La scelta di Mattia

Si è fatto impiantare dei chip sottopelle con cui paga anche la spesa

"La mia idea e speranza è spingere queste integrazioni uomo-tecnologia in modo che possano essere ancora più al servizio della collettività e della salute"

Si è fatto impiantare dei chip sottopelle con cui paga anche la spesa
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"Mi piace pensare ad un’estensione tecnologica a servizio della salute umana; che arrivi un giorno, per esempio, a mappare il nostro cervello riuscendo a risolvere patologie neurodegenerative."

Mattia Coffetti è un professionista bresciano che si occupa di informatica. Ma è anche un positivista, inteso proprio alla francese di fine Ottocento. Ascoltando le sue ragioni, quando spiega perché ha deciso di impiantarsi diversi microchip sottopelle, emergono chiari echi della corrente di pensiero che, ai tempi della Rivoluzione Industriale, mostrava fiducia nella scienza e nel progresso scientifico-tecnologico. E che in quel progresso vedeva anche uno strumento di potenziale benessere sociale. Oggi, al cospetto di una seconda rivoluzione altrettanto incisiva e storica, come non potrà che essere la convivenza con l'Intelligenza Artificiale, c'è chi guarda al futuro con entusiasmo e senza necessariamente spaventarsi rispetto a ciò che non conosce.

Impiantarsi dei chip sottopelle: ecco perché e come funziona

All’alba di una nuova era, con una tecnologia sempre più spinta, andiamo a indagare come (e perché) si vive con dei microchip addosso, per libera scelta.

A oggi un cittadino può farsi impiantare dei chip sottopelle: che cosa abbiamo a disposizione al momento?

Per adesso abbiamo delle soluzioni semplici. Siamo su semplici esercizi di stile: body modification, per intenderci come il led sottopelle o il magnete (altro non è che una semplice calamita), magari sui polpastrelli.

Poi abbiamo chip che sono NFC (la comunicazione di prossimità, anche chiamata near-field communication, è una tecnologia di ricetrasmissione che fornisce connettività senza fili bidirezionale a distanza a corto raggio N.d.R.) che va a sostituire, per esempio la tessera dell’autobus.

Mattia accede al suo Linkedin tramite il microchip

Infine, ed io lo sto sperimentando, abbiamo i sistemi più evoluti, come quello che sostituisce il bancomat, con il quale vai tranquillamente a fare la spesa senza carta, né contanti. E’ una sorta di minicomputer, ed è molto più complesso.

Spesa pagata con il chip

Costi?

Quello per pagare, che possiamo dire essere il più evoluto, costa 200 euro circa.

I suoi a cosa servono?

Per pagare. Salvare dati e scambiarli ma anche per altre funzioni. Per esempio, in caso di smart home, potrei accendere le luci o inserire l’allarme.

In termini pratici come avviene l’impianto, ci sono rischi per la salute?

Quando si acquista il microchip è proprio il sito a indicare dei centri di piercing specializzati, dove sanno come muoversi e rispettano le condizioni igieniche per l'impianto. Ma soprattutto hanno esperienza in un campo che è decisamente nuovo. Il materiale di alcuni miei microchip è vetro biomedicale, un altro – quello per pagare – è inserito in un gel, anch’esso ad uso medicale. Il chip non è ancora certificato ma è possibile un impianto e una scelta dei materiali estremamente sicuri.

E’ un primo step verso l’integrazione che Musk sta tentando con Neuralink?

Sì, la mia idea e speranza è spingere queste integrazioni uomo-tecnologia in modo che possano essere ancora più al servizio della collettività e della salute. Un domani, mi piacerebbe, che riuscendo a mappare il nostro cervello, riuscissimo ad andare a risolvere malattie neurodegenerative, come Parkinson e Alzheimer, con strumenti e modalità d’azione ad ampio raggio, che ad oggi ci sono precluse. Penso anche alla depressione, ed all’azione che si può svolgere agendo sui recettori.

 

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Per liberare il campo dai soliti timori di essere tracciati, possiamo dire che il suo chip sottopelle utilizzato per pagare funziona alla medesima stregua del chip nel mio bancomat, che è sempre nel portafoglio con me. Come non possono tracciare la mia posizione attraverso il bancomat, non possono con il suo chip. E’ corretto?

Esattamente. Inoltre le informazioni su cosa è nel chip sono online, è tutto chiarito. Parliamo di tecnologie che esistono già e che noi utilizziamo quotidianamente, sono semplicemente adattate. Vorrei farle un altro esempio sulla potenziale utilità di questi chip, a tal proposito. Parlando con diversi medici che lavorano in ospedale o nei reparti di urgenza è emersa un’altra possibile utilità. Pensi a un microchip impiantato sottopelle che contenga tutte le informazioni salvavita per quei pazienti che arrivano in ospedale privi di coscienza. I medici non sanno se esistono patologie preesistenti, se e quali farmaci assumono, se sono allergici a qualcosa. Informazioni che si possono rivelare fondamentali e fare la differenza in contesti di urgenza. Per salvaguardare la privacy si potrebbero rendere consultabili solo dal sistema sanitario, per esempio. La regolamentazione etica, ovviamente, con l’evoluzione di questi strumenti, sarà imprescindibile.

Il vero rischio, sgombrato il campo su salute e tracciamenti, è l’hackeraggio. Soprattutto se questi chip dovessero evolvere e assumere funzioni, magari vitali, come per esempio il monitoraggio delle condizioni di salute per gli anziani che vivono soli?

Sì, lo è. Quando queste tecnologie cresceranno, e saranno connesse con il resto del mondo, il tema principale sarà proprio la sicurezza informatica. A mio avviso saranno due le necessità fondamentali: la sicurezza informatica, senza dubbio, e un comitato etico.

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