Uno dei pochi plus della gestione Conti rispetto a quella Amadeus è il fatto che la serata del venerdì, quella tradizionalmente dedicata a cover e duetti, non conta più ai fini della vittoria finale del Festival della canzone italiana. Fa gara a sè, com’è giusto che sia, una gara comunque appassionante e seguitissima.
A Sanremo 2026 la serata delle cover e dei duetti è in agenda venerdì 26 febbraio. Sul palco dell’Ariston, tutti e trenta i big in gara, accompagnati da ospiti molto speciali. In alcuni casi brani a firma special guest, ma grande varietà: ben due gli omaggi a Ornella Vanoni a pochi mesi dalla sua scomparsa.
Sanremo 2026, cover e duetti: le pagelle
Vediamo insieme cosa hanno scelto i cantanti in gara: gli abbinamenti e i brani. Con le nostre valutazioni, naturalmente.
Si tratta di giudizi elaborati sulla “fiducia” (o sfiducia), insomma “sulla carta”, tenendo conto delle scelte su brani e accoppiamenti.
INDICE:
- Nayt con Joan Thiele: “La canzone dell’amore perduto” di Fabrizio De André (1966) – VOTO: 9
- Chiello con Morgan: “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco (1962) – VOTO: 8
- Michele Bravi con Fiorella Mannoia: “Domani è un altro giorno” di Giorgio Calabrese e Jerry Chesnut (1971) – VOTO: 8
- Tommaso Paradiso con Stadio: “L’ultima luna” di Lucio Dalla (1979) – VOTO: 7.5
- Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso: “Su di noi” di Paolo Barabani, Donatella Milani e Enzo Ghinazzi (1980) – VOTO: 7
- Bambole di Pezza con Cristina D’Avena: “Occhi di gatto” di Alessandra Valeri Manera e Alberto Baldan Bembo (1985) – VOTO: 7
- J-Ax con Ligera County Fam (Cochi e Renato): “E la vita, la vita” di Enzo Jannacci e Renato Pozzetto (1974) – VOTO: 7
- Serena Brancale con Gregory Porter e Delia: “Besame mucho” di Consuelo Velázquez (1940) – VOTO: 7
- Ermal Meta con Dardust: “Golden hour” di Jvke (2022) – VOTO: 7
- Ditonellapiaga con Tonipitony: “The lady is a tramp” di Lorenz Hart e Richard Rodgers (1937) – VOTO: 6.5
- Raf con The Kolors: “The riddle” di Nik Kershaw (1984) – VOTO: 6.5
- Fedez & Masini con Stjepan Hauser: “Meravigliosa creatura” di Gianna Nannini e Mara Redeghieri (1995) – VOTO: 6.5
- Sayf con Alex Britti e Mario Biondi: “Hit the road Jack” di Percy Mayfield (1960) – VOTO: 6.5
- Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band: “Vita” di Mogol e Mario Lavezzi (1988) – VOTO: 6.5
- Levante con Gaia: “I maschi” di Gianna Nannini e Fabio Pianigiani (1987) – VOTO: 6.5
- Elettra Lamborghini con Las Ketchup: “Aserejé” di Francisco Manuel Ruiz Gomez (2002) – VOTO: 6.5
- Malika Ayane con Claudio Santamaria: “Mi sei scoppiato dentro il cuore” di Lina Wertmüller e Bruno Canfora (1966) – VOTO: 6
- Mara Sattei con Mecna: “L’ultimo bacio” di Carmen Consoli (2000) – VOTO: 6
- Patty Pravo con Timofej Andrijashenko: “Ti lascio una canzone” di Gino Paoli (1988) – VOTO: 6
- Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas: “Il mondo” di Gianni Meccia, Jimmy Fontana e Italo Greco (1965) – VOTO: 5.5
- Enrico Nigiotti con Alfa: “En e Xanax” di Samuele Bersani (2013) – VOTO: 5.5
- Fulminacci con Francesca Fagnani: “Parole parole” di Leo Chiosso, Giancarlo Del Re e Gianni Ferrio (1972) – VOTO: 5
- Sal Da Vinci con Michele Zarrillo: “Cinque giorni” di Vincenzo Incenzo e Michele Zarrillo (1994) – VOTO: 5
- Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci: “Baila morena” di Zucchero Fornaciari (2001) – VOTO: 5
- Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma: “Quello che le donne non dicono” di Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone (1987) – VOTO: 5
- Lda & Aka 7even con Tullio De Piscopo: “Andamento lento” di Tullio De Piscopo (1988) – VOTO: 5
- Leo Gassmann con Aiello: “Era già tutto previsto” di Riccardo Cocciante (1975) – VOTO: 5
- Luchè con Gianluca Grignani: “Falco a metà” di Gianluca Grignani (1995) – VOTO: 4
- Francesco Renga con Giusy Ferreri: “Ragazzo solo, ragazza sola” di David Bowie e Mogol (1969) – VOTO: 4
- Eddie Brock con Fabrizio Moro: “Portami via” di Fabrizio Moro (2017) – VOTO: 4
Nayt con Joan Thiele: “La canzone dell’amore perduto” di Fabrizio De André (1966)

