Guardia di Finanza

Scoperta maxi frode legata al Superbonus: sequestrati crediti fiscali per mezzo miliardo, denunciati in 12

L'inchiesta si inserisce in un campo di scontro politico relativo alla misura introdotta durante il Governo Conte II. Meloni lo scorso aprile: "Saremmo stati sotto il 3% di deficit se, anche nel 2025, sulle casse dello Stato non avesse gravato l’esborso di miliardi per il Superbonus"

Scoperta maxi frode legata al Superbonus: sequestrati crediti fiscali per mezzo miliardo, denunciati in 12

Un’inchiesta della Guardia di Finanza dello scorso giovedì 11 giugno 2026 ha riportato al centro dell’attenzione il tema delle frodi legate al Superbonus.

A Siracusa (Sicilia) sono stati sequestrati oltre 560 milioni di euro di crediti fiscali ritenuti inesistenti, in quella che gli investigatori definiscono una delle più rilevanti operazioni degli ultimi anni contro gli illeciti connessi ai bonus per l’edilizia.

L’indagine arriva a quasi due mesi da un affondo fatto dalla Premier Giorgia Meloni che, in un post pubblicato su X per rivendicare il miglioramento dei conti pubblici, ha contestato gli effetti finanziari della misura introdotta durante il Governo Conte II.

Sequestrati 560 milioni

L’operazione è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Siracusa su disposizione della Procura della Repubblica aretusea, in collaborazione con il Nucleo Speciale Tutela Entrate e Repressione Frodi Fiscali di Roma e con l’Agenzia delle Entrate.

Secondo gli investigatori sarebbe stato scoperto un sofisticato sistema illecito finalizzato alla creazione e alla successiva circolazione di crediti fiscali collegati a lavori edilizi mai eseguiti. Il valore complessivo dei crediti sequestrati supera il mezzo miliardo di euro.

 

Le società coinvolte

Al centro dell’inchiesta figurano oltre 60 società distribuite in diverse regioni italiane. Molte di esse sarebbero risultate prive di una reale struttura imprenditoriale, senza sedi operative, dipendenti o mezzi idonei a svolgere le attività dichiarate.

Le società avrebbero attestato l’esecuzione di interventi di riqualificazione edilizia milionari su 22 condomini situati nelle province di Bergamo, Como, Macerata, Messina, Monza Brianza, Padova, Pavia, Roma, Salerno, Siracusa, Varese, Vercelli e Verona.

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Il meccanismo contestato

Le indagini hanno accertato che gli immobili indicati nella documentazione esistono realmente, ma i lavori sarebbero stati eseguiti da imprese completamente estranee al presunto sistema fraudolento. I dati degli edifici sarebbero stati utilizzati all’insaputa di amministratori e proprietari.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, il gruppo avrebbe fatto capo ad alcuni professionisti operanti in Lombardia, mentre la gestione operativa delle pratiche sarebbe stata affidata a due professionisti della provincia di Chieti abilitati all’utilizzo della piattaforma dell’Agenzia delle Entrate per la cessione dei crediti.

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Gli accertamenti parlano di oltre 2.000 comunicazioni trasmesse, che avrebbero consentito la generazione di crediti fiscali ritenuti fittizi nei cassetti fiscali delle società coinvolte.

Dodici persone indagate

La Procura contesta a 12 indagati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio, autoriciclaggio ed emissione di fatture per operazioni inesistenti.

L’intervento immediato della magistratura, insieme al blocco telematico disposto dall’Agenzia delle Entrate, avrebbe impedito che i crediti venissero ceduti e monetizzati attraverso ulteriori operazioni, evitando un danno potenzialmente enorme per l’Erario.

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Resta fermo il principio di presunzione di innocenza: eventuali responsabilità saranno accertate soltanto con una sentenza definitiva.

Il recente affondo di Meloni sul Superbonus

L’inchiesta, come anticipato, arriva a poco tempo di distanza da un recente affondo di Meloni sul peso del Superbonus sui conti pubblici. Intervenendo sul tema del deficit, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha rivendicato il miglioramento dei principali indicatori economici, sottolineando che il rapporto deficit-Pil è passato dall’8,1% del 2022 al 3,1%.

Secondo la Premier, l’Italia ha mancato di poco l’obiettivo del 3%, soglia che avrebbe consentito l’uscita anticipata dalla procedura d’infrazione europea. Meloni ha attribuito parte di questo risultato mancato proprio agli effetti finanziari del Superbonus.

“La sciagurata misura del Governo di sinistra del Conte II, al momento, impedisce all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione, togliendo al Governo margine di spesa da destinare alla sanità pubblica, alla scuola e al sostegno dei redditi più bassi”.

Parole che rilanciano uno scontro politico destinato a proseguire, soprattutto alla luce delle continue indagini sulle frodi legate ai bonus edilizi e del dibattito sull’impatto che la misura ha avuto sui conti dello Stato.