Bufera in parrocchia

Preti rimossi dall'incarico: "Hanno buttato i soldi al casinò"

Ma l'avvocato dei due sacerdoti passa al contrattacco: "Sono tutte falsità".

Preti rimossi dall'incarico: "Hanno buttato i soldi al casinò"
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Secondo le malelingue ci sarebbe lo spettro del gioco d'azzardo dietro alla sospensione - avvenuta un mese fa, nel settembre 2022 - di don Giovanni Braglia e don Dariusz Mikod, alla guida della chiesa di San Benedetto Abate, Modena. A difendere la reputazione dei preti messi alla berlina è intervenuto, nelle scorse ore, il loro avvocato, che ribalta responsabilità e presunti meriti.

Due parroci sospesi: l'ombra del casinò

Avrebbero fatto fallire la parrocchia, oltre ad aver perso ingenti somme di denaro al casinò, nonché 80mila euro "investiti" nella fibra ottica. Come racconta Prima Modena, sono queste, e sono pesanti, le accuse rivolte ai due sacerdoti.

A metà settembre i due religiosi sono stati sollevati provvisoriamente dall’Arcidiocesi di Modena e Nonantola dal ministero di parroci (pur continuando ad essere sacerdoti e a percepire il contributo economico dal Sostentamento clero) per "ipotesi di reato penalmente perseguibile". La Diocesi ha fatto sapere che da alcuni anni sta seguendo la situazione della parrocchia "per diverse problematiche pastorali ed economiche" avviando "una verifica della situazione amministrativa della parrocchia, in passivo stato di bilancio". Non esclude nemmeno l’opportunità di un’azione legale per l’episodio avvenuto il 25 settembre 2021 quando monsignor Giuliano Gazzetti, attuale amministratore e parroco di San Benedetto - che ha preso il posto dei due religiosi rimossi - ha trovato chiusa con una catena il cancello della chiesa, qualcuno insomma voleva impedire al nuovo don di svolgere le regolari funzioni religiose, ipotesi di reato penalmente perseguibile.

Non è ancora finita, la Diocesi rende inoltro noto che i parroci dovevano liberare la canonica e ha proposto loro altre soluzioni abitative: ma i due sono rimasti lì.

La comunità è spaccata fra coloro che difendono a spada tratta l'operato dei preti e chi alimenta le voci di presunte perdite di gioco rilevanti con i soldi dei parrocchiani. Vero motivo, secondo queste voci di corridoio non confermate ufficialmente dalla Diocesi, dell'allontanamento.

La difesa

A smentire le accuse, che circolano con una certa insistenza, si è mosso l’avvocato dei due parroci, Roberto Perghem:

"Di certo non corrisponde al vero la voce fatta girare da una ristretta minoranza di fedeli, secondo i quali i due sacerdoti avrebbero fatto fallire la parrocchia. Qualcuno li avrebbe addirittura accusati di aver perso al casinò ingenti somme di denaro. È vero, al contrario, che i due sacerdoti, all’epoca della pandemia dovuta al Covid, nonostante la mancanza di tante rette dell’asilo, l’assenza di contatti giornalieri, hanno fatto si che nel 2021 il disavanzo dell’ente sia stato irrisorio. Ciò la dice lunga sull’atteggiamento e sulle dichiarazioni della curia in proposito, quando afferma che sono stati spesi circa 80 mila euro per la fibra ottica. La verità è che non tutti sanno che per continuare ad avere la copertura assicurativa ed a mettere a norma la Chiesa, condizione essenziale è che doveva essere sistemato l’intero impianto elettrico".

L'avvocato ha raccontato poi della presenza di un preventivo di 80mila euro e di fatture a meno di 50mila euro, compresa quella della fibra ottica:

"Il punto è che vi è stato un chiaro "dietrofront" della Curia riguardo l’accordo quasi raggiunto a giugno scorso. Non sono a noi noti i motivi per i quali la curia abbia fatto saltare l’accordo e i sacerdoti, al momento, preferiscono non rilasciare nessuna dichiarazione".

Non ha poi trascurato di mettere in evidenza il servizio e le opere che i suoi assistiti hanno svolto per la parrocchia:

"Grande impegno dei sacerdoti nella gestione della scuola materna annessa alla parrocchia; una scuola che ospita circa 150 bambini e 20 educatrici scolastiche con la collaborazione di don Dario. Eppure è intervenuto un rappresentante che ha ordinato al sacerdote di non entrare più in asilo per insegnare religione, adducendo come motivo il fatto che don Dario non avesse i titoli per poterlo fare, titoli che, al contrario, erano stati regolarmente presentati". Inoltre, "la curia ha lasciato i due sacerdoti senza pasti, come fossero i peggiori criminali".

E mentre si indaga per capire dove stia la verità, la gente mormora...

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