VOTO: 9. Secondo gli addetti ai lavori, Fabrizio De André avrebbe letto con interesse i suoi testi. S’è meritato questo giudizio, il giovane artista romano: non solo un rapper, Nayt sa anche cantare, oltre che scrivere. E si è scelto quella che a nostro insindacabile giudizio è stata la migliore artista della passata edizione del Festival, una favola, rara. Certo la scelta del brano è un po’ “gigiona” e in qualche modo scontata, ma le premesse sono altissime.

Chiello con Morgan: “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco (1962)

VOTO: 8. E’ finito l’esilio per Morgan (finalmente), che al di là delle intemperanze personali e a sei anni dalla sceneggiata con Bugo, come artista merita assolutamente di tornare all’Ariston. Chiello ha un timbro incredibile, che sembra fatto apposta per quella canzone di Tenco. Aspettative anche qui a mille.

Michele Bravi con Fiorella Mannoia: “Domani è un altro giorno” di Giorgio Calabrese e Jerry Chesnut (1971)

VOTO: 8. Il brano è incredibile. Fiorella una delle poche che può permettersi un omaggio a Ornella Vanoni. Michele Bravi altrettanto è uno fra i pochi che può non sfigurare in una versione a due voci. Tanta curiosità, non solo un tributo doveroso.

Tommaso Paradiso con Stadio: “L’ultima luna” di Lucio Dalla (1979)

VOTO: 7.5. Qui siamo al capolavoro di strategia. Se è vero che Paradiso “deve” vincere Sanremo 2026, nella serata delle cover si sceglie un brano dance anni Settanta, di un mostro come Dalla, che si sposa perfettamente con la sua voce e la sua sensibilità. Un brano suonato all’epoca da musicisti agli albori, una band che si sarebbe poi chiamata… Stadio. Cerchio chiuso.

Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso: “Su di noi” di Paolo Barabani, Donatella Milani e Enzo Ghinazzi (1980)

VOTO: 7. Un premio della critica Dargen in questi anni se lo sarebbe meritato. L’intelligenza affilata dei suoi testi è solo “schermata” dall’approccio scanzonato dei suoi brani. Qui gioca ancora coi contrasti dissacranti, con un pizzico di tromba jazz.

Bambole di Pezza con Cristina D’Avena: “Occhi di gatto” di Alessandra Valeri Manera e Alberto Baldan Bembo (1985)

VOTO: 7. Le “matte” dell’edizione 2026 scelgono una hit della loro stessa infanzia e un mito senza tempo come Cristina d’Avena: scelta divertente e azzeccata.

J-Ax con Ligera County Fam (Cochi e Renato): “E la vita, la vita” di Enzo Jannacci e Renato Pozzetto (1974)

VOTO: 7. Che bella idea ha avuto J-Ax. Un po’ parac..a, ma indovinata: un omaggio alla sua Milano e a due pezzi di storia nazionale. Grazie.

