La sanità pubblica italiana continua a ricevere più risorse nominalmente, ma secondo la Fondazione GIMBE non abbastanza rispetto alla crescita dell’economia e dei bisogni sanitari. Il dato centrale del 9° Rapporto sul Servizio sanitario nazionale, presentato il 7 ottobre alla Camera, è quello dei 18,8 miliardi di euro di “definanziamento” cumulato tra il 2023 e il 2026. Per il triennio 2027-2029, invece, il divario tra spesa sanitaria prevista e risorse disponibili potrebbe arrivare a circa 32 miliardi di euro.
Cosa significa “18,8 miliardi”
GIMBE calcola la differenza tra le risorse effettivamente destinate alla sanità e quelle che sarebbero state disponibili se fosse rimasta invariata la quota di finanziamento sul Pil del 2022. Il punto, dunque, è il peso crescente della sanità rispetto alla ricchezza prodotta dal Paese. Secondo GIMBE, negli anni successivi al 2022 questa quota si è ridotta, determinando quello che la Fondazione definisce un “definanziamento invisibile”.
L’allarme riguarda soprattutto il futuro. Secondo le elaborazioni GIMBE, per finanziare la spesa sanitaria prevista nel 2027-2029 servirebbero risorse aggiuntive per circa 32 miliardi di euro. La Fondazione aveva già individuato, sulla base del Documento di finanza pubblica, una forbice in crescita tra spesa e Fondo sanitario: 7,1 miliardi nel 2027, 10,1 miliardi nel 2028 e 13,4 miliardi nel 2029, per un totale di 30,6 miliardi. Il nuovo Rapporto aggiorna il quadro portando la stima complessiva a circa 32 miliardi. Il presidente GIMBE Nino Cartabellotta avverte che, senza risorse aggiuntive, il rischio è che il peso finisca sui bilanci regionali e, alla fine, sui cittadini.
Italia ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica
Un altro dato riguarda il confronto internazionale. Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana è stata pari al 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media Ocse e della media europea considerata da GIMBE. Sul fronte della spesa pubblica pro capite, l’Italia è risultata 15ª tra 27 Paesi europei dell’area Ocse e ultima nel G7, con un divario rispetto alla media europea che GIMBE quantifica in oltre 36 miliardi di euro.
Quasi 5,8 milioni di persone hanno rinunciato alle cure
Il problema dei finanziamenti si riflette anche sull’accesso alle prestazioni. Nel 2024 quasi 5,8 milioni di persone hanno rinunciato almeno una volta a una visita o a un accertamento diagnostico prescritti dal medico. La quota è passata dal 7,6% al 9,9%.
Per GIMBE, il dato mostra i limiti di una valutazione della sanità basata soltanto sul rispetto formale dei Livelli essenziali di assistenza (LEA). Nel 2024, infatti, 18 Regioni e Province autonome su 21 hanno superato la soglia minima prevista dal monitoraggio ministeriale, ma nello stesso anno milioni di cittadini hanno avuto difficoltà ad accedere alle cure.
La spesa privata cresce
Quando il pubblico non riesce a garantire tempi e accesso, aumenta il ricorso alle prestazioni a pagamento. GIMBE segnala una spesa sanitaria privata delle famiglie superiore ai 41 miliardi di euro nel 2024.
Per la Fondazione il rischio è che il ricorso al privato diventi sempre meno una scelta e sempre più una necessità, aumentando le differenze tra chi può permettersi di pagare e chi invece rinuncia alle cure.
Le differenze tra Regioni
Il problema riguarda anche la distribuzione delle risorse. Secondo GIMBE, la quota indistinta del Fondo sanitario corrisponde in media a circa 2.218 euro per abitante. Tra le Regioni a statuto ordinario, la Campania si colloca in fondo con circa 2.173 euro pro capite.
La Fondazione sottolinea così una delle principali criticità del SSN: le differenze territoriali restano molto forti e la disponibilità di risorse non sempre si traduce nello stesso livello di servizi per tutti i cittadini.
Il governo: “18 miliardi in più”
Il quadro viene contestato nella sua lettura politica. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha rivendicato l’aumento del finanziamento alla sanità con il governo Meloni: “più 18 miliardi in tre anni”, ha detto, ricordando il passaggio da circa 114 miliardi nel 2019 a 146 miliardi oggi. Ma il governo guarda alla crescita nominale del Fondo sanitario, mentre GIMBE considera soprattutto la sua evoluzione rispetto al Pil, la spesa necessaria a garantire i servizi e il crescente divario tra risorse disponibili e fabbisogno.
La partita della manovra 2027
Il Rapporto arriva alla vigilia della legge di bilancio 2027, mentre il governo deve decidere quante risorse destinare alla sanità e come distribuirle. Per GIMBE non basta aumentare il Fondo in valore assoluto: servirebbe una strategia strutturale che affronti contemporaneamente finanziamento, personale, organizzazione, liste d’attesa e disuguaglianze territoriali.
L’Italia continua ad avere buoni indicatori di salute e una delle speranze di vita più alte in Europa. Il problema, secondo GIMBE, è la crescente difficoltà nel trasformare questa capacità complessiva in accesso tempestivo e uniforme alle cure. Il nodo della prossima manovra sarà quindi capire se le risorse disponibili saranno sufficienti a evitare che il divario tra finanziamento e bisogni si allarghi ancora.