Transizione ecologica

Meritocrazia Italia chiede al Ministro Pichetto Fratin di rivedere gli obiettivi della politica energetica

"Ritardare la decarbonizzazione significa aumentare esponenzialmente i costi di adattamento futuri"

Meritocrazia Italia chiede al Ministro Pichetto Fratin di rivedere gli obiettivi della politica energetica

L’attuale scenario della politica energetica italiana vive una fase di profonda e preoccupante involuzione. 

Nonostante gli impegni assunti a livello internazionale e le stringenti direttive europee, si osserva un certo arretramento nelle iniziative governative rispetto ai pilastri della transizione ecologica.

Tra le dichiarazioni ufficiali, si leggono l’intenzione di fare dell’Italia l’hub europeo del metano e la proposta di mantenimento in riserva attiva delle centrali a carbone di Civitavecchia e Brindisi. 

Non si può però non tener conto del fatto che, tra il 2021 e il 2023, i consumi di gas in Europa sono scesi di quasi il 20% e sono ormai arrivati ai livelli del 1995-1996.

E sulla questione è intervenuta anche Meritocrazia Italia, con una sollecitazione diretta al ministro Gilberto Pichetto Fratin.

“Questo mutamento di rotta non avviene solo attraverso una negazione esplicita, ma anche mediante un progressivo svuotamento di senso delle azioni programmate, una dilatazione dei tempi burocratici e un ritorno narrativo alla centralità delle fonti fossili, spesso giustificato sotto l’etichetta del “pragmatismo energetico”.

Il fulcro di questo arretramento risiede nella gestione delle fonti rinnovabili. Se, da un lato, si parla di indipendenza energetica, dall’altro si moltiplicano gli ostacoli normativi che frenano lo sviluppo dell’eolico e del fotovoltaico.

Il decreto sulle “Aree Idonee”, atteso per mesi, ha finito per delegare eccessivo potere di veto alle amministrazioni locali e regionali, creando una frammentazione che scoraggia gli investimenti e allontana l’Italia dagli obiettivi fissati per il 2030. In parallelo, si assiste a un rilancio delle trivellazioni offshore per l’estrazione di gas nazionale, una scelta che, sebbene presentata come misura di sicurezza, vincola il Paese a infrastrutture fossili per i decenni a venire, drenando risorse che dovrebbero essere destinate all’innovazione green”.

Un aspetto particolarmente critico di questa dinamica è il tempismo

“Tutto questo avviene in un momento in cui l’opinione pubblica sembra aver abbassato la guardia. Dopo una fase di intensa mobilitazione giovanile e mediatica, l’attenzione collettiva è stata dirottata verso le emergenze immediate: l’inflazione, l’instabilità geopolitica e l’erosione del potere d’acquisto. 

Questa “stanchezza climatica”, unita alla complessità tecnica dei dossier energetici, ha creato una zona d’ombra in cui la politica può operare scelte regressive senza doverne rispondere immediatamente a un elettorato vigile. La narrazione governativa, che spesso dipinge la transizione come ideologia ambientalista e un costo insostenibile per le famiglie e le imprese piuttosto che come un’opportunità di modernizzazione, contribuisce a alimentare questa indifferenza, trasformando la tutela ambientale in un lusso percepito come superfluo.

Le conseguenze di questo stallo sono potenzialmente catastrofiche, sia sotto il profilo ambientale che economico.

L’Italia è un hotspot climatico, dove gli effetti del riscaldamento globale — dalle siccità prolungate alle alluvioni devastanti — sono già realtà quotidiane. Ritardare la decarbonizzazione significa aumentare esponenzialmente i costi di adattamento futuri. Inoltre, sotto il profilo industriale, l’Italia rischia di perdere il treno della nuova economia globale.

Mentre i partner internazionali investono massicciamente in tecnologie pulite, batterie e idrogeno verde, le nostre scelte potrebbero condannare il sistema produttivo nazionale a una dipendenza tecnologica dall’estero.

Meritocrazia Italia torna con forza a invocare maggiori coraggio e lungimiranza. Occorre agire come un nocciolo capace di generare vita anche quando la polpa esterna del consenso immediato è assente”.