Serena Brancale con Gregory Porter e Delia: “Besame mucho” di Consuelo Velázquez (1940)

VOTO: 7. Grandissima Serena: dopo X-Factor, Delia se la merita tutta questa emozione (ed è l’unica – non a caso – del format di Sky). Anche perché oltre ad arricchire una musicista come la Brancale, la giovane cantautrice siciliana avrà l’onore di due(trie)ttare con una voce soul pazzesca come quella di Gregory Porter. Fatte tutte queste ottime premesse, solo il brano fa venire il latte alle ginocchia…

Ermal Meta con Dardust: “Golden hour” di Jvke (2022)

VOTO: 7. La scelta è vestita su Dardust: un brano relativamente recente e nostalgico che ruota tutto attorno al pianoforte. Ermal potrebbe renderlo anche più originale dell’originale.

Ditonellapiaga con TonyPitony: “The lady is a tramp” di Lorenz Hart e Richard Rodgers (1937)

VOTO: 6.5. Un brano swing che è un dialogo in musica: Dito potrebbe anche risultare accattivante come nella versione di Lady Gaga. Difficile invece prevedere la performance di quello che è un po’ la versione in musica di Angelo Duro: certo, in italiano sarebbe stata altra cosa, ma non dimentichiamo che l’artista siciliano ha bazzicato il teatro a Londra ed esegue anche una personale versione di “My Way”, portata al successo da Frank Sinatra.

Raf con The Kolors: “The riddle” di Nik Kershaw (1984)

VOTO: 6.5. Un omaggio agli anni Ottanta, tanto cari a Raf e in qualche modo radici anche di tante sonorità dei The Kolors, seppur arrivati una generazione dopo. Un brano indelebilmente impresso nella memoria, il cui testo non-sense nasce letteralmente per caso, innescando un’involontaria mitologia.

Fedez & Masini con Stjepan Hauser: “Meravigliosa creatura” di Gianna Nannini e Mara Redeghieri (1995)

VOTO: 6.5. E che se lo ricordava che questa famosissima canzone fosse stata scritta anche dalla delicata Mara Redeghieri, voce degli Ustmamò? L’importante è che Fedez non ci aggiunga dell’inutile testo rappato e canti. Il violoncellista “rockstar” fa solo scena, ma se lo meritano un voto d’incoraggiamento, proprio per il coraggio.

Sayf con Alex Britti e Mario Biondi: “Hit the road Jack” di Percy Mayfield (1960)

VOTO: 6.5. Tanta classe… Britti, Biondi, il brano… Chapeau: asticella altissima. Cosa c’entri tutto questo con un rapper che ha fatto la sua fortuna anche con basi reggaeton, al momento resta un mistero. Che ci stupiscano possiamo comunque sperarlo, considerando anche l’abilità dell’artista italo-tunisino con la tromba.

Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band: “Vita” di Mogol e Mario Lavezzi (1988)

VOTO: 6.5. Qui “doveroso” è l’aggettivo adatto. Forse anche appropriato, chi lo sa. Un brano che è una “colonna” di papà Gianni Morandi, ma Pietro comunque la voce ce l’ha.

Levante con Gaia: “I maschi” di Gianna Nannini e Fabio Pianigiani (1987)

VOTO: 6.5. Levante è furba come una volpe: chiama in causa una delle vocalist più sensuali (e fluide) in assoluto per un duo al femminile in cui cantare “I Maschi” del simbolo LGBT per eccellenza, Gianna Nannini. Contrasti intenzionali, ma il brano è alla fine è quello lì… dura riuscire a renderlo interessante.

Elettra Lamborghini con Las Ketchup: “Aserejé” di Francisco Manuel Ruiz Gomez (2002)

VOTO: 6.5. Va beh, diamo almeno a Elettra il merito di riesumare una band che ha segnato l’inizio del millennio in una delle maniere più divertenti. Allegria! Direbbe il maestro…

Malika Ayane con Claudio Santamaria: “Mi sei scoppiato dentro il cuore” di Lina Wertmüller e Bruno Canfora (1966)

VOTO: 6. Malika vuol farla splendida misurandosi con Mina, se lo può permettere e ci sta. Santamaria lo adorano tutti e farà scena. Detto ciò non è un duetto.

Mara Sattei con Mecna: “L’ultimo bacio” di Carmen Consoli (2000)

VOTO: 6. Interessante sentire la voce della Sattei al posto di un originale segnato da continui e ipnotici saliscendi (anche emozionali). In che modo possa entrarci il monotono (e a volte fastidioso) rap di Mecna, non è dato a sapersi.

