C’è stato il protocollo, certo (ma poi è finito in solaio). C’erano la Sala degli Specchi, gli interventi ufficiali, il lessico alto della cultura e del diritto d’autore. Ma per una mattina il Quirinale ha avuto anche il passo leggero di una festa tra generazioni diverse: i grandi maestri, i cantautori, i registi, gli autori televisivi, le nuove voci della musica, i volti più popolari dello spettacolo.

Tutti insieme per i 145 anni della Siae, ricevuta ufficialmente dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una cerimonia che ha unito istituzione e spettacolo, solennità e piccoli momenti da album di famiglia.
La cultura nella casa della Repubblica
La cerimonia si è svolta mercoledì mattina, 13 maggio 2026, al Palazzo del Quirinale. Sono intervenuti il presidente della Siae Salvatore Nastasi, Caterina Caselli e Riccardo Zanotti per la Sezione Musica, Paolo Sorrentino per la Sezione Cinema e Diego Bianchi per la Sezione Dramma e Opere Radiotelevisive. Prima dell’incontro pubblico, Mattarella aveva ricevuto nello Studio alla Palazzina Carlo Verdone e lo stesso Nastasi.

Il tono lo ha dato il Capo dello Stato, con parole semplici e molto nette. Mattarella ha ringraziato la Siae perché “tutela gli autori” e quindi protegge “quello che emerge dalla creatività”. Ha parlato di un contributo alla vita culturale, sociale, civile ed economica del Paese, ma anche alla coscienza nazionale, “che è la cosa che lo fa andare avanti in maniera più positiva e più importante”.
Poi la frase che ha riassunto il senso della giornata: “Sarebbe un’Italia povera e anche triste senza il contributo che date nelle varie forme della cultura”.
E ancora: “Se il nostro Paese trova strumenti di speranza, di sostegno, anche di orgoglio è grazie a quello che fate”.
Chi c’era al Quirinale
La fotografia della giornata racconta bene la natura trasversale della Siae: non solo musica, ma cinema, teatro, televisione, letteratura, arti figurative. Alla cerimonia erano presenti Marco Bellocchio, Diego Bianchi, Caterina Caselli, Francesca Comencini, Emma Dante, Giorgia, Fiamma Izzo, Luciano Ligabue, Madame, Angelina Mango, Fiorella Mannoia, Emma Marrone, Melania Mazzucco, Maria Morricone, Mogol, Gianna Nannini, Domenico Palladino, Anna Pepe, Davide Petrella, Max Pezzali, Nicola Piovani, Clara Soccini, Paolo Sorrentino, Giuseppe Tornatore, Carlo Verdone e Riccardo Zanotti.
Un piccolo atlante della creatività italiana, con tutte le sue età, i suoi linguaggi e le sue tribù.
Il bacio di Gianna Nannini e i selfie presidenziali
Ma la giornata è diventata subito anche una storia pop virale. Fra i momenti più commentati, il bacio sulla guancia che Gianna Nannini ha “rubato” a Mattarella: un gesto affettuoso, spontaneo, fotografato e rilanciato sui social. “Incassato” con ironia ed eleganza dal Capo dello Stato: inutile dire che quei secondi impazzano sui social.
La #Nannini ha fatto quello che vorremmo fare tutti: biaciare #Mattarella in qualità di ultimo baluardo della democrazia in Italia. https://t.co/MCCLG9iGt5
— Daniel San (@IstintoDiVino) May 14, 2026
Poi i selfie. Anna Pepe ha pubblicato lo scatto con Mattarella – al quale va riconosciuta una grandissima pazienza ed autoironia – accompagnandolo con il ringraziamento “Grazie per l’invito Mr President”, trasformando per qualche ora il Quirinale in uno dei luoghi più condivisi dalla Gen Z.

Anche Emma Marrone non si è lasciata scappare l’occasione di chiedere un selfie alla prima carica dello Stato.

Zoro, la porta rotta e il servizio pubblico involontario
Il premio per la battuta più quirinalizia, però, è andato probabilmente a Diego Bianchi, in arte Zoro. Intervenendo in rappresentanza della Sezione Dramma e Opere Radiotelevisive, Bianchi ha esordito ricordando che era un onore essere lì, “senza nemmeno una crisi di governo”. Poi ha raccontato il lavoro televisivo come un mestiere collettivo, fatto di autori, tecnici, ruoli diversi e prodotti che entrano nelle case di tutti.
Il momento più riuscito è arrivato quando ha citato, con l’ironia di Propaganda Live, la famosa porta del Quirinale finita più volte nelle inquadrature della trasmissione:
“Una trasmissione scanzonata come la nostra ha contribuito a far aggiustare una porta, che a furia di essere inquadrata, è stata aggiustata: anche questo è servizio pubblico”.
Mattarella ha sorriso, la sala pure. Ed è stato uno di quei momenti in cui l’istituzione non perde autorevolezza: semplicemente, respira.
Diego Bianchi e Sergio Mattarella incontro da aura incredibile “strano stare qui senza crisi di Governo…mi diverto molto…e secondo me anche lei…come quando una trasmissione tv scanzonata e mai banale ha contribuito a aggiustare porta”#Mattarella #propagandalive #14maggio pic.twitter.com/zy2y0WoGJ8
— Sirio 🏀 (@siriomerenda) May 13, 2026
Sorrentino e la risata del Presidente
Se Zoro ha portato la battuta televisiva, Paolo Sorrentino ha portato il paradosso elegante del cinema. Nel suo intervento ha parlato degli autori come artigiani del dubbio, dell’ascolto e dell’imperfezione, ricordando che i film sono prototipi, tentativi, opere che provano a dare forma alla bellezza della convivenza.

Poi la frase che ha strappato una risata a Mattarella e un applauso alla sala:
“Se il mondo fosse abitato solo da lei, presidente, e dagli artisti, vivremmo gioiosi e pacifici, ma purtroppo ci sono anche gli altri“. Una battuta perfettamente sorrentiniana: affettuosa, un po’ teatrale, abbastanza laterale da funzionare anche al Quirinale.
Da Verdi ad Anna Pepe, la Siae cambia secolo
Nel suo intervento Mattarella ha ricordato anche i numeri della Siae: 126mila autori e 30 milioni di opere tutelate. Numeri che il Presidente ha collegato alla storia dell’istituzione, nata con figure come Giuseppe Verdi, Gaetano De Sanctis e Massimo d’Azeglio.
È proprio questo il senso più interessante della giornata: la Siae non è stata raccontata solo come un archivio del passato, ma come un organismo vivo, costretto a misurarsi con streaming, piattaforme, algoritmi, intelligenza artificiale e nuovi linguaggi. Da Verdi ad Anna Pepe, passando per Sorrentino, Bellocchio, Nannini, Emma, Ligabue e Madame, la tutela dell’autore cambia volto ma non perde il suo centro: riconoscere che dietro ogni opera c’è un lavoro creativo, e che quel lavoro va protetto.
anna pepe for president pic.twitter.com/uIEhGdLeaw
— connie (@con0gelato) May 13, 2026
Una mattina leggera, ma non superficiale
La cerimonia per i 145 anni della Siae ha funzionato perché ha tenuto insieme due registri raramente compatibili: il peso istituzionale e la leggerezza. Mattarella ha parlato di cultura come coscienza del Paese, di diritto d’autore, di intelligenza artificiale e di regole globali. Gli artisti hanno risposto con discorsi, sorrisi, battute, fotografie e qualche gesto fuori copione.