A Punta Molentis, una delle spiagge simbolo della Sardegna sud-orientale, l’estate comincia con una regola destinata a far discutere: non tutti potranno piantare l’ombrellone. Il Comune di Villasimius ha introdotto nuove misure per l’accesso e la fruizione dell’arenile, prevedendo il divieto di installare ombrelloni, gazebo, tende e altri sistemi di ombreggio, salvo eccezioni precise: famiglie con bambini fino a 10 anni e persone di età pari o superiore a 65 anni.
Tradotto in termini pratici: chi ha più di 10 anni e meno di 65, se non rientra in uno di questi casi, non potrà portare e installare autonomamente il proprio ombrellone sulla spiaggia libera. È una scelta che il Comune presenta come misura di tutela ambientale e sicurezza, ma che ha già acceso le polemiche tra cittadini, turisti e frequentatori abituali.
La spiaggia gioiello sotto pressione
Punta Molentis è da anni una delle immagini più note di Villasimius: acqua trasparente, sabbia chiara, rocce granitiche, macchia mediterranea alle spalle. Proprio questa bellezza ne ha fatto una destinazione molto richiesta e, nei mesi estivi, fortemente esposta al sovraffollamento.
Il provvedimento arriva dopo una stagione segnata anche dal grande incendio del 27 luglio 2025, quando le fiamme misero in pericolo bagnanti, vegetazione e auto parcheggiate lungo l’area di accesso. Da qui la scelta dell’amministrazione di irrigidire le regole per l’estate 2026, con un sistema di accessi più controllato, prenotazione obbligatoria e gestione affidata alla società in house Villasimius Srl.
Le nuove disposizioni sono in vigore dal 6 giugno al 31 ottobre 2026, salvo proroghe.
Ticket, orari e accessi limitati
L’accesso alla spiaggia è consentito dalle 8 alle 20.30. La tariffa giornaliera per chi arriva via terra è di 10 euro a persona. Per gli arrivi via mare, attraverso operatori autorizzati nell’Area marina protetta, è prevista una disciplina separata, con tempi di permanenza più limitati e ulteriori divieti su borse termiche, zaini e sistemi di ombreggio.
Il numero di presenze è contingentato. Le ricostruzioni locali indicano un tetto molto ridotto rispetto alla pressione turistica abituale: circa 150 persone per l’accesso via terra e fino a 100 presenze via mare, secondo le modalità stabilite dall’ordinanza e dai soggetti autorizzati.
È prevista la gratuità per un numero limitato di persone con disabilità e relativo accompagnatore. I controlli dovrebbero essere affidati alla Polizia locale, con verifiche quotidiane sul rispetto delle prescrizioni.
Perché vietare gli ombrelloni?
La motivazione indicata dal Comune è la tutela di un sito fragile. L’ordinanza richiama la necessità di adottare misure straordinarie per proteggere l’ambiente, salvaguardare gli habitat e contenere il carico antropico entro limiti compatibili con le condizioni dell’arenile.
In sostanza, meno attrezzature sulla spiaggia significa meno occupazione dello spazio, minore pressione sulla sabbia, maggiore possibilità di controllo e riduzione del rischio di trasformare un’area naturale delicata in un accampamento balneare. È una logica già vista in altre località sarde, dove negli ultimi anni sono stati introdotti accessi a numero chiuso, prenotazioni, divieti sulle borse frigo, limiti alla permanenza e sanzioni per chi preleva sabbia o danneggia le dune.
La polemica: tutela sì, ma a che prezzo?
Il problema è che il divieto tocca una questione molto concreta: la protezione dal sole. In Sardegna, in piena estate, stare per ore in spiaggia senza ombra può essere rischioso, soprattutto nelle giornate di caldo intenso. Per questo molti contestano la misura non tanto nella finalità ambientale, quanto nella sua applicazione.
C’è chi riconosce la necessità di limitare l’assalto a una spiaggia fragile, ma giudica eccessivo il ticket di 10 euro a persona, soprattutto per le famiglie. Una giornata a Punta Molentis può diventare costosa già all’ingresso, prima ancora di considerare parcheggio, trasporto o eventuali servizi.
Altri sollevano una questione di principio: se la spiaggia è un bene pubblico, fino a che punto si può limitare l’uso di un’attrezzatura essenziale come l’ombrellone? La risposta non è semplice. I Comuni possono regolamentare l’uso degli arenili per ragioni ambientali, di sicurezza e ordine pubblico. Ma ogni restrizione deve apparire proporzionata, chiara e applicabile senza discriminazioni irragionevoli.
Il nodo della proporzionalità
Il caso di Punta Molentis pone proprio questo tema: la misura è proporzionata all’obiettivo? Da un lato c’è un ecosistema fragile, un arenile ridotto, il precedente dell’incendio e la necessità di evitare sovraffollamento. Dall’altro ci sono caldo, salute, accessibilità e diritto dei cittadini a godere del mare senza essere spinti necessariamente verso servizi a pagamento.
La distinzione per età prova a rispondere al tema sanitario, proteggendo bambini e anziani. Ma lascia scoperta una fascia ampia di persone che, pur non rientrando nei limiti anagrafici fissati, può avere bisogno di ombra: donne in gravidanza, persone con patologie, chi assume farmaci fotosensibilizzanti, chi ha problemi dermatologici o semplicemente chi non può esporsi a lungo al sole.
È possibile che il Comune abbia previsto margini di valutazione o deroghe specifiche non sempre evidenti nella comunicazione pubblica.
Una tendenza più ampia
Punta Molentis non è un caso isolato. In tutta Italia le spiagge più fragili e più famose stanno diventando luoghi a regolazione speciale. Cala Mariolu, La Pelosa, Cala Goloritzé, alcune calette dell’arcipelago della Maddalena: negli ultimi anni l’accesso al mare non è più sempre libero nel senso tradizionale del termine. Prenotazioni, tetti giornalieri, ticket ambientali e divieti specifici sono sempre più frequenti.
Punta Molentis resta una delle spiagge più belle della Sardegna. Da quest’estate, però, sarà anche una delle più regolamentate. E il suo caso diventa un test per molte località italiane: come salvare il paradiso senza trasformarlo in un luogo accessibile solo a condizioni sempre più rigide.