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intervista

Scontro Crisanti-Zaia, lo scienziato: "Nessun clima ostile in ateneo, ma poco coraggio"

Il microbiologo ha risposto alle nostre domande dopo il polverone legato alle intercettazioni del governatore del Veneto: "Le idee politiche non hanno nulla a che fare con quelle scientifiche"

Scontro Crisanti-Zaia, lo scienziato: "Nessun clima ostile in ateneo, ma poco coraggio"
Attualità 03 Gennaio 2023 ore 11:33

E' delle scorse ore la comunicazione ufficiale del microbiologo Andrea Crisanti - titolare di una cattedra all'Università di Padova - di dimettersi dal suo ruolo di docente in virtù di alcune intercettazioni rese note dalla trasmissioni Report, che testimonierebbero la volontà, da parte del governatore leghista Luca Zaia, di "far schiantare" lo scienziato.

Il ricercatore ha così motivato la propria scelta di abbandonare la cattedra:

"Voglio essere libero di prendere ogni decisione che mi riguarda nell'ambito dell'inchiesta senza creare imbarazzi all'Ateneo e senza sentirmi condizionato. Anche perché sto valutando l'eventuale rilevanza penale di intercettazioni riguardanti alcuni colleghi docenti".

Raggiunto telefonicamente da NewsPrima, Crisanti ci ha aggiornato sugli ultimi sviluppi.

Ma per capire appieno la natura della situazione è utile fare un passo indietro e riavvolgere il nastro: il livore tra il presidente della Regione e il ricercatore, infatti, affonda le proprie radici alle origini della pandemia di Covid in Italia.

Crisanti: guerra aperta dopo le intercettazioni di fuoco di Zaia

All'inizio del 2020 in Italia il Covid inizia a diffondersi. I primi comuni, dichiarati "rossi", ovvero isolati dal mondo, si trovano nella Bassa lombarda e in Veneto: quest'ultimo precisamente a Vo' Euganeo. Si brancolava nel buio, il professor Andrea Crisanti propone un modello di tracciamento serrato a cui sottopone tutta la popolazione del paese padovano teso non soltanto a contenere l'epidemia, ma a raccogliere importanti dati sul virus allora sconosciuto e possibili reinfezioni.

Regione Veneto, in quella prima fase - a differenza della vicina Lombardia - ne esce come efficiente e ben organizzata nel momento dell'emergenza. Ed è proprio in quei mesi che iniziano le frizioni tra Zaia e il professore, per la volontà di entrambi di intestarsi i meriti dell'operazione.

Come ci ha confermato stamane, martedì 3 gennaio 2023, Crisanti i suoi ultimi contatti con il governatore del Veneto risalgono al maggio 2020:

"L'ultimo scambio risale a maggio 2020. Zaia ha cercato di intestarsi i meriti scientifici dell’operazione di tracciamento e contenimento a Vo' Euganeo e questo, onestamente, non ero disposto a tollerarlo", ci spiega.

La ricerca su Nature sulla scarsa efficacia dei tamponi rapidi

Ma il vero strappo si consuma nel periodo tra la prima e la seconda ondata della pandemia, quando il professor Andrea Crisanti dimostra, con una ricerca scientifica pubblicata anche su Nature, l’inattendibilità dei test rapidi che la Regione aveva usato su vasta scala contro il Covid:

“Non sono idonei a rilevare tre positivi su 10”.

Ma Regione Veneto su quella modalità di contenimento della pandemia aveva investito molto, significava in sostanza ammettere che le risorse (anche economiche) riversate in quella direzione non erano così efficaci. Ed è così che Zaia risponde, presentando un contro esposto, con la documentazione di Roberto Regoli, direttore della microbiologia di Treviso incaricato di confermare l'idoneità clinico-scientifica dei tamponi.

