Specie con l’approvazione della proposta di riforma della magistratura, sulla separazione delle carriere, di chiara impronta governativa, si è tornati a discutere della ripartizione dei poteri tra esecutivo, accusato di eccedere nel potere regolamentare, e Parlamento.
Negli ultimi anni, in effetti, si assiste a un ricorso sempre più frequente allo strumento del decreto-legge, che da misura straordinaria e urgente rischia di trasformarsi in prassi ordinaria di governo. La Costituzione ne consente l’utilizzo solo in presenza di casi eccezionali di necessità e urgenza, ma negli ultimi anni si è verificato un progressivo slittamento verso un impiego sistematico, che comprime il ruolo del Parlamento e altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Non serve neppure ricordare l’uso incontrollato fatto in tempo di pandemia dello strumento del decreto del Presidente del Consiglio (i noti d.P.C.), sulla base di una vera e propria delega in bianco. Non è soltanto una questione tecnica o procedurale, ma incide profondamente sulla qualità della democrazia.
Il decreto-legge, per sua natura, limita il confronto parlamentare, riduce gli spazi di discussione e spesso costringe le Camere a conversioni rapide, talvolta accompagnate da voti di fiducia che impediscono un esame approfondito delle norme. Ne deriva una produzione legislativa meno ponderata, più esposta a errori e correzioni successive, e soprattutto meno condivisa, con effetti concreti sulla vita dei cittadini e sulla certezza del diritto. A ciò si aggiunge il rischio di un progressivo svilimento della funzione legislativa, che dovrebbe essere il cuore del sistema democratico.
Quando il Parlamento viene relegato a ratificare decisioni già assunte, si indebolisce il principio di rappresentanza e si riduce la possibilità di valorizzare competenze, merito e pluralità di visioni. In questo contesto, anche il contributo delle parti sociali e dei corpi intermedi viene inevitabilmente sacrificato, con un impoverimento complessivo del processo decisionale.
Meritocrazia Italia esprime una certa preoccupazione al riguardo e ritiene che il buon governo non possa prescindere dal rispetto delle regole e dei tempi della democrazia rappresentativa. Legiferare bene richiede confronto, ascolto, competenza e capacità di programmazione, non il ricorso sistematico a strumenti emergenziali. L’abuso del decreto-legge rischia invece di favorire una logica di breve periodo, in cui l’urgenza diventa alibi e la qualità normativa passa in secondo piano.
È quindi necessario un cambio di passo, che restituisca centralità al Parlamento e riporti il decreto-legge alla sua funzione originaria. Occorre rafforzare la programmazione legislativa, migliorare la qualità tecnica dei testi normativi e garantire tempi adeguati di discussione, affinché ogni provvedimento sia frutto di un reale approfondimento e non di una mera esigenza di rapidità.
Meritocrazia invita tutte le forze politiche e istituzionali ad assumersi la responsabilità di questo cambiamento, promuovendo una cultura del rispetto delle regole e della qualità legislativa. Solo così sarà possibile rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni, garantire stabilità al sistema normativo e costruire una democrazia più solida, partecipata e credibile. Stop war.