delle informazioni è diventato sempre più ibrido. Google viene utilizzato dal 40% dei giovani, mentre tra i social Instagram raggiunge il 29%, YouTube il 23% e TikTok il 18%.
ChatGPT entra nel percorso
Un ruolo sempre più rilevante è assunto anche dall’intelligenza artificiale. Il 30% della Gen Z utilizza ChatGPT o altri strumenti di AI per informarsi sui temi della salute e del benessere, mentre il 20% considera l’intelligenza artificiale la prima risorsa a cui rivolgersi di fronte a un dubbio concreto.
Secondo la ricerca, il fenomeno non rappresenta soltanto uno spostamento dalle fonti tradizionali a quelle digitali. Cambia soprattutto il modo in cui i giovani costruiscono fiducia e utilizzano le informazioni per arrivare a una decisione.
La Gen Z non cerca quindi soltanto contenuti, ma strumenti che permettano di interpretarli, confrontarli e trasformarli in scelte concrete. In un ambiente caratterizzato da una crescente disponibilità di informazioni, sapere non significa necessariamente saper scegliere.
Sui social conta chi parla
Anche il rapporto con i social network appare più articolato. Sui temi della salute e del benessere, secondo la ricerca, la credibilità della fonte pesa più del canale attraverso il quale l’informazione viene trasmessa.
La Gen Z utilizza le piattaforme digitali, ma attribuisce maggiore valore alle figure considerate competenti e specializzate. Medici, nutrizionisti, farmacisti e altri professionisti della salute rappresentano il riferimento per il 35% degli intervistati.
Creator e influencer generalisti hanno invece un peso molto più contenuto nei processi di scelta e orientamento, indicato al 10%.
Informare per orientare
Il quadro delineato da Ipsos Doxa evidenzia una generazione interessata alla salute e al benessere, ma attraversata da alcune tensioni. Da una parte c’è il desiderio di prendersi cura di sé, dall’altra la difficoltà di trasformare le intenzioni in comportamenti quotidiani.
Allo stesso modo, cresce l’autonomia nella ricerca delle informazioni, ma rimane forte il bisogno di una guida. E se la quantità di contenuti disponibili aumenta, diventa ancora più importante poter contare su fonti affidabili.
Per aziende e istituzioni la sfida, secondo lo studio, non consiste quindi soltanto nell’aumentare la quantità di comunicazione. Diventa centrale offrire contenuti credibili, comprensibili e pertinenti, capaci di aiutare i giovani a distinguere le informazioni, comprenderle e trasformarle in scelte consapevoli.