ORIZZONTI INCERTI

Non solo Marghera: i lavoratori sostituiti dall’intelligenza artificiale sono un fenomeno globale

Tra esperti e analisti c'è anche chi invoca, addirittura, l'istituzione da parte del Governo di un Ministero ad hoc proprio per l'Intelligenza Artificiale

Non solo Marghera: i lavoratori sostituiti dall’intelligenza artificiale sono un fenomeno globale

Il lavoro nobilita l’uomo dice un vecchio adagio.

E proprio nei giorni in cui il Governo esulta per i dati Istat sull’occupazione e addirittura nel sud Italia si registrano numeri da record come non se ne vedevano da anni, a far da contraltare e a profilarsi all’orizzonte come uno spauracchio ci sono invece gli ultimi aggiornamenti che arrivano da oltreoceano.

Anche se più di qualcuno continua a vedere opportunità dove altri “vedono nero”.

Intelligenza artificiale e “colletti bianchi”

Fatto sta che, al di là delle diverse chiavi di lettura, non potevano passare inosservate le ultime notizie arrivate in questi giorni dagli Stati Uniti.

Come ad esempio dal quartier generale di Oracle, ad Austin, nel Texas.

Qui infatti i vertici della multinazionale del settore informatico hanno annunciato un nuovo piano di riduzione del personale: secondo le stime potrebbero essere coinvolti fino a 30 mila dipendenti.

L’obiettivo dichiarato di aumentare efficienza e produttività grazie all’intelligenza artificiale.

In realtà, non una grandissima novità, se si pensa che anche Mike Cannon-Brookes, amministratore delegato della società australiana Atlassian, che ha annunciato un taglio di circa il 10% della forza lavoro per favorire una crescita più sostenibile e redditizia.

Intelligenza Artificiale, capitale umano e produttività

Il quadro che si sta delineando di fronte ad analisti e operatori del settore è ormai abbastanza chiaro e tutto sommato anche ormai consolidato.

Negli ultimi dodici mesi diverse multinazionali del settore tecnologico hanno intrapreso percorsi analoghi.

Tra queste ci sono Microsoft, che ha ridotto l’organico di circa 10 mila unità in varie fasi di riorganizzazione, Intel con un piano che prevede una riduzione fino al 20% del personale, Meta con un taglio attorno al 5%, e Salesforce che nel 2026 ha annunciato circa mille posizioni in meno.

Parallelamente alla riduzione degli organici, cresce l’impegno finanziario per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale.

L’escalation degli investimenti nell’IA

Secondo quanto riportato in questi giorni dal Financial Times, proprio Oracle avrebbe infatti “accantonato” circa 2 miliardi di dollari per sostenere la ristrutturazione nell’anno fiscale in corso e avrebbe previsto investimenti per circa 143 miliardi destinati alla costruzione di nuovi data center dedicati all’Ai.

Più in generale, secondo una stima complessiva, le grandi società tecnologiche quotate a Wall Street potrebbero arrivare a investire nel 2026 circa 700 miliardi di dollari nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, una cifra stimata in aumento di circa il 75% rispetto al 2025.

Le reazioni delle Borse, premiato chi licenzia?

Va da sé che di fronte a questi scenari, alcune considerazioni vengono naturali e praticamente immediate.

Soprattutto quando il dato che sembra emergere è quello che segnala le Borse e i mercati “premiare” queste strategie quasi all’insegna dello slogan “più automazione, meno capitale umano”.

Basti pensare che dopo la presentazione dei risultati finanziari, il titolo Oracle ha registrato un rialzo significativo, sostenuto anche dalle prospettive di crescita legate ai data center e all’intelligenza artificiale nel medio periodo.

Gli scenari in Italia, il caso di Marghera

Andando molto in concreto, guardando alle prospettive occupazionali dei lavoratori, al mantenimento delle famiglie, dell’obiettivo di “tirare a fine mese”, le paure, inutile dirlo, iniziano a essere tante.

Tanto più che il “giustificato motivo oggettivo” previsto nel nostro ordinamento giuridico riguardo i licenziamenti, potrebbe comprendere, secondo la lettura degli esperti appunto anche motivazioni legate al progresso tecnologico.

E come abbiamo raccontato in questi giorni, il pensiero va subito al recente caso dello stabilimento di Marghera, dove la società InvestCloud ha chiuso la sede e sostituito con sistemi di intelligenza artificiale i 37 dipendenti.

Un episodio che al momento appare circoscritto, ma che di fatto riporta al centro il dibattito sugli effetti dell’automazione.

Corsi e ricorsi storici, una volta ci fu… l’avvento del computer

Del resto, c’è chi in verità i “fantasmi” cerca di cacciarli indietro. E dunque di non vedere orizzonti troppo nefasti.

Perché in realtà non è certo la prima volta che una nuova tecnologia modifica profondamente il mercato del lavoro.

La mente non può non ritornare a quando una rivoluzione riguardò l’introduzione dei computer negli uffici.

Una novità che aveva progressivamente eliminato numerose mansioni manuali o ripetitive.

IA e licenziamenti, forse sì o forse no…

Ecco perché da alcuni studi suggeriscono tuttavia una lettura meno pessimistica.

Un’analisi diffusa da Banca d’Italia, ad esempio, indica che l’intelligenza artificiale, almeno per ora, non stia riducendo l’occupazione complessiva, ma stia invece paradossalmente aumentando il peso delle professioni più qualificate.

Anche una ricerca della Banca Centrale Europea va in questa direzione evidenziando che le imprese che investono in intelligenza artificiale tendono, nel medio periodo, ad ampliare l’organico piuttosto che ridurlo.

La visione italiana, un Ministero per l’Intelligenza Artificiale

Ma non solo. Tra esperti e analisti c’è anche chi invoca, addirittura, l’istituzione da parte del Governo di un Ministero ad hoc proprio per l’Intelligenza Artificiale.

Le motivazioni sono presto dette: alla velocità con cui le innovazioni digitali penetrano nella nostra quotidianità non corrisponde la stessa velocità dell’adattamento normativo e legislativo.

Una visione di prospettiva che se concretizzata, ben si sposerebbe in fondo, con le strategie della Pubblica Amministrazione che negli ultimi anni con il Governo Meloni, ha iniziato un percorso importante di rinnovamento e semplificazione a tutti i livelli proprio per essere più efficiente nell’erogazione dei servizi.