DIRITTI CIVILI

Proposta di legge su "Fine vita": dopo la terza bocciatura "ideologica" in Friuli, ora l'associazione Coscioni guarda a Liguria e Sardegna

Non si tratta di approvare o meno il suicidio assistito, già consentito, ma di fissare tempi certi per chi si trova in questa delicata situazione

Proposta di legge su "Fine vita": dopo la terza bocciatura "ideologica" in Friuli, ora l'associazione Coscioni guarda a Liguria e Sardegna
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Ripetiamolo molto chiaramente: non si tratta di approvare o meno il suicidio assistito. Il suicidio assistito è già consentito. Le proposte di legge sul "Fine vita" che l'Associazione Luca Coscioni (in copertina il tesoriere e figura simbolo Marco Cappato) ha presentato in tutte e 20 le regioni dello Stivale servono solo - proprio perché il suicidio assistito è consentito - a fissare tempi certi per chi si trova in questa delicata situazione.

E invece quel che sembra prefigurarsi è una serie di bocciature "ideologiche" che si inanellano a cascata, una dopo l'altra, su questo delicato tema.

La prima bocciatura era arrivata dal Veneto (malgrado il governatore Zaia favorevole), con un voto negativo in Consiglio regionale. Poi in Piemonte era sfumata addirittura la possibilità di discutere in aula la proposta di legge. Una settimana fa (martedì 9 aprile 2024), altra fumata nera in Friuli Venezia Giulia, dove la terza Commissione del Consiglio regionale, competente in materia di Sanità, ha bocciato la proposta di legge di iniziativa popolare "Liberi subito" dell'associazione Luca Coscioni, forte di oltre ottomila firme di cittadini (nessuno dei sei articoli complessivi che richiedevano la maggioranza assoluta è passato, grazie al centrodestra compatto).

E adesso?

Fine vita, altra bocciatura "ideologica"

La proposta di legge è stata presentata in tutte le regioni con tempistiche e modalità diverse: in FVG attraverso una raccolta di firme popolare, in altre regioni per iniziativa di singoli consiglieri regionali, in Basilicata - unico caso - per iniziativa di nove Comuni proponenti.

"Al momento sono arrivate tre bocciature - conferma Matteo Mainardi, coordinatore della Campagna Liberi Subito - In Friuli s'è fermato tutto già in commissione, come in Piemonte (dove la proposta non era stata nemmeno votata per via di una pregiudiziale sollevata). In veneto, al termine della discussione in Consiglio regionale, la proposta era stata respinta sulla base di principi nemmeno presenti nel testo. La proposta di legge non introduce il suicidio medicalmente assistito (legale dalla sentenza Cappato del 2019) e infatti, anche in Veneto, Friuli e Piemonte le procedure avviate da persone che stiamo seguendo non si fermano anche dopo le bocciature. L'unica cosa che si chiede è garantire tempistiche certe, che abbiamo fissato a 20 giorni dalla richiesta del paziente all’esecuzione del trattamento".

L'Associazione Coscioni ha deciso di presentare un'analoga proposta di legge in tutte le regioni a causa del fatto che manca una legge nazionale sul tema, ben lungi dal prendere forma in Parlamento (in Senato è partita recentemente la discussione di alcune proposte di legge nazionali, ma non si sa se e quando finirà).

Matteo Mainardi

In Emilia e Toscana, scenari "a metà"

Da qui la strategia di procedere a livello regionale. E ora i riflettori, dopo i primi tre inciampi, si accendono in particolare su quattro regioni.

"In Emilia - ha continuato Mainardi - una delibera di Giunta ha infatti fissato a 40 giorni le tempistiche: un passo avanti, malgrado i 20 giorni da noi indicati, anche se non con una legge vera e propria che prima o poi si spera sarà discussa anche in aula".

Ma il governatore Bonaccini prende tempo, si vedrà dopo le Elezioni Europee. Così come in Toscana, dove un altro presidente di centrosinistra - Giani - frena (lì la proposta di legge è ancora ferma al controllo delle firme) dicendo che tanto una legge non serve perché nella regione la procedure funzionano già bene.

"E' vero - conferma Mainardi - Tant'è che chi ha fatto richiesta in Toscana è riuscito ad avviare le procedure senza nemmeno il nostro aiuto. Ma se con un'altra Giunta cambiassero le cose? Una legge serve a prescindere".

Ora si guarda a Liguria e Sardegna

Due sono le regioni in cui la proposta ha maggiori chance di essere approvata nel prossimo futuro: la prima è la Liguria, dove sembra esserci una cospicua maggioranza trasversale, l'altra è la Sardegna.

"Entro fine aprile in Liguria la proposta passerà in commissione e poi speriamo arriverà in aula già dopo le Europee - ha concluso Mainardi - In Sardegna è stato da poco eletto come presidente del Consiglio regionale il primo firmatario della nostra proposta di legge. Malgrado le prime bocciature, noi andiamo avanti: sul fronte dei diritti civili bisogna sempre continuare a dare testate contro il muro... prima o poi le crepe si aprono".

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