In un’epoca segnata da complessità normativa, trasformazioni tecnologiche e crescente rischio di spersonalizzazione, torna centrale il tema del rapporto tra diritto, coscienza e dignità della persona. È in questo quadro che si inserisce l’intervento di Paolo Cancelli, Ministro Integrazione Culturale Nazionale e Internazionale di Meritocrazia Italia, che richiama con forza l’attualità del pensiero di Giuseppe Capograssi, proponendo una riflessione sull’umanesimo giuridico come fondamento dell’ordine civile e democratico.
Persona e diritto come esperienza vissuta
“Giuseppe Capograssi si colloca tra i pensatori che hanno saputo restituire al diritto la sua profondità più autentica, sottraendolo tanto alla riduzione formalistica quanto alla pretesa dello Stato di assorbirne integralmente il significato. Nel suo itinerario speculativo, il diritto non appare come una costruzione artificiale sovrapposta alla vita, né come un insieme di tecniche destinate soltanto a regolare comportamenti esteriori; esso emerge, piuttosto, come forma dell’esperienza umana, come esigenza di ordine, di giustizia e di responsabilità che nasce dall’azione concreta dell’uomo. Al centro di questa visione non vi è il soggetto astratto delle dottrine, né il cittadino ridotto a funzione dell’apparato pubblico, ma l’individuo reale, fragile e irripetibile, immerso nella storia, chiamato a vivere, conoscere, scegliere, incontrare gli altri e dare forma alla propria libertà. Il giurista di Sulmona muove da questo punto originario: l’uomo non è prima di tutto un concetto, ma una coscienza vivente; non è una categoria dell’ordinamento, ma una presenza personale; non è materia disponibile per il potere, ma principio e fine di ogni ordine giuridico degno di questo nome.”
La centralità della coscienza e della realtà concreta
“La coscienza comune costituisce il luogo sorgivo dell’esperienza. Essa non è un dato ingenuo da superare, né una forma inferiore del pensiero, ma la profondità nella quale l’individuo incontra il mondo e comincia a orientarsi in esso. L’uomo nasce dentro una realtà che lo precede: trova cose, persone, istituzioni, parole, doveri, limiti, attese; non contempla l’esistenza dall’esterno, ma vi è già coinvolto, chiamato a rispondere con la propria libertà. La coscienza è questo raccogliersi della vita in se stessa, questo primo avvertimento della realtà come presenza significativa, questo riconoscimento iniziale che il mondo non è puro materiale da possedere, ma ordine da comprendere, custodire e abitare. La conoscenza, perciò, non è mai separata dalla vita: l’uomo conosce perché vive e vive perché, prima ancora di dominare teoricamente il reale, si affida alla sua consistenza. La verità non si offre come possesso astratto, ma come cammino.”
Libertà, azione e funzione del diritto
“La persona non viene spiegata dall’esterno: si manifesta vivendo. Non si comprende separandosi dal mondo, ma entrando in relazione con esso; non costruisce la propria identità nel vuoto, ma attraverso l’urto, la promessa e la responsabilità dell’esperienza. […] Il diritto nasce precisamente in questo spazio, là dove l’azione umana avverte di non potersi abbandonare all’arbitrio. […] Esso è la misura mediante cui la libertà viene introdotta in una trama di riconoscimento, affinché l’agire dell’uno non diventi negazione dell’altro.”
Relazione, alterità e convivenza
“Il cammino della coscienza, tuttavia, non si compie nella solitudine. L’individuo giunge a se stesso attraverso l’incontro con l’altro. […] L’altro non è un ostacolo da superare, né una funzione da utilizzare, ma una presenza che rivela al soggetto insieme il suo limite e la sua vocazione.
[…] Dove l’altro è riconosciuto come persona, il diritto appare come custodia della relazione. […] Una società autenticamente umana non è una somma di solitudini, né un corpo collettivo che annulla le singolarità; è lo spazio nel quale le coscienze possono incontrarsi, limitarsi, educarsi e collaborare alla costruzione di un mondo comune.”
Dignità, amore e riconoscimento
“In questa prospettiva anche l’amore […] vede l’altro […] nella sua interezza personale. Ogni riconoscimento giuridico autentico presuppone […] questa verità: l’altro è qualcuno e non qualcosa; la sua dignità non dipende dalla forza, dal consenso, dall’efficienza o dall’appartenenza; la sua libertà non è concessione revocabile, ma dimensione originaria della sua umanità.”
Crisi, limite e funzione del diritto
“Il male […] è impoverimento della persona prima ancora che disordine sociale; è oscuramento della coscienza […] Proprio per questo il diritto è necessario, pur non essendo sufficiente da solo. Esso non può sostituire la coscienza […] ma può proteggere l’azione, darle forma, impedirne la caduta nell’arbitrio.”
Stato, democrazia e diritti
“Lo Stato autentico non crea la persona, ma la presuppone; non fonda la dignità, ma la riconosce […] In questo orizzonte trova piena collocazione anche il significato della Carta universale dei diritti dell’uomo. […] Essa afferma che la persona è titolare di diritti non per concessione del potere, ma per la sua stessa qualità umana; che prima dello Stato vi è la dignità.”
Un umanesimo giuridico per il presente
“Il lascito più alto di Capograssi consiste allora nel ricordare che il mondo umano non nasce da sistemi astratti, ma dalla coscienza concreta dell’uomo che agisce; […] Tornare alla coscienza del soggetto agente, alla custodia della persona e alla dignità universale dei diritti significa tornare alla sorgente morale dell’ordine civile e internazionale: la persona come fondamento, la coscienza come luogo della libertà, il diritto come custodia dell’azione, la solidarietà come metodo della convivenza, la democrazia come esercizio di umiltà, la diplomazia come arte della pace e la giustizia come verità della storia.”
L’intervento richiama così con forza la necessità di ricostruire una cultura della persona, in cui diritto, coscienza e responsabilità tornino a essere elementi inscindibili per la tenuta delle istituzioni democratiche e della convivenza civile.