Nel suo recente messaggio al Congresso della Pontificia Accademia per la Vita intitolato “Intelligenza Artificiale e Medicina: la sfida della dignità umana”, Papa Leone XIV richiama con forza il mondo politico, scientifico ed economico a non smarrire la direzione etica del progresso:
“la dignità umana e il bene comune rimangano priorità assolute per tutti, sia singoli individui che enti pubblici”.
In particolare, il Pontefice avverte che “è facile riconoscere il potenziale distruttivo della tecnologia e persino della ricerca medica quando vengono messe al servizio di ideologie antiumane”.
Le parole del Pontefice parlano del nostro presente. L’intelligenza artificiale, pur offrendo opportunità straordinarie, sta ridefinendo il concetto stesso di potere, di privacy e di partecipazione democratica. È qui che la politica deve tornare protagonista, per evitare che la velocità dell’innovazione superi la capacità delle istituzioni di comprenderla e regolarla.
“Meritocrazia Italia accoglie questo richiamo come un riconoscimento del valore della persona al centro del progresso. In un tempo in cui l’intelligenza artificiale avanza e trasforma profondamente i modi di lavorare, curare, interagire, è fondamentale che l’innovazione sia guidata da criteri etici, di misura, equilibrio e trasparenza e non esclusivamente tecnici”.
“Serve che la tecnologia non sostituisca l’umano, ma lo potenzi e lo rispetti. Non esiste vera innovazione se non è radicata nella dignità della persona, valore che precede ogni calcolo di efficienza e profitto”.
“Questo implica una vera “giustizia tecnologica”, dove la digitalizzazione non crei nuove forme di discriminazione o esclusione, ma contribuisca al benessere della collettività. Le politiche pubbliche devono garantire un accesso equo agli strumenti digitali, colmare i divari generazionali e territoriali e tutelare i diritti fondamentali anche nei nuovi contesti dell’IA”.
La capacità dell’IA di “diventare quasi un’estensione” dell’uomo, come rilevato dal Papa, comporta il rischio di “perdere di vista i volti delle persone che ci circondano, ma anche di dimenticare come riconoscere e apprezzare tutto ciò che è veramente umano”.
La comprensione e la cura della persona, della relazione, della comunità, siano centrali nel progresso autentico. L’innovazione che non cura, non protegge e non include tradisce la sua promessa.
Meritocrazia Italia propone di avviare una governance etica dell’intelligenza artificiale, fondata su:
- formazione e consapevolezza, affinché chi crea e utilizza l’AI agisca con responsabilità e competenza morale;
- trasparenza dei processi decisionali e garanzie di tutela dei diritti umani, della privacy e dell’autodeterminazione;
- collaborazione tra soggetti pubblici, privati e internazionali per evitare diseguaglianze digitali e garantire un accesso equo ai benefici tecnologici;
- uso umanistico dell’AI in medicina e nei servizi alla persona, dove la tecnologia deve ampliare le relazioni e non sostituirle.
Ma la governance non basta se non accompagnata da una formazione civica e culturale diffusa.
L’IA non è solo un tema per ingegneri o giuristi, ma riguarda ogni cittadino. È necessario educare alla responsabilità digitale, alla comprensione del rischio informativo e al valore del pensiero critico, per costruire una società capace di governare la tecnologia e non subirla.
La dignità è il fondamento e il fine di ogni civiltà. Difenderla significa garantire che la scienza resti strumento di libertà, non di potere.
Di fatto, in un’epoca in cui i dati sostituiscono le opinioni e gli algoritmi condizionano le scelte, il compito più urgente è dunque evidente: restituire all’uomo la centralità del pensiero. È una sfida che coinvolge le nuove generazioni, chiamate non solo a usare la tecnologia, ma a comprenderla, regolarla e umanizzarla, ma non riguarda solo loro. Interpella le istituzioni, la politica, la scienza e ogni cittadino. Perché il futuro non si misura nella potenza dei mezzi, ma nelle capacità di unire coscienza e conoscenza, innovazione e ovviamente responsabilità. Solo un umanesimo tecnologico, fondato sul rispetto della persona e sulla consapevolezza dei limiti, potrà rendere la modernità davvero degna dell’uomo.