“La battaglia dei diritti è lungi dall’essere conclusa”.
È uno dei passaggi più netti dell’intervento con cui Sergio Mattarella ha chiuso domenica 20 settembre la 27ª edizione di Pordenonelegge – Festa del libro e della libertà. Il presidente della Repubblica ha costruito il suo discorso attorno a un tema preciso: la libertà non può essere considerata acquisita una volta per tutte e il dissenso resta uno degli elementi che distinguono una democrazia da un sistema autoritario.
“C’è chi auspica un arretramento”
Mattarella ha collegato il tema dei diritti soprattutto alla condizione delle donne in Paesi come Iran e Afghanistan, ricordando figure come Mahsa Amini, Narges Mohammadi e le donne di Herat.
“Tutte ci indicano come la battaglia dei diritti sia lungi dall’essere conclusa”, ha detto il Capo dello Stato, aggiungendo che un arretramento viene perfino “da taluni, addirittura auspicato”.
Il presidente ha però accompagnato il monito con un messaggio di fiducia: anche nei periodi più oscuri, ha osservato, continua a sopravvivere “il germe della libertà di pensiero, di vita” e il riconoscimento del valore della persona.
L’allarme sulla “democrazia illiberale”
Un altro passaggio politicamente significativo riguarda quella che Mattarella ha definito la “tentazione di democrazia illiberale” che emergerebbe a livello globale. Per il presidente, democrazia e libertà non possono essere separate. Il rischio nasce quando il “diverso pensare” viene percepito come qualcosa da reprimere perché incompatibile con un presunto “comune sentire”.
“Il pensiero unico è naturalmente strumento di oppressione”, ha affermato, richiamando Norberto Bobbio e l’idea che la differenza tra Stato democratico e regime autoritario si misuri anche dallo spazio concesso al dissenso.

“La scheda elettorale arma disarmata della democrazia”
Il discorso si è inserito anche nelle celebrazioni per gli 80 anni della Repubblica. Mattarella ha ricordato il passaggio dalla dittatura fascista alla democrazia, definendo la scheda elettorale “l’arma disarmata del confronto legittimo”.
Per il Capo dello Stato, il progresso dell’Italia nel dopoguerra è stato possibile proprio grazie al confronto tra idee, al pluralismo e alla possibilità di cambiare attraverso strumenti democratici invece che attraverso la violenza. Il presidente ha poi richiamato direttamente l’articolo 21 della Costituzione e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, che tutela la libertà di espressione e il diritto di ricevere e diffondere informazioni senza interferenze pubbliche e senza limiti di frontiera.
“Cultura e libertà non si fermano ai confini“, ha sintetizzato Mattarella.
Il riferimento non era casuale. L’edizione 2026 di Pordenonelegge ha dedicato particolare spazio alle voci di scrittori, giornalisti ed esuli perseguitati, anche attraverso la nuova Dissensio Arena, pensata proprio per ospitare testimonianze sul dissenso e sui diritti negati.
Da Pasternak a Politkovskaja
Nel suo intervento Mattarella ha ripercorso diversi esempi storici nei quali cultura e letteratura sono diventate strumenti di resistenza. Ha citato Boris Pasternak, Aleksandr Solženicyn, Andrej Sacharov, Vaclav Havel, Luis Sepúlveda, le Madri di Plaza de Mayo e altri protagonisti perseguitati da regimi autoritari. Il filo conduttore è stato sempre lo stesso: il potere tende a temere le idee quando non riesce a controllarle. E spesso proprio libri, giornali, arte e libera circolazione delle informazioni anticipano trasformazioni politiche più profonde.

Mattarella “Ambassador of Freedom”
Durante la cerimonia il presidente ha ricevuto anche la nuova onorificenza Ambassador of Freedom, istituita dalla Fondazione Pordenonelegge per chi si è distinto nella difesa della libertà e del pensiero libero. Il riconoscimento è stato assegnato in questa edizione anche allo scrittore Salman Rushdie e a Vera Politkovskaja, figlia della giornalista russa Anna Politkovskaja, assassinata nel 2006.

La presenza di Mattarella ha chiuso cinque giorni particolarmente partecipati. La 27ª edizione, svoltasi dal 16 al 20 settembre, ha riunito 694 protagonisti, organizzato 447 incontri in 52 sedi e presentato 60 anteprime editoriali. L’apertura era stata affidata a Salman Rushdie, mentre la chiusura è stata accompagnata anche dal Concerto per l’Italia del trio Il Volo. Il festival guarda già al prossimo anno, quando Pordenone sarà Capitale italiana della Cultura 2027.