Succede però che a finire sulla brace sono gli uomini di Zaia: a Padova sono stati indagati Roberto Rigoli, direttore della microbiologia di Treviso, che confermò l’idoneità scientifica dei test rapidi, e dell’allora direttrice generale di Azienda Zero, Patrizia Simionato. La Procura sostiene che i controlli sull’attendibilità dei test non furono accurati, nel 2020, ma venne ugualmente dato il via libera all’acquisto e al loro utilizzo. Per entrambi è già stato chiesto il rinvio a giudizio.

A tal proposito è delle scorse ore una nota dell'avvocato di Rigoli:

"L’accusa non mette assolutamente in dubbio l’utilità e l’attendibilità dei test rapidi antigenici oggetto delle indagini. Test utilizzati ancora oggi a livello internazionale. Allo stesso modo va ricordato che le indagini preliminari hanno evidenziato come il solo interesse del dottor Rigoli emerso in questa vicenda sia stato quello di perseguire il bene pubblico, in una situazione di grande tensione ed urgenza determinata dall’emergenza sanitaria, e che non sia stata prodotta alcuna falsa documentazione, elemento riconosciuto dalla stessa Procura durante la prima fase dell’udienza preliminare".

Ed è così che lo scontro tra Crisanti e Zaia si fa palese. Ed è in questo ambito che emergono dunque le dichiarazioni del leghista, risalenti al 2021, al telefono con il direttore di Azienda Zero, Roberto Toniolo, senza sapere che verrà intercettato dalla Procura di Padova, dopo l'esposto presentato dal microbiologo in disaccordo con la Regione: "Sono qua a rompermi i coglioni da sedici mesi, stiamo per portarlo allo schianto e voi andate a concordare la lettera per togliere le castagne dal fuoco al Senato accademico, per sistemare Crisanti!"

A farlo infuriare è la promozione di Crisanti dinanzi al Senato accademico, che sta valutando una mozione in favore dello scienziato. Proprio nel momento in cui la battaglia legale tra il microbiologo e la Regione entra nel pieno. Venuto a conoscenza delle intercettazioni il professore, nelle ultime ore, ha reso noto di rinunciare al proprio incarico presso l'ateneo padovano, ma si è detto anche motivato ad andare a fondo e "inchiodare Zaia ad eventuali responsabilità penali circa il fare intimidatorio tenuto nei suoi riguardi."

Crisanti: "In ateneo ho visto poco coraggio"

E arriviamo così alla giornata odierna, dopo il polverone sollevato nelle scorse ore. Contattiamo telefonicamente il professor Crisanti e gli chiediamo se ci sono ulteriori aggiornamenti. Ci conferma che la situazione è ancora in divenire, soprattutto in termini legali e che non è stato il suo studio riguardo i tamponi rapidi considerati poco efficaci a deteriorare i rapporti con il governatore del Veneto, bensì la volontà di quest'ultimo, secondo il professore, di "intestarsi i successi della strategia di Vo' Euganeo", risalente al 2020.

Da quel momento la situazione è soltanto peggiorata.

Alla domanda se il microbiologo a riscontrato un clima ostile anche all’interno dell’ateneo padovano, considerando che quest’ultima collabora anche con Regione Veneto, la risposta è laconica ma chiara:

"Io non ho trovato un clima ostile fra i colleghi ma, di certo persone che non hanno coraggio. Che è una sfumatura differente ma significativa".

E su come intende agire ora il ricercatore conferma che i suoi avvocati sono al lavoro per capire se vi sono state "azioni di ostilità e pregiudizio sul mio conto, in quel caso si valuteranno azioni penali".

Alla domanda se, a contribuire al esacerbare i toni, possa aver avuto peso l'orientamento politico di Crisanti - recentemente assurto a senatore della Repubblica fra le fila del Pd - in netta contrapposizione con lo storico leghista il professore chiarisce:

"Le idee politiche che ho non hanno nulla a che fare con le idee scientifiche. Ho solo lavorato per tutelare la collettività nel momento di urgenza, il mio orientamento politico non ha mai guidato le mie azioni in termini scientifiche, così come non mi è mai importato, nell’ambito di una collaborazione tesa a tutelare i cittadini, quale fosse l’orientamento di Zaia".

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