Sfida non più rinviabile

Meritocrazia Italia: Merito e salute mentale nei luoghi di lavoro sono una priorità non più rinviabile

Un terzo dei lavoratori italiani dichiara condizioni di malessere psicologico legate alla propria attività. Quattro proposte per affrontare la situazione

Meritocrazia Italia: Merito e salute mentale nei luoghi di lavoro sono una priorità non più rinviabile

La salute mentale è una delle più urgenti sfide del mondo del lavoro.

La trasformazione dei modelli produttivi, l’accelerazione digitale, la precarizzazione dei rapporti e la costante reperibilità richiesta da nuove forme di organizzazione, come lo smart working o la connessione permanente, hanno generato un contesto di crescente pressione psicologica.

Secondo i dati INAIL, oltre un terzo dei lavoratori italiani dichiara condizioni di malessere psicologico legate alla propria attività. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto il burnout come sindrome professionale, mentre numerosi studi confermano una correlazione diretta tra stress cronico, assenteismo e calo della produttività.

Dietro i numeri, vi sono persone sempre più fragili, spesso lasciate sole di fronte a un disagio che il sistema tende ancora a ignorare o minimizzare.

Il vero problema non è solo l’aumento dei casi, ma la sottovalutazione strutturale del fenomeno.

E sulla vicenda interviene anche Meritocrazia Italia:

Il merito continua a essere misurato prevalentemente in termini di risultati quantitativi, tralasciando la qualità della prestazione e il benessere di chi la realizza.

In molti contesti organizzativi manca una cultura della prevenzione e dell’ascolto: il disagio psicologico viene ancora percepito come una debolezza individuale, non come il sintomo di un modello produttivo disfunzionale.

Le conseguenze sono pesanti: demotivazione, turn-over, malattie professionali, perdita di capitale umano e aumento dei costi sociali e sanitari.

La pandemia ha ulteriormente amplificato queste criticità, mostrando quanto sia fragile il confine tra lavoro e vita privata e quanto il benessere psico-fisico sia condizione essenziale di ogni sistema realmente meritocratico. Eppure, nonostante l’evidenza, mancano ancora politiche pubbliche integrate dedicate alla salute mentale nei luoghi di lavoro, e la maggior parte delle imprese non dispone di strumenti di supporto psicologico o piani strutturati di work-life balance.

Meritocrazia Italia ritiene che la tutela della salute mentale debba essere posta al centro delle politiche del lavoro e della produttività.

Le proposte

Secondo MI serve un Piano Nazionale per la Salute Mentale nei Luoghi di Lavoro, fondato su quattro assi strategici:

1. Prevenzione e monitoraggio, con

  • introduzione obbligatoria, per le aziende sopra una determinata soglia dimensionale, di programmi periodici di valutazione dello stress lavoro-correlato;
  • istituzione di un Osservatorio Nazionale sul Benessere Psico-Fisico dei Lavoratori, con raccolta e pubblicazione annuale dei dati.

2. Supporto ai lavoratori, con

  • attivazione di sportelli di ascolto psicologico aziendale, accessibili gratuitamente e in piena riservatezza;
  • accesso a percorsi terapeutici agevolati, attraverso convenzioni tra imprese, enti pubblici e strutture sanitarie.

3. Incentivi alle imprese, con

  • agevolazioni fiscali per le aziende che investono in progetti di benessere organizzativo, coaching, mentoring e formazione su leadership empatica;
  • premialità meritocratiche per chi adotta indicatori di sostenibilità umana nei sistemi di valutazione delle performance.

4. Cultura e formazione, con

  • campagne nazionali per abbattere lo stigma legato ai disturbi mentali e promuovere la cultura del benessere;
  • formazione manageriale obbligatoria sulla prevenzione del burnout e sulla valorizzazione del capitale umano come risorsa strategica.

Il vero merito non si misura soltanto nei risultati, ma nella capacità di un sistema di generare valore umano e sociale. Un Paese che trascura la salute mentale dei propri lavoratori si condanna a perdere energia, creatività e fiducia. Al contrario, un’Italia che mette al centro la persona, la dignità e l’equilibrio tra vita e lavoro sarà più forte, produttiva e sostenibile.