Patty Pravo con Timofej Andrijashenko: “Ti lascio una canzone” di Gino Paoli (1988)

VOTO: 6. Forma e poca sostanza, in questo abbinamento con il Primo Ballerino del Teatro alla Scala di Milano. Il che non esclude che la mitica Patty riesca a creare un omaggio a Ornella Vanoni d’eccezione. Certo avrebbe potuto approfittare di un brano fatto apposta per un duetto con una voce maschile…

Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas: “Il mondo” di Gianni Meccia, Jimmy Fontana e Italo Greco (1965)

VOTO: 5.5. Sciolti i Coma_Cose e fuori gioco questo giro La Rappresentante di Lista, in questa edizione pescati come “sostituti”, Maria Antonietta & Colombre proveranno a insinuarsi in un brano tuttavia modellato perfettamente soprattutto su Brunori.

Enrico Nigiotti con Alfa: “En e Xanax” di Samuele Bersani (2013)

VOTO: 5.5. Il bel Nigiotti, specialista in ballatone romantiche, stavolta gioca la carta dell’impegno con quel piacione di Alfa. Fastidio a priori.

Fulminacci con Francesca Fagnani: “Parole parole” di Leo Chiosso, Giancarlo Del Re e Gianni Ferrio (1972)

VOTO: 5. Venghino, venghino siore e siori… Cosa c’entri la Fagnani, lo scopriremo. Ma sembra un azzardo studiato solo per attirare l’attenzione. Poi il cantautore e la perfida conduttrice magari tireranno fuori dal cilindro il più bel duetto mai sentito. Ma è lecito dubitarne.

Sal Da Vinci con Michele Zarrillo: “Cinque giorni” di Vincenzo Incenzo e Michele Zarrillo (1994)

VOTO: 5. Uno dei pilastri della tradizione melodica partenopea in chiave pop guarda al cantautore romano fucina di brani sanremesi per nobilitarsi, ma difficilmente ci riuscirà.

Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci: “Baila morena” di Zucchero Fornaciari (2001)

VOTO: 5. Bisogna impegnarsi per sostenere lo sconosciuto Samuray Jay: e infatti, tra Belen, Zucchero e (meno) Roy Paci, il tentativo almeno è stato fatto. Il risultato probabilmente sarà una virata ancor più latineggiante del pezzo di Fornaciari, dagli esiti prevedibilmente disastrosi (speriamo almeno nel non abuso dell’autotune).

Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma: “Quello che le donne non dicono” di Enrico Ruggeri e Luigi Schiavone (1987)

VOTO: 5. “Classicone” che valorizza le sue corde, ma Arisa qui si accontenta.

Lda & Aka 7even con Tullio De Piscopo: “Andamento lento” di Tullio De Piscopo (1988)

VOTO: 5. I “ggiovani” napoletani con “nonno” Tullio che a 80 anni suonerà ancora la batteria e il suo unico cavallo di battaglia. Anche volendo considerarlo un omaggio alla carriera, che tristezza.

Leo Gassmann con Aiello: “Era già tutto previsto” di Riccardo Cocciante (1975)

VOTO: 5. Altra accoppiata buttata lì un po’ a caso, pescando altrettanto a casaccio il brano storico del cantautore epico giusto per darsi un tono.

Luchè con Gianluca Grignani: “Falco a metà” di Gianluca Grignani (1995)

VOTO: 4. Grignani pur di tornare su quel palco probabilmente direbbe sì a qualsiasi cosa. Ma farsi convincere a stravolgere un proprio (bel) brano da uno dei massimi utilizzatori di autotune è francamente troppo.

Francesco Renga con Giusy Ferreri: “Ragazzo solo, ragazza sola” di David Bowie e Mogol (1969)

VOTO: 4. La versione “sbagliata” di Space Oddity in italiano (Mogol ignorò il testo originale all’insaputa di Bowie) poteva estrarla dal cilindro Dargen, e sarebbe stata una mossa da capolavoro sarcastico. Due voci “a cannone” come quelle di Renga e Ferreri rischiano solo effetto trash.

Eddie Brock con Fabrizio Moro: “Portami via” di Fabrizio Moro (2017)

VOTO: 4. Eddie, già non ti conosce nessuno… poi ti vai a impelagare in una lagna soporifera. Contento tu…
