Tre storie molto diverse, accomunate da una decisione del presidente della Repubblica. Sergio Mattarella ha firmato tre decreti di grazia individuale, esercitando la prerogativa prevista dall’articolo 87 della Costituzione. In tutti e tre i casi il ministro della Giustizia Carlo Nordio, al termine dell’istruttoria prevista dalla legge, aveva espresso parere favorevole.
Il caso che ha attirato maggiormente l’attenzione è quello di Guido Gianni, gioielliere condannato per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante una rapina nel suo negozio nel 2008. Gli altri due provvedimenti riguardano situazioni profondamente differenti: un uomo affetto da gravissime condizioni di salute e un condannato che, secondo la magistratura di sorveglianza, ha ormai consolidato un percorso di reinserimento sociale e familiare.
La grazia non annulla la sentenza e non dichiara innocente il condannato. È un atto di clemenza individuale che può cancellare tutta o parte della pena ancora da scontare oppure commutarla.
Guido Gianni, il gioielliere che sparò durante la rapina
Gianni, nato nel 1960, era stato condannato a 12 anni e quattro mesi di reclusione per duplice omicidio e tentato omicidio. Il 18 febbraio 2008 tre uomini entrarono nella sua gioielleria a Nicolosi, nel Catanese. Durante la rapina la moglie venne aggredita e minacciata con un’arma, successivamente risultata a salve. Gianni reagì sparando: due rapinatori, entrambi ventunenni, morirono e il terzo rimase ferito. La giustizia escluse però la legittima difesa: secondo la ricostruzione accolta dai giudici, i colpi mortali furono esplosi quando i rapinatori erano ormai in fuga. La condanna divenne definitiva e nel 2022 Gianni entrò in carcere.

Mattarella ha ora concesso una grazia parziale di tre anni e due mesi, tenendo conto del parere favorevole del magistrato di sorveglianza e dei cinque anni e tre mesi di pena già espiati. Il residuo scende così sotto i quattro anni: sarà eventualmente il Tribunale di sorveglianza, e non il Quirinale, a decidere se possa essere concesso l’affidamento in prova al servizio sociale.
Il caso ha inevitabilmente richiamato quello di Mario Roggero, il gioielliere piemontese condannato definitivamente a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo nel 2021. Anche per Roggero è stata chiesta la grazia.

La grazia totale per gravissime condizioni di salute
Il secondo decreto riguarda un uomo indicato dal Quirinale soltanto con le iniziali A.A., nato nel 1972, condannato complessivamente a sette anni di reclusione per reati in materia di stupefacenti e altri delitti. In questo caso Mattarella ha cancellato tutta la pena residua: cinque anni, cinque mesi e dieci giorni.
La motivazione indicata dal Quirinale è essenzialmente umanitaria e sanitaria. Entrambe le autorità giudiziarie competenti avevano espresso parere favorevole e il condannato versa in “gravissime e irreversibili condizioni di salute”, tanto che l’esecuzione della pena era già stata differita da tempo proprio a causa della sua situazione clinica.
Reinserimento e una figlia malata nel terzo caso
Diversa ancora la storia di G.B., nato nel 1981 e condannato a dieci anni di carcere per reati in materia di stupefacenti commessi tra il 2002 e il 2009. Mattarella ha disposto in questo caso una grazia parziale, cancellando un anno e nove mesi della pena ancora da espiare. Il magistrato di sorveglianza aveva espresso parere favorevole mettendo in evidenza quello che il Quirinale definisce un “mutamento di vita”: l’uomo ha intrapreso e consolidato un percorso di reinserimento sociale, lavorativo e familiare. Nella valutazione hanno pesato anche le condizioni di salute di una figlia minorenne.
Anche per lui, dopo la riduzione concessa dal capo dello Stato, la pena residua rientra nella soglia che permette al Tribunale di sorveglianza di valutare l’eventuale affidamento in prova.
Cosa significa concedere la grazia
La responsabilità penale stabilita con la sentenza definitiva resta. Il presidente interviene invece sulla pena, dopo un’istruttoria nella quale vengono valutati il parere della magistratura competente, il percorso del condannato e le specifiche circostanze personali.