L'intervento

Per una vera transizione ecologica Meritocrazia Italia chiede il rafforzamento delle alleanza tra ‘terra e tavola’

"Solo così sarà possibile costruire un futuro in cui il concetto di sostenibilità non sia un marchio di marketing, ma una pratica quotidiana di libertà e salute collettiva"

Per una vera transizione ecologica Meritocrazia Italia chiede il rafforzamento delle alleanza tra ‘terra e tavola’

La transizione ecologica è spesso raccontata come una marcia forzata verso l’elettrificazione della mobilità, ma ridurre la complessità del cambiamento climatico alla sola sostituzione dei motori termici è un errore prospettico che si sta già pagando.

Mentre i passi indietro dell’industria automobilistica svelano le fragilità di una strategia basata su incentivi volatili e infrastrutture incomplete, una minaccia altrettanto profonda e meno discussa, sulla controriforma ecologica, si muove silenziosamente nei corridoi di Bruxelles: la deregolamentazione dei nuovi OGM, definiti tecnicamente NGT (New Genomic Techniques) o TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita).

La vera sostenibilità non si misura solo in emissioni di CO2 allo scarico, ma nella salute degli ecosistemi che ci nutrono.

Se, da un lato, il mercato dell’auto elettrica segna il passo, vittima di una visione troppo incentrata sul prodotto e poco sul processo, dall’altro l’Unione europea, anche sotto la spinta politica e finanziaria americana, sta accelerando verso una normativa che rischia di indebolire il principio di precauzione. La proposta di deregolamentazione delle NGT mira a equiparare molte di queste nuove biotecnologie alle sementi convenzionali, eliminando l’obbligo di etichettatura e di monitoraggio ambientale.

Questa scelta politica rappresenta un bivio fondamentale. Presentate come strumenti indispensabili per adattare le colture ai cambiamenti climatici, le TEA nascondono in realtà il rischio di una nuova ondata di brevetti sulle sementi, che finirebbe per espropriare i produttori della propria autonomia decisionale. La transizione ecologica, per essere reale, deve preservare la biodiversità anziché omologarla a modelli di laboratorio progettati per resistere a pesticidi o a condizioni estreme, spesso a scapito della ricchezza genetica dei territori.

Il cuore del problema risiede nel diritto dei cittadini a un cibo trasparente. 

Se le nuove biotecnologie non verranno chiaramente tracciate ed etichettate, il consumatore perderà la facoltà di scegliere, e i produttori biologici o di filiera tradizionale vedranno minacciata l’integrità dei loro raccolti a causa delle contaminazioni accidentali.

La sovranità alimentare non è isolazionismo, ma diritto di un popolo di definire le proprie politiche agricole e alimentari senza dipendere dai brevetti di poche multinazionali del comparto sementiero. In questo contesto, la deregolamentazione appare come un passo indietro rispetto agli obiettivi del Green Deal. Rafforzare le reti di produttori e trasformatori che resistono a questa tendenza diventa quindi una priorità politica. Queste reti non sono semplici attori economici, ma veri e propri custodi di sovranità alimentare. Esse difendono un modello di agricoltura basato sulla conoscenza dei contesti locali, sulla resilienza delle varietà autoctone e sulla trasparenza radicale lungo tutta la filiera.

Meritocrazia Italia chiede che la transizione ecologica sia equa ed esca dalla logica della “soluzione tecnologica unica” (che sia l’auto elettrica o l’NGT) per tornare a una dimensione umana e territoriale. Quindi propone di:

  • rendere riconoscibili le filiere libere da OGM, valorizzando chi investe nella biodiversità reale e non in quella brevettata, creando un “bollino di trasparenza” indipendente che tuteli i consumatori dai nuovi OGM non etichettati;
  • sostenere la ricerca pubblica su tecniche agroecologiche che migliorino la fertilità del suolo e la ritenzione idrica senza ricorrere a scorciatoie genetiche;
  • garantire il diritto all’informazione, assicurando che ogni evoluzione biotecnologica sia accompagnata da un’etichettatura rigorosa che permetta una scelta consapevole.

Solo attraverso il rafforzamento di queste alleanze tra terra e tavola sarà possibile costruire un futuro in cui il concetto di sostenibilità non sia un marchio di marketing, ma una pratica quotidiana di libertà e salute collettiva.