Da qualche anno oramai ci siamo abituati ad ascoltare notizie sulla guerra in Ucraina. Ora lo scenario si è decisamente allargato, con il conflitto in Medio Oriente che nelle ultime ore ha toccato anche un Paese dell’Unione Europea, con l’attacco a Cipro da parte libanese.
Negli ultimi giorni, peraltro, probabilmente proprio in relazione alle tensioni internazionali che riguardano di fatto anche il nostro Paese ha fatto “rumore” il fatto che i ragazzi italiani nati nel 2009 sono stati ufficialmente inseriti nel “manifesto di leva militare”. Si tratta di un documento che elenca nome, cognome, luogo di nascita e il “numero iscrizione nella lista di leva” di ogni cittadino maschio che, nel corso del 2026, compie 17 anni.
Detto questo, l’ipotesi di un’Italia in guerra appare decisamente remota (se non fantascientifica). Ma inevitabilmente c’è chi se lo è domandato di sicuro: se l’Italia andasse in guerra chi verrebbe richiamato alle armi?
Italia in guerra? Chi potrebbe essere richiamato
Anche se sospesa nel 2005, la leva non è stata mai abolita del tutto: la normativa italiana prevede che, in caso di emergenza nazionale o conflitto armato, possa essere riattivata con un decreto del Presidente della Repubblica.
Cosa prevede la Costituzione italiana
La Costituzione, all’articolo 11, stabilisce che l’Italia “ripudia la guerra come strumento di offesa”. Tuttavia, l’articolo 78 attribuisce alle Camere la facoltà di deliberare lo stato di guerra e di conferire al governo i poteri straordinari necessari. L’articolo 52, infine, sancisce che la difesa della Patria è un dovere di ogni cittadino, ponendo le basi giuridiche per un’eventuale reintroduzione della leva obbligatoria.
Chi verrebbe chiamato in caso di mobilitazione
In caso di conflitto, l’Italia seguirebbe una precisa gerarchia di richiamo:
- Forze armate attive: Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza sarebbero i primi a essere impiegati.
- Ex militari congedati da meno di cinque anni: potrebbero essere richiamati rapidamente per rinforzare i reparti.
- Riservisti volontari: una riserva militare ausiliaria, prevista da un recente decreto legislativo, che entro il 2034 dovrebbe portare le forze armate a 160.000 unità.
- Civili: solo in caso di necessità estrema, i cittadini dai 18 ai 45 anni potrebbero essere arruolati previa visita medica (divisi in idonei, rivedibili con nuovi accertamenti e riformati). La chiamata riguarderebbe sia uomini che donne, con esenzioni per categorie particolari come le donne in gravidanza o chi risulta non idoneo fisicamente.
La leva militare è obbligatoria o si può rifiutare?
Secondo l’articolo 52 della Costituzione, la difesa della Patria è un dovere inderogabile. Questo significa che, in caso di richiamo ufficiale, non sarebbe possibile rifiutare senza incorrere in conseguenze penali, salvo gravi motivi di salute certificati. La legge, tuttavia, tutela i cittadini arruolati garantendo la conservazione del posto di lavoro e dei diritti politici.
Cosa è il Manifesto di leva militare
Tornando all’inserimento dei ragazzi italiani nati nel 2009 nel “manifesto di leva militare”, spieghiamo brevemente di cosa si tratta e perché non c’è da preoccuparsi.
Su tutti i siti istituzionali dei Comuni italiani si può leggere questa nota:
“In conformità al Codice dell’ordinamento militare (D.Lgs. 66/2010), l’elenco dei giovani nati nel 2009, soggetti all’iscrizione nelle liste di leva, è stato pubblicato sull’Albo Pretorio on-line di (…) Il servizio è rivolto ai cittadini soggetti all’obbligo della leva militare, in particolare ai nati nell’anno di riferimento, nonché agli interessati che intendano segnalare eventuali irregolarità o richiedere rettifiche”.
Il manifesto di leva militare è una pubblicazione formale e obbligatoria, prevista dal Codice dell’ordinamento militare (D.Lgs. 66/2010). Una consuetudine che “sopravvive” nonostante la sospensione (attenzione, non l’abolizione) della leva obbligatoria, avvenuta con la Legge 23 agosto 2004, n. 226.
Il motivo è consentire allo Stato di mantenere attivi i registri in caso di necessità.
Il futuro della leva obbligatoria in Italia
Al momento, la possibilità di un ritorno effettivo alla leva appare remota, ma il quadro normativo resta attivo e pronto a essere riattivato in caso di emergenza.
Matteo Salvini ha proposto di reintrodurre un periodo di sei mesi di servizio militare o civile per i giovani tra i 18 e i 26 anni. L’obiettivo sarebbe duplice: rafforzare le capacità difensive del Paese e allo stesso tempo coinvolgere i ragazzi in attività di protezione civile, sicurezza e sostegno alle comunità locali.